Il Tirreno

Studenti protestano contro la libreria «Sfruttati e sorvegliati»

di Libero Red Dolce
Studenti protestano contro la libreria «Sfruttati e sorvegliati»

La denuncia di alcune ragazze sull’alternanza scuola lavoro La proprietà dello store: «Allibiti, ci hanno cercato loro»

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MASSA. In libreria a pulire le vetrine, con turni senza soste e seguiti dall’occhio delle telecamere, senza potersi sedere a riposare. Un quadro impietoso dipinto da alcune ragazze impiegate nell’alternanza scuola-lavoro alla Mondadori di piazza Bertagnini. Ma la proprietà smentisce: «Ricostruzione assurda, non sono venuti mai a confrontarsi».

Però la protesta è partita in ogni caso e di fronte alla libreria il Collettivo Studenti in lotta ha organizzato un volantinaggio e piazzato uno striscione di protesta: «Alternanza scuola lavoro o sfruttamento?».

Una settimana di impegno per un totale di quaranta ore. Otto al giorno, da lunedì a venerdì. Non siamo in catena di montaggio o tra i binari, ma nel terziario commerciale. Uno dei settori di impiego più comuni per molti, giovani e non, in Italia. Che con il contestato progetto previsto dalla Buona scuola ora si trovano impiegati in varie situazioni. Senza paga, come previsto dal ministero.

Per le studentesse impiegate però, che arrivano dal liceo Fermi, quello svolto alla Mondadori non è stata un’esperienza positiva. Otto ore al giorno tra scaffali, a mettere in ordine alfabetico i libri e magari a pulire le vetrine dello store.

«Le pulivamo anche in violazione delle norme sulla sicurezza – racconta una di loro – sotto l’impalcatura mentre gli operai lavoravano. Tanto che si sono fermati, dicendoci di fermarci. Peraltro continuavano a sporcarsi, era tutto lavoro inutile».

E poi l’esperienza delle telecamere. «Il negozio è sorvegliato da un sistema a circuito chiuso, dovrebbe servire per i ladri. Invece ci fermavamo un attimo per riposarci e subito arrivavano a dirci "Ragazze vi controllo con la telecamera, non potete sedervi bisogna sempre lavorare qui". Oppure: "Battiamo la fiacca? Forza c'è sempre qualcosa da fare non potete sedervi altrimenti dovrò togliervi le sedie dal piano, vi sedete troppo spesso"».

Ma non c’è solo l’attacco contro la proprietà, quello che viene messo nel mirino è il piano di alternanza scuola-lavoro in sè. Progetti poco coordinati, necessità di stipulare convenzioni fuori dagli ambiti di interesse, lavoro vero ma paga virtuale. Forse perché pagare con l’esperienza è diventato un costume abituale, al quale abituare i ragazzi.

Rimane però sbalordito il proprietario dello store Michele Scuto. «Dopo due settimane dal progetto arriva questa protesta, un fulmine a ciel sereno. Io ritengo che bisogna confrontarsi e questo non è avvenuto. Non è venuto nessuno a lamentarsi. Ammesso che ci siano stati dei problemi la prima cosa da fare è parlarne». Anche se la versione di Scuto è piuttosto diversa.

«Un giorno mi hanno chiesto di andare via dopo sei ore, firmando per otto. Ho detto loro di no: devo rispondere alla mia etica, come posso fare andare via dei minorenni sotto la mia responsabilità prima del tempo. Se succedesse loro qualcosa non potrei perdonarmelo, non si tratta di certo di ore di lavoro».

Le ragazze, secondo quanto racconta, erano venute a chiedere di attivare la convenzione spontaneamente. «Non l’ho chiesta io, sono clienti, brave ragazze e ho detto sì. Lamentarsi perché in una libreria si mettono a posto scatoloni o si prendano i pacchi è incredibile. È l’attività normale, non c’è solo la vendita», aggiunge. «Ho chiesto un incontro con il tutor della scuola, non ho niente da rimproverarmi. Mi dispiace solo che sia venuto fuori così e non in altro modo. Il progetto peraltro può anche funzionare: a un’altra ragazza, molto sveglia, ho proposto di aiutarci quando avremo, come a Natale, carichi migliori. Non è vero che il progetto è sfruttamento, può anzi essere un’opportunità», conclude.

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