Il dolore
Muore due giorni dopo l’incidente
Ernesto Bonfigli aveva 55 anni: lascia la moglie e due figli. La famiglia ha permesso l’espianto degli organi
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Non ce l’ha fatta Ernesto Bonfigli, il centauro di 55 anni abitante in via Pisacane che sabato pomeriggio è stato vittima di un incidente in via Democrazia, all’altezza del distributore della Q8. Le condizioni dell’uomo erano parse subito disperate soprattutto per il grave trauma toracico riportato nella caduta. Era stato trasferito al Noa e ricoverato nel reparto di rianimazione, nella speranza che la situazione potesse migliorare. Anche perché l’idea era quella di poterlo portare a Cisanello non appena il quadro clinico si fosse stabilizzato. Speranza vana perché il cuore di Bonfigli ha smesso di battere nella tarda serata di domenica. La sua famiglia - lascia la moglie Cristina Marchetti, 53 anni, e i figli Isabella e Luca, rispettivamente di 27 e 21 anni - ha dato il consenso all’espianto degli organi, così ha potuto donare i reni e il cuore. E il sostituto procuratore Alessandra Conforti, di turno al momento dell’incidente, ha concesso il nulla osta per la sepoltura senza disporre accertamenti medico legali.
Il pubblico ministero, valutati i rilievi svolti dalla polizia municipale, ha ritenuto di chiudere il fascicolo senza iscrivere nessuno nel registro degli indagati. Perché non c’è stato un incidente vero e proprio: lo scooter condotto da Bonfigli ha perso il controllo senza che nessun altro mezzo restasse coinvolto. In un primo momento si era pensato a una manovra azzardata di un automobilista, ma non è emerso nulla che potesse in qualche modo adombrare una sorta di responsabilità della persona che si trovava al volante della vettura. Probabilmente il cinquantacinquenne stava viaggiando a velocità sostenuta e ha perso il controllo. Il resto lo ha fatto la caduta: perché sbalzato dal sellino il centauro è finito rovinosamente sull’asfalto. Le sue condizioni erano apparse disperate fin da subito, tanto che il medico aveva deciso di portarlo al Noa e non a Pisa perché temeva che non sarebbe arrivato vivo a Cisanello. Nella notte tra sabato e domenica Bonfigli aveva avuto una grave crisi (la respirazione era soltanto artificiale perché il torace era stato lesionato) ma l’intervento dei medici gli avevano salvato la vita. Questo però aveva compromesso ancor di più le sue condizioni, che nella giornata di domenica sono andate via via peggiorando. Fino alla tarda serata quando il cuore ha smesso di battere. A dare la notizia ai familiari è stato il dottore che ha provato fino all’ultimo a rianimarlo. Inutilmente. Ieri sono stati in tanti gli amici e i parenti di Ernesto a presentarsi all’obitorio per vederlo per l’ultima volta e per abbracciare la vedova e i figli. Un lungo strazio per una disgrazia che ha piegato una famiglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il pubblico ministero, valutati i rilievi svolti dalla polizia municipale, ha ritenuto di chiudere il fascicolo senza iscrivere nessuno nel registro degli indagati. Perché non c’è stato un incidente vero e proprio: lo scooter condotto da Bonfigli ha perso il controllo senza che nessun altro mezzo restasse coinvolto. In un primo momento si era pensato a una manovra azzardata di un automobilista, ma non è emerso nulla che potesse in qualche modo adombrare una sorta di responsabilità della persona che si trovava al volante della vettura. Probabilmente il cinquantacinquenne stava viaggiando a velocità sostenuta e ha perso il controllo. Il resto lo ha fatto la caduta: perché sbalzato dal sellino il centauro è finito rovinosamente sull’asfalto. Le sue condizioni erano apparse disperate fin da subito, tanto che il medico aveva deciso di portarlo al Noa e non a Pisa perché temeva che non sarebbe arrivato vivo a Cisanello. Nella notte tra sabato e domenica Bonfigli aveva avuto una grave crisi (la respirazione era soltanto artificiale perché il torace era stato lesionato) ma l’intervento dei medici gli avevano salvato la vita. Questo però aveva compromesso ancor di più le sue condizioni, che nella giornata di domenica sono andate via via peggiorando. Fino alla tarda serata quando il cuore ha smesso di battere. A dare la notizia ai familiari è stato il dottore che ha provato fino all’ultimo a rianimarlo. Inutilmente. Ieri sono stati in tanti gli amici e i parenti di Ernesto a presentarsi all’obitorio per vederlo per l’ultima volta e per abbracciare la vedova e i figli. Un lungo strazio per una disgrazia che ha piegato una famiglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
