Sicurezza
All'ex Simposio spuntano arsenico ed amianto
Resi noti gli esami dell'area tra le foci del Carrione e del Lavello a Carrara: l'Arpat rivela anche valori superiori al consentito di Manganese
CARRARA. L’Accordo di programma del 1° settembre 2016 per la prosecuzione delle bonifiche in territorio apuano prevede uno stanziamento di poco superiore a 3 milioni di euro per il progetto di risanamento dell’intera falda Sin-Sir ed "interventi urgenti" per la messa in sicurezza e bonifica di alcune aree Sir, tra cui quella compresa tra le foci di Carrione e Lavello, in viale Da Verrazzano, a Marina di Carrara, nota come area ex Simposio.
Questo piazzale, di 30mila metri quadrati, ha una destinazione d’uso portuale, con funzioni commerciali-industriali. Negli anni ’80 il ministero dell’Ambiente ed il Comune di Carrara ne hanno autorizzato il riempimento, al fine di consentire "l’apertura di una discarica di II categoria tipo A per materiali inerti". Fino a un paio di anni fa, però, il sito in questione, sulla cui coltre più superficiale, formata da ghiaietto, affiorano scorie di colore antracite costituite da scarti da lavorazioni di altoforno e strati molto compatti di matrice ferrosa, non era mai stato caratterizzato dal punto di vista ambientale.
I primi esami sull’inquinamento dell’area ex Simposio sono stati effettuati quando l’Autorità portuale, dal 18 al 30 maggio 2015, ha commissionato alla cooperativa Ambiente l’esecuzione di 13 trincee esplorative, profonde circa 3 metri, per il monitoraggio di suolo e sottosuolo e 5 piezometri (2 preesistenti e 3 di nuova costituzione), fino ad una profondità di 13 metri, per il controllo delle acque sotterranee. Le analisi del terreno, effettuate dalla cooperativa su 32 campioni, "hanno mostrato conformità con i limiti normativi", tranne che in tre campioni, nei quali è stata rilevata eccedenza per il parametro dell’arsenico, presente in uno di essi con una concentrazione 3 volte superiore al limite stabilito dalla legge.
Anche i controlli sulle acque sotterranee "hanno mostrato la piena conformità di tutti gli analiti ricercati", eccetto un piezometro, in cui è stata riscontrata eccedenza di solfati, che secondo Ambiente sarebbe "presumibilmente ascrivibile all’estrema vicinanza al mare e all’assenza di una separazione fisica tra falda e acque marine". La cooperativa, in base ai risultati di queste indagini, svolte in contraddittorio con Arpat, ha poi redatto, nel gennaio-febbraio 2016, una relazione tecnica relativa al piano di caratterizzazione ambientale ed un’analisi di rischio sito-specifica.Arpat, però, in un parere tecnico firmato dalla sua responsabile provinciale Gigliola Ciacchini il 12 aprile 2016, inviato a Regione, Comune di Carrara ed Autorità portuale, ha avanzato alcune osservazioni in merito a questi documenti.
La Ciacchini, per quanto riguarda le analisi del suolo, riscontra "un sostanziale allineamento dei dati per quasi tutti i parametri, in termini di valore numerico, tra i 18 campioni di Arpat e quelli di Autorità Portuale", tale "da far classificare i rifiuti presenti nel sito come non pericolosi", ad eccezione di un campione, "dove la concentrazione di amianto rinvenuta da Arpat, pari a 1412 mg/kg (0,1412%) è tale da far classificare il rifiuto come pericoloso cancerogeno Hp7".L’Agenzia ambientale fa anche notare che "le analisi di parte invece non hanno evidenziato in tale aliquota presenza di amianto al di sopra dei limiti di rilevabilità".
Per quanto riguarda le acque sotterranee l’Arpat riferisce di aver "prelevato solo due campioni" dei 5 piezometri e di non aver ricercato il parametro solfati nel piezometro ritenuto eccedente dalla cooperativa Ambiente.L’Agenzia ambientale, però, afferma di aver riscontrato in esso "un superamento del parametro manganese (...) non evidenziato dalla società" e presente in una concentrazione quasi 11 volte superiore al limite consentito, suggerendo "un approfondimento da realizzarsi tramite la ripetizione delle indagini per il parametro manganese nel piezometro" in questione. "E’ necessario -conclude la Ciacchini- che il proponente proceda alla rimozione e smaltimento dei rifiuti pericolosi (cancerogeni Hp7) per presenza di amianto rinvenuti nel sito, secondo le modalità previste dalla vigente normativa in relazione ai rifiuti contenenti tale contaminante"
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