Sicurezza
l’allarme di rifondazione comunista
«Veleni della Farmoplant nelle acque del Lavello»
MASSA. «Assurda e inconcepibile». Così Nicola Cavazzuti di Rifondazione comunista definisce l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia nel 2013 che permette di scaricare nel Lavello le acque...
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MASSA. «Assurda e inconcepibile». Così Nicola Cavazzuti di Rifondazione comunista definisce l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia nel 2013 che permette di scaricare nel Lavello le acque derivanti dalla barriera idraulica nell’area ex Farmoplant, senza alcun filtro. «Una cosa che lascia esterrefatti – dice Cavazzuti – facendo meditare su cosa è successo e cosa sta succedendo nel nostro territorio. Parametri diversi stabiliti per falde e acque superficiali, così ci dicono, permettono di scaricare, così come sono, sostanze nocive in un canale che attraversa aree abitate e dopo qualche centinaia di metri finisce in mare. Solo la miscelazione, una sorta di “allungamento” con acqua buona salva almeno la forma».
«Come Rifondazione Comunista – prosegue il consigliere comunale – riteniamo che tutto questo sia assurdo. Positive le parole di Arpat espresse in sede ministeriale a cui devono fare seguito però atti della Provincia: per questo chiediamo al presidente Gianni Lorenzetti di agire affinché tutto questo finisca e che venga imposto un filtraggio adeguato che permetta alle acque del Lavello di non peggiorare. Dopo anni di scarichi possiamo immaginare quali e quante sostanze siano presenti sul fondo del Lavello che meriterebbe un profondo e adeguato dragaggio: il progetto c’è, da anni depositato presso gli uffici della Regione, immobile, in cerca di fondi che, come recentemente, vengono dirottati per altre “emergenze”».
Rifondazione si rivolge anche al sindaco Alessandro Volpi il quale «deve salvaguardare la salute dei cittadini affinché non permetta più che il suo, il nostro territorio, sia così spudoratamente violentato e si faccia carico politicamente di far capire a Regione e Ministero che sono finiti i tempi dell’attesa e i cittadini devono, sottolineiamo devono, avere le risorse per vedersi riconsegnare il proprio territorio pulito. A quasi trent’anni dall’incidente quindi la vicenda Farmoplant non è chiusa, anzi, e proprio per questo crediamo debbano essere fatte due cose: prima di tutto chiarezza, che in questi anni è mancata, convocando un consiglio comunale aperto al quale invitare il Ministero per l’ambiente affinché definisca la sua posizione, mostri i dati del territorio che sono in suo possesso e tracci il percorso di bonifica che dovrà portare a chiudere, legalmente e ambientalmente la questione inquinamento del nostro territorio. Secondo, e ci affianchiamo alla richiesta di altre forze politiche, occorre predisporre un’indagine epidemiologico-ambientale su tutto il territorio per verificare finalmente quali siano i legami tra inquinamento ambientale e alte percentuali di tumori nella nostra città. Basta guardare tra la nostra cerchia di amicizie e parentele e non è difficile capire il perché».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Come Rifondazione Comunista – prosegue il consigliere comunale – riteniamo che tutto questo sia assurdo. Positive le parole di Arpat espresse in sede ministeriale a cui devono fare seguito però atti della Provincia: per questo chiediamo al presidente Gianni Lorenzetti di agire affinché tutto questo finisca e che venga imposto un filtraggio adeguato che permetta alle acque del Lavello di non peggiorare. Dopo anni di scarichi possiamo immaginare quali e quante sostanze siano presenti sul fondo del Lavello che meriterebbe un profondo e adeguato dragaggio: il progetto c’è, da anni depositato presso gli uffici della Regione, immobile, in cerca di fondi che, come recentemente, vengono dirottati per altre “emergenze”».
Rifondazione si rivolge anche al sindaco Alessandro Volpi il quale «deve salvaguardare la salute dei cittadini affinché non permetta più che il suo, il nostro territorio, sia così spudoratamente violentato e si faccia carico politicamente di far capire a Regione e Ministero che sono finiti i tempi dell’attesa e i cittadini devono, sottolineiamo devono, avere le risorse per vedersi riconsegnare il proprio territorio pulito. A quasi trent’anni dall’incidente quindi la vicenda Farmoplant non è chiusa, anzi, e proprio per questo crediamo debbano essere fatte due cose: prima di tutto chiarezza, che in questi anni è mancata, convocando un consiglio comunale aperto al quale invitare il Ministero per l’ambiente affinché definisca la sua posizione, mostri i dati del territorio che sono in suo possesso e tracci il percorso di bonifica che dovrà portare a chiudere, legalmente e ambientalmente la questione inquinamento del nostro territorio. Secondo, e ci affianchiamo alla richiesta di altre forze politiche, occorre predisporre un’indagine epidemiologico-ambientale su tutto il territorio per verificare finalmente quali siano i legami tra inquinamento ambientale e alte percentuali di tumori nella nostra città. Basta guardare tra la nostra cerchia di amicizie e parentele e non è difficile capire il perché».
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