Il Tirreno

Colonie: «Ora si può intervenire, prima no»

di Manuela D’Angelo
Colonie: «Ora si può intervenire, prima no»

La capogruppo Pd Giovanna Santi difende le scelte dell’amministrazione: «Il residenziale non può essere determinante»

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MASSA. «Non è affatto vero che le colonie marine non potranno più essere oggetto di intervento. Anzi, è il contrario».

A dirlo è la capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico, Giovanna Santi che coglie l’occasione per ricordare anche che «le controdeduzioni alle osservazioni del Regolamento Urbanistico sono attualmente oggetto di discussione in commissione consiliare e pertanto stanno seguendo un iter ben definito». Il tema della ristrutturazione delle colonie sta suscitando grande dibattito in città e il Pd, il primo e il più grande partito di Massa non ci sta a fare la parte di quello che “frena” la riqualificazione di queste strutture storiche.

«Non è affatto vero che la possibilità di intervento nelle colonie non ci sia- spiega Giovanna Santi-; prima dell’adozione del R.u, queste strutture avevano destinazione “colonie” e non era possibile alcun reale recupero in quanto, oggi, non esiste alcuna possibilità di riaprire una colonia. Con il R.u, invece, diviene possibile cambiare la destinazione d’uso, con la possibilità di trasformare le vecchie colonie in attività turistico ricettive, alberghiere e extralberghiere; si tratta quindi di un fondamentale salto di qualità rispetto agli ultimi decenni». Secondo la Santi «chi vuole investire trova nel regolamento una risposta importante che prima non esisteva e può farlo sostenendo una attività turistico ricettivo, rispetto alla quale la quota di volumi riservata al residenziale non può essere l’elemento determinante; anche perché si tratta di volumi enormi e quindi anche percentuali limitate di residenziale possono significare moltissimi appartamenti. Quindi, rispetto al passato, e già indipendentemente dalle controdeduzioni che saranno discusse in Commissione urbanistica, il possibile destino delle ex colonie è profondamente cambiato con molteplici prerogative di recupero. Una considerazione merita anche l’articolo sulla Rational; ha fatto bene il Comune a non avere concesso il cambio di destinazione d’uso trasformando un’area manifatturiera in area commerciale. L’intero Consiglio Comunale si era espresso in tal senso proprio per evitarlo. La “promessa” di posti di lavoro, poi, dopo aver ottenuto il cambio di destinazione d’uso, non può essere un’arma di pressione volta a condizionare le scelte delle amministrazioni pubbliche»

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