Sicurezza
Tommasini: quelle “case” sono trappole per le famiglie
La titolare finita ai domiciliari aveva già aperto e chiuso diverse strutture «Per legge non potrebbero neppure accogliere gli anziani non autosufficienti»
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CARRARA. Per dieci anni è stata la dirigente dei Servizi sociali del Comune di Carrara. E Daniela Tommasini la responsabile dell’ospizio lager, finita agli arresti domiciliari, l’ha conosciuta. O meglio ha fatto verifiche, per il Comune, su altre case di riposo che Luana Ginesi ha aperto e poi richiuso nel territorio comunale di Carrara.
La dottoressa Tommasini comincia con fare chiarezza sulle case famiglia.
Cosa si intende per casa famiglia?
«Cominciamo col dire che non sono rsa, ossia residenze sanitarie assistite, ma la legge regionale le individua come case famiglia. Si tratta di strutture che non hanno bisogno di autorizzazioni ma solo dell’invio dell’inizio attività al Comune».
«Questo è possibile perché, e la legge lo spiega molto bene, le case famiglia possono ospitare fino a un massimo di otto anziani che, obbligatoriamente, devono essere autosufficenti».
Chi si occupa dei controlli?
«I controlli vengono effettuati dalla commissione deputata dall’Asl che ha poi l’obbligo di mandare il verbale al Comune di riferimento».
Quando lei era dirigente al Sociale aveva avuto segnalazioni sulla signora Ginesi?
«Si, certo. Per fare chiarezza in questi dieci anni ho visto aprire e chiudere molte case famiglia, ne sono rimaste aperte pochissime. Ci sono poi casi come quello della signora Ginesi che ha aperto diverse strutture. Due estati fa intervenimmo per una di queste, in via Provinciale ad Avenza: c’era stata una segnalazione e, l’intervento dei carabinieri appurò che non era stato fatto neppure l’invio di inizio attività al Comune. In quel caso venne elevata una sanzione di 10mila euro a carico della titolare, la signora Ginesi appunto».
Ma avevate avuto anche segnalazioni di maltrattamenti a danno degli anziani?
«No, questo no. Non abbiamo mai avuto segnalazioni in questo senso anche perché ci sarebbero stati sicuramente dei provvedimenti».
Quali sono i rischi per le famiglie che si rivolgono a queste strutture?
«Beh senza dubbio queste case famiglia possono rappresentare una trappola per le famiglie. Chi non è informato sulla normativa regionale, tanto per essere chiari, non può sapere ad esempio che in tali strutture non possono essere accolti anziani non autosufficienti. E quindi spesso, in buona fede, le famiglie affidano i parenti anziani, spesso genitori o nonni, a strutture che- per legge appunto - non potrebbero neppure assisterli».
(a.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La dottoressa Tommasini comincia con fare chiarezza sulle case famiglia.
Cosa si intende per casa famiglia?
«Cominciamo col dire che non sono rsa, ossia residenze sanitarie assistite, ma la legge regionale le individua come case famiglia. Si tratta di strutture che non hanno bisogno di autorizzazioni ma solo dell’invio dell’inizio attività al Comune».
«Questo è possibile perché, e la legge lo spiega molto bene, le case famiglia possono ospitare fino a un massimo di otto anziani che, obbligatoriamente, devono essere autosufficenti».
Chi si occupa dei controlli?
«I controlli vengono effettuati dalla commissione deputata dall’Asl che ha poi l’obbligo di mandare il verbale al Comune di riferimento».
Quando lei era dirigente al Sociale aveva avuto segnalazioni sulla signora Ginesi?
«Si, certo. Per fare chiarezza in questi dieci anni ho visto aprire e chiudere molte case famiglia, ne sono rimaste aperte pochissime. Ci sono poi casi come quello della signora Ginesi che ha aperto diverse strutture. Due estati fa intervenimmo per una di queste, in via Provinciale ad Avenza: c’era stata una segnalazione e, l’intervento dei carabinieri appurò che non era stato fatto neppure l’invio di inizio attività al Comune. In quel caso venne elevata una sanzione di 10mila euro a carico della titolare, la signora Ginesi appunto».
Ma avevate avuto anche segnalazioni di maltrattamenti a danno degli anziani?
«No, questo no. Non abbiamo mai avuto segnalazioni in questo senso anche perché ci sarebbero stati sicuramente dei provvedimenti».
Quali sono i rischi per le famiglie che si rivolgono a queste strutture?
«Beh senza dubbio queste case famiglia possono rappresentare una trappola per le famiglie. Chi non è informato sulla normativa regionale, tanto per essere chiari, non può sapere ad esempio che in tali strutture non possono essere accolti anziani non autosufficienti. E quindi spesso, in buona fede, le famiglie affidano i parenti anziani, spesso genitori o nonni, a strutture che- per legge appunto - non potrebbero neppure assisterli».
(a.v.)
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