Il Tirreno

«Questo giardino non ha prezzo Lo difenderemo»

di Manuela D’Angelo
«Questo giardino non ha prezzo Lo difenderemo»

Visita a Villa Pascoli della famiglia Carletti  tra la magnolia e l’alloro rimasti intatti dal 1884

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MASSA. «Entrate, entrate. Guardate: quello è il tavolino in pietra dove Pascoli si sedeva a comporre; alzava lo sguardo verso sinistra e vedeva la Brugiana, che lui definisce “oscura”, perché ancora non c’era la macchia bianca data dall’escavazione delle cave; alzava ancora lo sguardo a destra e sentiva il vento sfregare tra l’alloro, che è rimasto intatto, secolare, come nel 1884, quello della poesia il Lauro».

Giovanni Battista Carletti, con la figlia Lucia e le due nipotine, ieri ha aperto le porte di villa Pascoli, casa sua, al Tirreno, svelandoci i segreti del giardino, la storia della sua famiglia, che acquistò l’immensa proprietà nel 1900 e le paure della cementificazione, che il sindaco di Massa Alessandro Volpi ha “politicamente” stoppato, ma che in realtà è ancora tutta prevista nelle carte del Regolamento urbanistico.

«Difenderemo il giardino del Pascoli– dice Carletti– perché è rimasto intatto per secoli, perché è magico, perché le scuole vengono a visitarlo ogni primavera e perché per noi non ha prezzo. Non è in vendita».

Eppure il Regolamento urbanistico parla chiaro: metà di quel giardino va ceduto e accorpato ad altri due terreni, per farne un parco pubblico, un parcheggio e 20 appartamenti e se i privati non si mettono d’accordo, il Comune è pronto ad espropriare. Questo almeno prima che il sindaco non promettesse di salvaguardare il bene storico. «Noi saremmo stati comunque pronti ad interpellare le Belle arti di Pisa– continua Carletti– e credo che non avrebbero avuto vita facile». L’ingresso secondario del giardino dà su un grande porticato, la villetta su tre piani fu presa in affitto da Pascoli e dalle sue sorelle nel 1884, per tre anni, ma al suo interno non c’è traccia del passaggio del poeta; l’esterno invece è un tripudio di rimembranze poetiche: “Nell’aie acuta la magnolia odora” scriveva e la magnolia è ancora lì; “lustra l’arancio popolato d’oro” e l’agrumeto del giardino è lì, profumato e colorato; poi c’è “lo snello alloro” e “il vecchio busto d’un imperatore”, che Carletti ci mostra conservato in una stanza, per preservarlo dalle intemperie.

«Villa e giardino erano di proprietà della famiglia ebraica Ascoli– racconta-; tutti estinti. I miei nonni l’acquistarono nel 1900 e le nostre generazioni vi hanno sempre vissuto; nel 1942 da Firenze vennero a prendersi tutte le statue di marmo del giardino, ne lasciarono solo due perché troppo pesanti da trasportare: il San Isidoro, protettore delle messi, ha ancora le dita scalfite dalle schegge di cannone e un giovane imperatore romano»

Il sindaco di Massa ha promesso che il giardino non verrà toccato, ma tecnicamente adesso si apre una partita complicata e importante. La palla passa nelle mani dei consiglieri comunali: sono solo loro che possono decidere il futuro del giardino del Pascoli, in sededi votazione del R.u. Poi i tecnici dovranno spiegare dove verranno recuperati gli standard previsti dall’Aru 4. 21. Nel R. u non possono rimaner e buchi.

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