Il dolore
La metà dei bagni rinnova le concessioni per vent’anni
La Consulta ha annullato la legge regionale aggira Bolkestein, ma chi ha presentato richiesta prima la vedrà accolta
MASSA CARRARA. Più della metà delle concessioni balneari a Massa saranno probabilmente rinnovate per i prossimi vent’anni. La sentenza della Corte costituzionale del 7 luglio che ha annullato parte della legge regionale 31 sul rilascio delle concessioni balneari ha creato una strana situazione: c’è chi ha fatto in tempo a presentare “l’atto formale” per il rinnovo e chi invece ormai non potrà più. In sintesi, 137 esercizi hanno presentato istanze per estendere la concessione demaniale e dovrebbero vedersela accogliere dal Comune, acquisendo il diritto di permanenza sul demanio. Gli altri 74, su un totale di 211 concessioni, dovranno adeguarsi alla regolamentazione che verrà.
Per capire meglio occorre andare a vedere quali parti della legge 31 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime. Le attuali concessioni andranno in scadenza nel 2020, sotto la scure della legge Bolkestein che ha imposto all’Italia di abrogare il regime di rinnovo automatico delle concessioni per aprirsi alle evidenze pubbliche. La legge regionale però prevedeva che i concessionari, nel presentare domanda per ottenere una nuova concessione, potesse avere una corsia preferenziale impegnandosi con un piano di investimenti e passando tramite procedura pubblica per ottenere una proroga dai 6 ai 20 anni. Fin qui un possibile volano per l’economia e un modo anche per riconoscere gli investimenti fatti nei bagni nel corso degli anni, che infatti venivano considerati, salvo il rispetto di precisi parametri, nel calcolare il periodo di rinnovo.
In più però la legge prevedeva una sorta di paracadute che, in maniera piuttosto evidente, metteva in una condizione di forza il concessionario uscente che voleva rinnovare con un diretto concorrente in una gara pubblica. Infatti nel caso in cui altri avessero voluto partecipare alla gara, avrebbero dovuto impegnarsi a versare al precedente titolare un indennizzo pari al 90% del valore commerciale dell'impresa. E la perizia per calcolare questo valore sarebbe stata redatta da un tecnico di parte del concessionario uscente.
Un po’ troppo per il governo che ha impugnato la legge regionale. E la Corte costituzionale gli ha dato ragione, perché quella disposizione «influisce sensibilmente sulle prospettive di acquisizione della concessione, rappresentando una delle componenti del costo dell’affidamento», si legge nella sentenza. Insomma, è come se sulla linea di partenza in una gara un corridore partisse in pantaloncini e scarpe da running e il suo sfidante fosse bardato dentro un’armatura medioevale. Non è difficile immaginare chi vincerebbe.
Date le nuove circostanze create dall’intervento della Corte costituzionale, gli uffici regionali, in una circolare inviata a tutti i comuni costieri, provano a fare chiarezza. Si chiede in sostanza di fare il punto su quante procedure comparative sono state avviate e se sono state valutate e se ci sono stati assegnazioni a nuovi concessionari (previo pagamento dell’indennizzo) ed eventuali impugnative.
Per Massa, come abbiamo visto, la situazione è rimasta invariata. O meglio, il presente si proietta sul futuro. Nessuna comparazione e gran parte dei nuovi concessionari saranno al loro posto per i prossimi vent’anni. Chi ha già effettuato degli investimenti e potrà dimostrarlo avrà diritto ad ammortarli e gli saranno riconosciuti nel computo complessivo degli anni di rinnovo. La quasi totalità dei bagni, fanno salvo eccezioni che si contano sulle dita di una mano, otterrà rinnovi ventennali.
L’impegno con l’atto formale è però di realizzare le migliorie proposte entro un terzo del tempo del rinnovo della concessione. Avendo quasi tutti ottenuto dei rinnovi ventennali, nello spazio di 6 anni si dovrebbero vedere gli effetti di questo impegno in denaro sul litorale. Bolkestein (parzialmente) aggirata.
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