Il Tirreno

Strada dei marmi, sotto accusa Farro

Strada dei marmi, sotto accusa Farro

Abuso d’ufficio e peculato: secondo la procura, avrebbe concesso 77 giorni di più all’Adanti e poi pagato due milioni di troppo

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CARRARA. Abuso d’ufficio e peculato: sono due le contestazioni della procura nei confronti dell’ingegner Gaetano Farro in merito alla via dei Marmi. In questi giorni, a Farro è stato notificato un avviso di conclusioni indagini, e, come sempre, dopo le deduzioni della difesa, affidata al professor avvocato Andrea Castaldo del foro di Napoli, la procura valuterà se chiedere l’archiviazione oppure il processo. Il pm titolare dell’inchiesta è Marco Mansi ed è il magistrato a ricostruire le vicende per le quali, a suo avviso, l’ingegnere nelle sue funzioni avrebbe svolto azioni illegittime: a detta della magistratura, da un lato Farro avrebbe concesso 77 giorni di tempo in più alla Adanti che invece non ne avrebbe avuto diritto, e dall’altro avrebbe pagato oltre due milioni di euro in più di premio di accelerazione.

L’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, articolo 323 del codice penale, prende le mosse dal fatto che l’ingegnere Farro fosse un pubblico ufficiale con funzioni e servizi istituzionali, visto che era stato nominato dal Comune di Carrara “responsabile unico del procedimento della strada dei Marmi – II° lotto Aurelia”, finalizzato alla realizzazione della strada dei marmi; in questo ruolo «avrebbe intenzionalmente procurato ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale».

Si ricorda che la realizzazione e la gestione della strada dei marmi era stata affidata alla società Progetto Carrara Spa, i cui rapporti con il comune di Carrara erano regolati da una convenzione che demandava alla società il compito di realizzare e gestire la strada dei marmi nella sue varie fasi.

L’appalto nel giugno 2005. Si ricostruisce che il 13 giugno 2005, a conclusione della gara, era stato affidato dalla Progetto Carrara spa alla società Adanti spa (poi Strabag spa) l’appalto dei lavori di realizzazione della strada dei marmi con corrispettivo fissato per i lavori di 67.392.760,253 euro più Iva (ribasso dello 0,890% sull’importo di gara); euro 3.454.914,08 per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso). E qui è il punto chiave: era stato aggiunto, a quel corrispettivo, un premio di accelerazione previsto al punto 4 (termine esecuzione dei lavori) del bando di gara dei lavori che risultava fissato nella quota dello 0,3 per mille dell’importo complessivo offerto, per ogni giorno di anticipo sulla consegna finale dei lavori sino ad un massimo del 40%; si era quindi fissato il tempo utile per ultimare i lavori in 1825 giorni maturati consecutivi con termine ultimo per la consegna di lavori fissato per il giorno 16 gennaio 2011. Ebbene, sostiene la procura, l’ingegner Farro quale responsabile unico aveva concesso proroghe a seguito delle varianti approvate, per 437 giorni, spostando il termine ultimo al 29 marzo 2012. Poi i lavori erano stati completati il 1° settembre 2011 con un anticipo di 210 giorni, rispetto alla data fissata sulla base delle diverse proroghe accordate.

«Illegittima la proroga per furti». Fra queste proroghe, la procura ne individua una a suo avviso ilegittima, conseguente a furti e danneggiamenti nel cantiere di lavoro per complessivi giorni 77, il che comportò il posticipo del termine di fine lavori contrattuale al 28.03.2012 con nota n.448/2011 datata 7 giugno 2011 nella quale riteneva : “allo stato ammissibile solo i tempi necessari agli approvvigionamenti e ripristini conseguenti ai furti ed atti vandalici in quanto danni di forza maggiore in conformità all’art. 20 del capitolato generale di appalto nr. 145/2000 ed all’art. 18 del capitolato speciale d’appalto e all’art. 348 della legge sui lavori pubblici 2248/1865”; ma, si fa notare da parte della procura, «furti e atti vandalici non potevano in alcun modo essere considerati danni di forza maggiore posta la loro ripetitività a breve distanza temporale, il loro numero, le loro modalità realizzative (apprensione di enormi e pesanti cavi metallici con ausilio esclusivamente di grossi camion atti a penetrare all’interno del cantiere) e la circostanza per cui l’art. 12 del capitolato speciale di appalto – norme generali (oneri ed obblighi diversi a carico dell’appaltatore) aveva posto obblighi in carico alla Adanti spa, in ordine alla custodia e vigilanza di cantiere»; in particolare, l’Adanti avrebbe dovuto dotare ogni ingresso di cantiere di cancello elettrico telecomandato con personale dedicato alla verifica del personale autorizzato all’accesso in cantiere; e aveva l’obbligo custodia del cantiere affidata a persone provviste della qualifica di guardia giurata. Gli accordi prevedevano che l’assenza anche temporanea della guardia giurata sarebbe stata sanzionata con una penale di 500 euro. Il pm ritiene che l’ingegner Farro fosse invece a conoscenza che la vigilanza del cantiere non era continua ma saltuaria».

Peculato: versati soldi in più secondo la procura. Per quanto riguarda l’ipotesi di peculato - articolo 314 “perché operando nella qualità di pubblico ufficiale, avendo ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro della pubblica amministrazione di appartenenza se ne appropriava” - il riferimento della procura è alla procedura per la realizzazione della Strada dei marmi; in particolare, sulla base della nota numero 448/2011 del 7 giugno 2011 (quella che posticipava di 77 giorni la fine lavori) deliberava un pagamento di 4.816.800 euro, secondo la procura illegale per 2.137.069,20 euro, Iva compresa, alla ditta Strabag Spa (già Adanti Spa); il pagamento, deliberato il 3 maggio 2012, era materialmente eseguito in tre tranches il 10.01.2014, 20.04.2015 e 8.3.2016. Pagamento illegale, come detto, «in quanto dipendente dal riconoscimento di un premio di accelerazione non dovuto in quanto dipendente da un anticipo nella consegna dei lavori, conseguenza della proroga illegittima di 77 giorni».

La parte offesa è il Comune di Carrara, e di conseguenza tutti i cittadini carraresi, che secondo la procura sarebbero stati depauperati di oltre due milioni di euro a vantaggio della Adanti.

Adesso sta all’ingegner Farro e al suo difensore controbattere alle accuse.(m.b.)

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