Il Tirreno

Le colonie marine non si toccano più

di Manuela D’Angelo
Le colonie marine non si toccano più

Respinte tutte le osservazioni dei privati al Regolamento Urbanistico per la riqualificazione delle strutture

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MASSA. Nessuna delle osservazioni al Regolamento Urbanistico, mosse dai privati cittadini, con argomento le colonie del litorale massese, è stata accolta dagli uffici comunali. Si tratta di una decina di osservazioni mirate alla riqualificazione delle colonie marine, oggi abbandonate a loro stesse, come le colonie Ettore Motta e Ugo Pisa, che si presentano in stato di forte degrado, o come l’ospizio Quisisana ridotto ormai ad un rudere. Colonie non si toccano, se non stando alle regole dettate dal R.u, che pone paletti troppo restrittivi affinché i privati possano decidere di investire.

Le osservazioni presentate dai privati vanno tutte in un’unica direzione: cercare di alzare la percentuale di residenziale concessa a chi ristrutturerà le colonie per fini alberghieri e ricettivi, pensando ad un mix di destinazioni. Ad esempio c’è chi sogna la riqualificazione della ex Colonia Montedison-Ettore Motta, dove insistono immobili per una superficie utile lorda complessiva di 13.500 mq, ma dove gli interventi ammessi sono quelli volti al recupero del patrimonio edilizio esistente e non quelli di nuova edificazione. In merito alle destinazioni d'uso, si legge in una delle osservazioni, per rendere economicamente sostenibile l'intervento, “si chiede che le destinazioni siano così distinte: alberghiera 52%, civile abitazione 24%, case vacanza 12%, commerciale 12%”.

C’è chi vorrebbe e potrebbe investire, dunque, ma non alle condizioni del Comune, che nell’adottare il R.u scrisse nero su bianco che il residenziale non poteva superare il 15%.

Chi potrebbe e vorrebbe investire chiede, invece, “sia previsto un intervento di trasformazione con un mix di destinazioni d'uso” che porti il residenziale al 24%. Osservazione rigettata: “In merito alla percentuale delle destinazioni d'uso ammesse, si ribadisce che la scelta del R.u è volta a stimolare e consentire il recupero delle ex colonie marine in chiave di preminenti insediamenti turistici- scrivono gli uffici nella controdeduzione- con spazi e attrezzature di servizio di interesse pubblico, rispetto ai quali la quota di residenziale deve essere complementare e con funzione di volano per la fattibilità economica dell’intervento. Per tali finalità si è ritenuta adeguata e sostenibile la quota di funzione residenziale adottata, attestata al 20%, che si conferma”.

Gli uffici nella risposta parlano del 20% di residenziale, nonostante in adozione sia stato portato il 15%. Una difformità tra atti che potrebbe mettere nei guai gli uffici.

Tra le osservazioni sulle colonie emerge anche quella di un privato cittadino interessato alla ex colonia Olivetti: l’obiettivo è sempre lo stesso, rivalutare e valorizzare i volumi esistenti, per finalità culturali, didattiche, sanitarie, turistiche e ricettive, anche al fine di conseguire un prolungamento della stagione balneare. La riconversione in residenza, però, è imprescindibile: nell’osservazione il cittadino ricorda che nel Piano Strutturale la percentuale di superficie utile lorda da attribuire alla destinazione residenziale non poteva superare il 25%.

“Relativamente alle modalità di attuazione degli interventi edilizi-si legge nell’osservazione- l'area è inclusa in un territorio completamente urbanizzato dove gli standard, da Piano Strutturale, sono stati ampiamente soddisfatti e dove non sussistono di fatto tutti i presupposti perché gli interventi di trasformazione del patrimonio edilizio esistente siano subordinati alla previa approvazione del Piano Attuativo”. E ancora, in merito alle destinazioni d'uso, per rendere economicamente sostenibile l'intervento, il privato chiede la possibilità di alberghiero al 50%, civile abitazione al 24%, case vacanza 17%, commerciale 9%.

Si torna quindi al mix di destinazioni d’uso, con proporzioni che accolgono l’alberghiero al 50%, ma che portano il residenziale al 24%: percentuali su cui si sono basati tutti i privati che hanno osservato il R.u sulle colonie. La risposta però è stata sempre la stessa: “Non accoglibile” e con questi presupposti è difficile pensare che le colonie marine possano tornare a rivivere di un antico splendore. Gli investimenti sono troppo onerosi e senza garanzie di entrate, più o meno certe, nessun privato investirà mai in queste pericolose scatole vuote

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