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Lite in strada, l’insulto machista «Cicciona di m...»

MASSA. Non c’è rabbia o caldo che tenga. Ancor di più se la ragione non accompagna. Perché apostrofare a bordate di “cicciona di m..., vieni qui che ti do un cazzotto» una donna al volante è...

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MASSA. Non c’è rabbia o caldo che tenga. Ancor di più se la ragione non accompagna. Perché apostrofare a bordate di “cicciona di m..., vieni qui che ti do un cazzotto» una donna al volante è spregevole. Ancora di più se il “maschissimo” insultatore stava lanciandosi per attraversare laddove non c’erano strisce.

È successo ieri mattina in piazza Felice Palma a Massa. Succede ogni giorno in Italia. Che di “donna al volante pericolo costante” non si è mai liberata. E dal triste scherno balza all’aggressione maschilista. Perché se di parolacce al volante se ne usano, la scelta dei mezzi di offesa tradisce ciò che siamo.

Per insultare, in questi casi, sappiamo bene che il campionario è vario, e spesso c’è il di mezzo il classico accostamento agli escrementi.

Ma quel “cicciona”, coraggiosamente berciato agitando il pugno come marionetta tarantolata mentre arretrava, è stato un episodio di doloroso, quotidiano maschilismo. Offesa che non è tale.

La donna ha persino accostato un attimo. Confusa, quasi a scusarsi. Ma il supermacho ha continuato. E, virile pugno al vento, è arretrato fino a scomparire dalla vista senza cessare gli insulti.

Libero Red Dolce

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