Il Tirreno

Aulla

No alla scarcerazione del brigadiere Fiorentino

No alla scarcerazione del brigadiere Fiorentino

Resta in cella il carabiniere arrestato per il pestaggio all’extracomunitario Il riesame ha rigettato la richiesta del suo difensore. No comment della procura

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AULLA. Resta in carcere il brigadiere dei carabinieri Alessandro Fiorentino, arrestato nell’inchiesta della procura di Massa che coinvolge otto militari dell’Arma accusati di pestaggi, sequestri di persona, lesioni e falso. Lo ha deciso il riesame di Genova rigettando la richiesta di scarcerazione del suo legale, l’avvocato Gian Paolo Carabelli. L’inchiesta è nata tra febbraio e marzo quando scattarono le perquisizioni in quattro caserme: Aulla, Pontremoli, Albiano Magra e Licciana Nardi. Era stata l’avvocatessa di uno straniero maltrattato dal brigadiere Fiorentino a far partire gli accertamenti sui soprusi dei carabinieri. Suo l’esposto da cui è cominciato il lavoro del procuratore capo Aldo Giubilaro e del sostituto Alessia Iacopini. Il legale rappresentava l’extracomunitario in un procedimento che lo vedeva persona offesa perché era stato picchiato a calci e pugni nella caserma dell’Arma di Aulla. Il procedimento penale era contro ignoti, successivamente la guardia di finanza aveva individuato il militare ritenuto responsabile. Era l’undici aprile del 2016.

Sentito dal gip nel carcere militare di La Spezia, nell’interrogatorio di garanzia, dopo le manette, il brigadiere aveva ribadito la sua estraneità. Fiorentino aveva risposto a tutte le domande del gip Ermanno De Mattia. L’interrogatorio era durato cinque ore ed erano presenti anche il procuratore Aldo Giubilaro e il sostituto Alessia Iacopini, titolare dell’inchiesta. Il giudice De Mattia si era soffermato sulle accuse più gravi, episodi che coinvolgono il brigadiere Fiorentino e gli altri sette carabinieri per cui sono state prese misure cautelari. Tra questi fatti, alcuni pestaggi - così li definisce la procura nella sua richiesta di custodia -, episodi di lesioni a stranieri durante attività antidroga o controllo di documenti. Il militare aveva respinto le accuse e aveva spiegato che si trattava di fatti avvenuti tutti in un contesto operativo, come il ritrovamento di quantità di droga a persone controllate, interventi di ordine pubblico, attività contro l’immigrazione clandestina.

Il procuratore capo saputo del no del riesame alla richiesta di scarcerazione si è limitato a un no comment.

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di Redazione web