Il Tirreno

Il giro di fatture e pagamenti nel fallimento Erre Erre

di Libero Red Dolce
Il giro di fatture e pagamenti nel fallimento Erre Erre

In aula ascoltati gli investigatori che hanno acquisito i documenti dell’azienda Si cerca di fare luce su una serie di servizi pagati al di fuori del contratto

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MASSA. Nuova puntata del processo Erre Erre, sentiti al banco dei testimoni gli uomini della guardia di finanza che hanno indagato sui documenti trovati nella sede dell’azienda. Sono i testi del sostituto procuratore Marco Mansi, subentrato alla collega Rossella Soffio, trasferita a La Spezia, che per prima aveva seguito le indagini.

Gli uomini della finanza hanno acquisito i documenti nello studio dei curatori dopo la procedura di fallimento dell’azienda ata come società mista fra Delca (49%) e Cermec (51%) nel 2003. Gli investigatori si sono messi a raccogliere dati per ricostruire gli aspetti che portarono al fallimento. Ed emerge in particolare un lavoro di scavo sulle fatture che, tra il 2009 e il 2013, furono emesse da Erre Erre fuori dal contratto con Delca.

Doveroso un antefatto riguardo al contratto. La società Erre Erre viene costituita con l’intenzione di chiudere il ciclo dei rifiuti in provincia, costruendo un impianto dove sarebbe entrato il residuo solido, per uscire il combustibile sotto forma di brichette. Realizzare l’impianto era compito di Delca spa che è anche socia, con il Cermec, di Erre Erre. E si impegna va a costruirlo secondo quello che è stato definito un “contratto chiavi in mano”, pronto alla consegna.

Le domande del pm al luogotenente della finanza sono servite a ricapitolare la vicenda e si sono concentrate fin da subito su una questione. Ci sono state delle sovrapposizioni di ruoli tra le compagini societarie coinvolte? «Più di una – ha spiegato il testimone – a partire da Antonio Del Carlo, ad di Cermec dal 2003 al 2010 e con un ruola anche in Erre Erre. E così anche per una serie di imputati: Roberto Borghini, Luciano Bertoneri, Alessandro Nicodemi». E le sovrapposizioni ci sono state anche tra i collegi sindacali.

L’impianto chiavi in mano sarebbe dovuto costare, da contratto, una cifra superiore ai 9 milioni di euro. Una variazione l’anno successivo comportà un costo aggiuntivo di circa un milione e settecentomila euro. A questo contratto se ne aggiunge un altro sottoscrito da Del Carlo con la ditta Vernzza per la realizzazione di opere civili per oltre 4 milioni di euro.

Dall’esame del luogotenete è venuto fuori che Erre Erre nel periodo in esame fatturò molte altre prestazioni extra. A che scopo, se il contratto era appunto “chiavi in mano”? Contratti che riguardarono prestazioni di servizi, l’affitto di mezzi e attrezzature. «Prestazioni eccedenti, a nostro avviso, rispetto ai due contratti siglati», ha spiegato l’investigatore.

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