La manifestazione
Stidda e ’Ndrangheta, la Dda indaga a 360 gradi
Dopo l’estorsione subita da un imprenditore la direzione antimafia insiste Tanti i casi di boss che hanno trasferito i loro affari in provincia
MASSA CARRARA. La Dda di Genova non si ferma all’estorsione fatta da un quarantenne sospettato di appartenere alla Stidda a un imprenditore nisseno a Massa, ma amplia l’indagine a tutta la provincia apuana per capire se la malavita organizzata è riuscita a mettere radici ai piedi delle Apuane. Ipotesi investigative che devono avere dei riscontri per poter dire che la mafia è arrivata a casa nostra, ma bastano per far capire che l’attenzione della magistratura è alta. Del resto negli ultimi anni gli indizi per suffragare l’esistenza del malaffare di matrice meridionale sono saltati fuori.
Oltre allo stiddaro ci sono altri casi di boss che hanno scelto il nostro territorio per continuare a fare i loro traffici. Due anni fa la Direzione distrettuale antimafia aveva scoperto che il boss della ’ndrangheta Giuseppe Alvaro se ne stava rintanato tra Massa e la Versilia e si faceva scortare da due guardaspalle tutte le volte che si spostava. La procura di Reggio Calabria lo stava cercando da tempo, ma lo ha trovato la Dda seguendo un’altra inchiesta. E pedinando un altro pezzo da novanta del clan di Sinopoli: Giuseppe Talotta. È stato grazie al luogotenente di Alvaro se sono scattate le manette perché per giustificare la perdita di un carico di 150 chilogrammi di droga lo ha voluto incontrare. Talotta era intercettato (la sua auto era piena di cimici) ed è così che i sostituti procuratori dell’antimafia Federico Manotti (guardacaso il pm che si occupa anche della Stidda) e Federico Panichi sono riusciti a mettere le mani sul latitante. I due magistrati poi hanno passato le informazioni ai colleghi reggini e dalla Calabria è scattato il blitz che ha portato all’arresto di Alvaro, sulla A3 all’altezza di Cosenza. Stava tornando a casa per sistemare alcuni affari. Il boss si muoveva indisturbato da mesi in Toscana. Dal faccia a faccia con il suo luogotenente nel bar di Lido di Camaiore però non è stato più una primula rossa. La Direzione distrettuale conosceva il suo indirizzo (una palazzina dopo distante dal locale dove si è visto con Talotta) e ha cominciato a seguirlo passo passo. Su ordine della procura di Reggio.
Adesso è sempre Manotti a chiedere a polizia e carabinieri di segnalare ogni movimento sospetto. Anche il passaggio di personaggi coinvolti nella malavita organizzata, intercettato grazie ai posti di blocco. Insomma, l’attenzione è alta. Ed è stata proprio l’estorsione fatta ai danni del titolare della ditta a far capire che era meglio approfondire certe dinamiche. Perché da Gela quell’operaio (anche se in cantiere non faceva nulla) è venuto a Massa a taglieggiare un imprenditore della sua zona. Cosa si nasconde dietro questo trasferimento che agli inquirenti non convince.
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