Il dolore
Spuntano wc e bidet nel parco pubblico
MASSA. Arpat commenta e spiega le sue competenze in merito alla discarica di via dei Limoni, sostenendo che non sia mai stato suo compito effettuare analisi chimiche in quel sito, ma che l’acqua del...
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MASSA. Arpat commenta e spiega le sue competenze in merito alla discarica di via dei Limoni, sostenendo che non sia mai stato suo compito effettuare analisi chimiche in quel sito, ma che l’acqua del pozzo confinante è di “buona qualità”.
«Non è chiaro quanto dice Arpat- sostiene oggi il consigliere di Rifondazione comunista Nicola Cavazzuti-; per Arpat dal 1996 sarebbe in capo al soggetto contaminatore l'obbligo della caratterizzazione che della bonifica, obbligo che si è rafforzato a seguito dell'inserimento dell'area all'interno del Sin dal 1999. Dobbiamo prendere atto che le amministrazioni comunali dell'epoca non portarono avanti tale obbligo e che tale obbligo vige tutt'oggi. Ci si deve domandare cosa sia quel "mandato specifico" in cui si fa riferimento nella nota, per il quale Arpat nel 1996 ebbe deroga rispetto alla normativa che obbligava ad effettuare una caratterizzazione della discarica, e che le permise di non effettuare analisi. Sarebbe interessante conoscere nello specifico il contenuto di quel mandato e chi lo emise, cioè chi si prese la responsabilità di lasciare assolutamente inesplorata la discarica. A seguito di quel mandato, infatti, Arpat dichiarò di escludere ogni tipo di inquinamento di falda e sottosuolo, tutto questo solo ed esclusivamente attraverso le documentazioni delle amministrazioni e "dei soggetti obbligati alla bonifica"»
Riguardo i dati sull’acqua del pozzo, Cavazzuti specifica che: «Non posso che essere contento, ma corre l'obbligo di evidenziare che i pozzi sono 4 e Arpat fa riferimento ai due più lontani dalla discarica. Soprattutto i due pozzi più vicini risultano essere nella traiettoria di depressione della falda che passa dalla discarica stessa. Ritengo poi parziale chiamare in causa Gaia per l'analisi dei pozzi
«Non è chiaro quanto dice Arpat- sostiene oggi il consigliere di Rifondazione comunista Nicola Cavazzuti-; per Arpat dal 1996 sarebbe in capo al soggetto contaminatore l'obbligo della caratterizzazione che della bonifica, obbligo che si è rafforzato a seguito dell'inserimento dell'area all'interno del Sin dal 1999. Dobbiamo prendere atto che le amministrazioni comunali dell'epoca non portarono avanti tale obbligo e che tale obbligo vige tutt'oggi. Ci si deve domandare cosa sia quel "mandato specifico" in cui si fa riferimento nella nota, per il quale Arpat nel 1996 ebbe deroga rispetto alla normativa che obbligava ad effettuare una caratterizzazione della discarica, e che le permise di non effettuare analisi. Sarebbe interessante conoscere nello specifico il contenuto di quel mandato e chi lo emise, cioè chi si prese la responsabilità di lasciare assolutamente inesplorata la discarica. A seguito di quel mandato, infatti, Arpat dichiarò di escludere ogni tipo di inquinamento di falda e sottosuolo, tutto questo solo ed esclusivamente attraverso le documentazioni delle amministrazioni e "dei soggetti obbligati alla bonifica"»
Riguardo i dati sull’acqua del pozzo, Cavazzuti specifica che: «Non posso che essere contento, ma corre l'obbligo di evidenziare che i pozzi sono 4 e Arpat fa riferimento ai due più lontani dalla discarica. Soprattutto i due pozzi più vicini risultano essere nella traiettoria di depressione della falda che passa dalla discarica stessa. Ritengo poi parziale chiamare in causa Gaia per l'analisi dei pozzi
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