Il Tirreno

Demolito il Cementificio Sacci lascia 30mila tonnellate di detriti 

Demolito il Cementificio Sacci lascia 30mila tonnellate di detriti 

La fatiscente struttura alla periferia di Pontremoli ridotta in macerie, ora si apre il problema  di smaltire i residui dell’abbattimento. E il comitato cittadino Il Faro lancia l’allarme polveri

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PONTREMOLI. Si è conclusa la fase uno, con il termine della demolizione dell'ex Cementifico Sacci, la fatiscente struttura in zona Porta Fiorentina residuo di una attività lavorativa ormai abbandonata da decenni. Con la demolizione della Cementi si conclude infatti l’ultimo atto di una lunga storia pontremolese e chi si trovasse oggi a transitare lungo la Statale della Cisa non vedrebbe più la sagoma del vecchio stabilimento, ma solo allungando lo sguardo al di là delle recinzioni che delimitano l’aera del cantiere si potrebbero scorgere cumuli di detriti: è quello che resta della fabbrica che per oltre mezzo secolo ha rappresentato una risorsa fondamentale per l’economia locale ma che negli ultimi quarant’anni è rimasta lì, abbandonata e lasciata degradare alla mercè degli eventi. Ora la Regione ha dato il suo ok all'avvio della fase due con il Decreto del 12 maggio 2017 (n.6171 della Direzione Ambiente ed Energia Settore Valutazione Impatto Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica – Opere Pubbliche di Interesse Strategico Regionale B.U.R.T. N° 21 DEL 24.05.2017) relative alla fase di frantumazione e smaltimento dei rifiuti derivanti dall’abbattimento dell’ex-cementificio Sacci. La Regione ha stabilito che la ditta Grenti avrà un mese per eseguire i lavori di frantumazione delle circa 30 mila tonnellate di detriti derivanti dalla demolizione dell’ex cementificio e ha stabilito alcune prescrizioni per lo svolgimento corretto dei lavori, che avverranno attraverso l’utilizzo di un frantoio specifico, dotato di nebulizzatori. Il calcestruzzo verrà frantumato e circa il 70% di questo verrà riutilizzato direttamente per le opere di riqualificazione dell’area.

Tutto a posto quindi? Non proprio e ad esprimere delle perplessità sono i rappresentanti del Comitato "Il faro" (ovvero il vecchio “No Biomasse a Novoleto”, che ha assunto questa nuova definizione con l’intenzione di essere “un faro” che vigila sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di Pontremoli), che chiedono alcune garanzie e risposte sui futuri lavori. Partendo dalla necessità di far conoscere alla popolazione le prescrizioni previste nel Decreto Regionale "affinché la tutta la popolazione possa essere garante della correttezza della operazioni intraprese dalla Società esecutrice dei lavori"; rendere noto quale sia l’Istituzione e/o il Responsabile chiamato al controllo "che le prescrizioni definite dalla Regione Toscana siano puntualmente rispettate"; "rendere pubblico l’esito dei risultati delle analisi chimiche effettuate sui campioni prelevati dalle macerie" e infine "comunicare la data di inizio delle operazioni di frantumazione, con la divulgazione di adeguati suggerimenti comportamentali" per la popolazione. Questo per quanto riguarda i futuro ma dai rappresentanti del Comitato arriva una critica anche al Decreto regionale in cui "non sono definite puntualmente alcune attività; a tal fine abbiamo chiesto all’amministrazione se è possibile da parte sua intervenire, come già auspicato, circoscrivendo meglio le relative prescrizioni". In particolare in merito a "le modalità, i tempi e i luoghi con i quali i laboratori provvederanno al prelievo dei campioni da sottoporre ad analisi, ed il numero di prelievi previsti", il numero di Fog-Cannon che saranno necessari per l’abbattimento delle polveri; quante volte durante la giornata lavorativa le spazzatrici provvederanno a pulire le strade, quali sono i parametri di riferimento per la sospensione dei lavori durante le -giornate ventose-; ed infine sulla troppa discrezionalità lasciata agli organi di controllo (Comune, Arpat, Asl) che “potranno presenziare alle operazioni” di prelievo dei campioni. Infine i rappresentanti del comitato chiedono che le analisi che verranno effettuate sui campioni prelevati non dovranno essere mirate alla sola ricerca di fibre d’amianto in generale, "ma anche sulla sua pericolosa consistenza friabile e specificatamente in tutte le sue forme (Crisotilo, Amosite, Crocidolite, Tremolite, Antofillite, Actinolite)" e sul rilevamento di metalli pesanti e altri materiali pericolosi per la salute. Il comunicato si conclude con la constatazione che, durante le operazioni di campionatura dello scorso 31 maggio (cui i rappresentanti del Comitato sono stati invitati a partecipare dalla sindaca Lucia Baracchini) si segnalava l'assenza di Asl e Arpat. I rappresentanti del Comitato chiedono quindi all'amministrazione, per quanto possibile, di "promuovere tutte le iniziative possibili affinchè eventuali altri prelievi siano eseguiti in presenza delle richiamate istituzioni».

Riccardo Sordi

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