La manifestazione
Il Comune dice “no” al punto vendita dentro Rational
di Manuela D’Angelo
Spunta l’osservazione al Regolamento Urbanistico in cui l’azienda presentò un investitore, per salvarsi
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MASSA. Nel 2015, due anni prima che il Tribunale di Massa dichiarasse il fallimento della Rational, azienda produttrice di lavatrici industriali, i cui operai oggi sono in cassa integrazione, l’azienda aveva provato a rigenerarsi e chissà, forse, anche a salvarsi. La Rational presentò, infatti, un’osservazione al Regolamento Urbanistico, con cui chiedeva di avviare una attività di vendita non alimentare, cosa che non poteva e non può fare su un terreno di zona industriale adibito esclusivamente a “edifici di carattere artigianale e produttivo”.
Le osservazioni, lo ricordiamo, dovevano essere presentate entro il 21 dicembre 2015 e a quell’epoca la Rational ancora non sapeva che le banche l’avrebbero fatta fallire, di lì a poco. Nonostante tutto, oggi, il comune dice «no» all’osservazione della Rational, che risulta non accoglibile, per diversi fattori. L’osservazione è interessante perché Rational già nel 2015 svela la presenza di un possibile investitore: “I fabbricati e l'area in oggetto- scrive l’azienda- insistono direttamente su via Catagnina e le loro dimensioni si prestano ad ospitare sia un'attività artigianale-industriale, sia un'attività di media struttura di vendita “non alimentare”. In tal senso- fa presente Rational- siamo in contatto con un gruppo nazionale della media/grande distribuzione a carattere “no food”; una catena che si occupa della vendita diretta al pubblico, di una vasta gamma di prodotti, che vanno da accessori per la casa al giardinaggio, utensileria, ferramenta, tutti riconducibili al “fai da te”. Tale attività- conclude l’osservazione- offrirebbe la possibilità dell'assunzione di circa 60, 70 persone”.
“La richiesta non è accoglibile- scrivono però nella controdeduzione i progettisti del R.u- in quanto il Piano Strutturale ha stabilito il mantenimento della destinazione artigianale e produttiva nella Zia, con la sola esclusione delle aree incluse lungo la via Aurelia Ovest”.
Il no secco arriva, comunque, dopo il già dichiarato fallimento, avvenuto il 9 maggio 2017, quando gli operai simbolicamente consegnarono le chiavi dell’azienda ai proprietari. Nel frattempo, in questi mesi, è spuntata l’ipotesi della cooperativa dei lavoratori per creare, in uno spazio all’interno dello stabilimento di Via Catagnina, una sorta di lavanderia sociale, in cui far finire le tute sporche degli operai di tutta la zona industriale.
L’accordo appare però macchinoso e subisce di continuo intoppi e lungaggini burocratiche, tanto che, la Regione Toscana, ha dichiarato la necessità di sostenere eventuali investitori interessati a rilevare l'azienda. Da una parte, dunque, ci sono operai senza lavoro, disoccupazione al 17%, come dicono gli ultimi dati pubblicati dal Rapporto economia, e aree industriali bloccate da codici e settori di produzione; dall’altra ci sono investitori che sarebbero anche pronti a venire in terra apuana, se trovassero qualche porta aperta.
Infine ci sono le regole e gli strumenti urbanistici, che spesso cozzano con le reali esigenze di un territorio. E la Rational diventa un caso urbanistico, ma anche politico.
Le osservazioni, lo ricordiamo, dovevano essere presentate entro il 21 dicembre 2015 e a quell’epoca la Rational ancora non sapeva che le banche l’avrebbero fatta fallire, di lì a poco. Nonostante tutto, oggi, il comune dice «no» all’osservazione della Rational, che risulta non accoglibile, per diversi fattori. L’osservazione è interessante perché Rational già nel 2015 svela la presenza di un possibile investitore: “I fabbricati e l'area in oggetto- scrive l’azienda- insistono direttamente su via Catagnina e le loro dimensioni si prestano ad ospitare sia un'attività artigianale-industriale, sia un'attività di media struttura di vendita “non alimentare”. In tal senso- fa presente Rational- siamo in contatto con un gruppo nazionale della media/grande distribuzione a carattere “no food”; una catena che si occupa della vendita diretta al pubblico, di una vasta gamma di prodotti, che vanno da accessori per la casa al giardinaggio, utensileria, ferramenta, tutti riconducibili al “fai da te”. Tale attività- conclude l’osservazione- offrirebbe la possibilità dell'assunzione di circa 60, 70 persone”.
“La richiesta non è accoglibile- scrivono però nella controdeduzione i progettisti del R.u- in quanto il Piano Strutturale ha stabilito il mantenimento della destinazione artigianale e produttiva nella Zia, con la sola esclusione delle aree incluse lungo la via Aurelia Ovest”.
Il no secco arriva, comunque, dopo il già dichiarato fallimento, avvenuto il 9 maggio 2017, quando gli operai simbolicamente consegnarono le chiavi dell’azienda ai proprietari. Nel frattempo, in questi mesi, è spuntata l’ipotesi della cooperativa dei lavoratori per creare, in uno spazio all’interno dello stabilimento di Via Catagnina, una sorta di lavanderia sociale, in cui far finire le tute sporche degli operai di tutta la zona industriale.
L’accordo appare però macchinoso e subisce di continuo intoppi e lungaggini burocratiche, tanto che, la Regione Toscana, ha dichiarato la necessità di sostenere eventuali investitori interessati a rilevare l'azienda. Da una parte, dunque, ci sono operai senza lavoro, disoccupazione al 17%, come dicono gli ultimi dati pubblicati dal Rapporto economia, e aree industriali bloccate da codici e settori di produzione; dall’altra ci sono investitori che sarebbero anche pronti a venire in terra apuana, se trovassero qualche porta aperta.
Infine ci sono le regole e gli strumenti urbanistici, che spesso cozzano con le reali esigenze di un territorio. E la Rational diventa un caso urbanistico, ma anche politico.
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