Il dolore
«Mandate gli ispettori in procura»
Il senatore Barani scrive al ministro della Giustizia: «Chi ha consentito la fuga di notizie?». E scherza ancora sulle calze di Giubilaro
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MASSA-CARRARA. Un’interrogazione, firmata da quindici senatori della repubblica che si riconoscono nel gruppo Ala-Scelta civica per la costituente liberale e popolare, che ha come destinatari il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il caso politico sull’inchiesta che vede indagati alcuni carabinieri della Lunigiana si ingrossa. E a soffiare sul fuoco è il deputato Lucio Barani, ex sindaco di Aulla, preoccupato per quello che potrebbe succedere - e già succede - nella sua terra, abbandonata dalle istituzioni e in balia «della criminalità straniera». Barani ha lanciato il suo grido di aiuto da Massa, facendosi aiutare dal consigliere comunale Stefano Benedetti e dai responsabili di Massa città nuova Mauro Rivieri e Manuela Angeli. «Perché il problema della sicurezza riguarda tutti noi».
Barani vuole l’esercito in Lunigiana: «È stata messa sotto indagine un’istituzione, servono misure estreme per garantire l’ordine pubblico. Io sono convinto che i carabinieri arrestati siano dei bravi ragazzi e come me la gente non crede alle accuse che gli vengono fatte. Ho una valanga di email che mi scrivono i miei concittadini, spiazzati da quello che sta avvenendo ad Aulla». Il senatore scherza sul risalto dato dai media al look senza calze sfoggiato dal procuratore capo Aldo Giubilaro: «Io non c’entro. È stato l’ufficio legislativo a scrivere quelle tre righe. Ma non c’è nessun attrito con la procura, ci mancherebbe. Mia moglie mi ha preso in giro quando mi ha visto uscire di casa in giacca e cravatta, mi ha detto che il pubblico ministero segue la moda e invece io sono poco aggiornato». Poi torna serio: «Ho chiesto al ministro della Giustizia (con una lettera) di inviare gli ispettori per capire cosa ha provocato la fuga di notizie. Si sono lette intercettazioni, si sono fatte illazioni su militari che non avevano ricevuto alcun ordine di custodia cautelare, ma erano semplicemente iscritti nel registro degli indagati. Vogliamo capire chi ha passato alla stampa queste notizie».
Il deputato lunigianese critica gli arresti: «Erano stati sospesi dal servizio che bisogno c’era di arrestarli? (in realtà la sospensione è arrivata dopo le misure cautelari e quindi toccherà al riesame intervenire se le difese lo riterranno)». Ma ringrazia il giudice delle indagini preliminari Ermanno De Mattia: «Ha permesso a un carabiniere ai domiciliari di farsi confessare da un parroco, consentendo al sacerdote di andare a casa sua. Nonostante l’accusa si fosse opposta».
L’ex sindaco di Aulla poi si fa portavoce del malessere che si respira in città: «Basta leggere i giornali: ci sono state risse e le ambulanze sono accorse cinque volte per soccorrere altrettanti feriti da coltellate. E gli extracomunitari adesso minacciano le forze dell’ordine. Dominano i malavitosi, l’arroganza è cresciuta. Mia figlia abita poco distante da dove è avvenuto uno di questi episodi, ha sentito con le sue orecchie un nordafricano che diceva al militare che lo aveva fermato che avrebbe chiamato la procura. Non mi sento sicuro neppure come padre». L’ultima stoccata l’onorevole la riserva alle intercettazioni: «Quello che si dice al telefono oppure durante una chiacchierata in macchina va riportato fedelmente, facendo attenzione alle virgole. Proprio queste sono importanti per il senso della frase, non si possono far fare questi lavori così delicati a persone volenterose ma magari poco istruite. Dirò anche questo al ministro della Giustizia. Anche se adesso quello che mi preme di più è l’invio dell’esercito. In Lunigiana è tornata la paura. Prefetto, questore e comandante dell’Arma si rimbocchino le maniche». Barani partecipa alla raccolta di fondi per aiutare gli indagati a pagare le spese legali; questo il conto corrente per chi vuole imitarlo: IT87P0603069862000035753209, titolare Claudio Giorgi.
(d.d.)
ALTRO SERVIZIO A PAG. 5. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Barani vuole l’esercito in Lunigiana: «È stata messa sotto indagine un’istituzione, servono misure estreme per garantire l’ordine pubblico. Io sono convinto che i carabinieri arrestati siano dei bravi ragazzi e come me la gente non crede alle accuse che gli vengono fatte. Ho una valanga di email che mi scrivono i miei concittadini, spiazzati da quello che sta avvenendo ad Aulla». Il senatore scherza sul risalto dato dai media al look senza calze sfoggiato dal procuratore capo Aldo Giubilaro: «Io non c’entro. È stato l’ufficio legislativo a scrivere quelle tre righe. Ma non c’è nessun attrito con la procura, ci mancherebbe. Mia moglie mi ha preso in giro quando mi ha visto uscire di casa in giacca e cravatta, mi ha detto che il pubblico ministero segue la moda e invece io sono poco aggiornato». Poi torna serio: «Ho chiesto al ministro della Giustizia (con una lettera) di inviare gli ispettori per capire cosa ha provocato la fuga di notizie. Si sono lette intercettazioni, si sono fatte illazioni su militari che non avevano ricevuto alcun ordine di custodia cautelare, ma erano semplicemente iscritti nel registro degli indagati. Vogliamo capire chi ha passato alla stampa queste notizie».
Il deputato lunigianese critica gli arresti: «Erano stati sospesi dal servizio che bisogno c’era di arrestarli? (in realtà la sospensione è arrivata dopo le misure cautelari e quindi toccherà al riesame intervenire se le difese lo riterranno)». Ma ringrazia il giudice delle indagini preliminari Ermanno De Mattia: «Ha permesso a un carabiniere ai domiciliari di farsi confessare da un parroco, consentendo al sacerdote di andare a casa sua. Nonostante l’accusa si fosse opposta».
L’ex sindaco di Aulla poi si fa portavoce del malessere che si respira in città: «Basta leggere i giornali: ci sono state risse e le ambulanze sono accorse cinque volte per soccorrere altrettanti feriti da coltellate. E gli extracomunitari adesso minacciano le forze dell’ordine. Dominano i malavitosi, l’arroganza è cresciuta. Mia figlia abita poco distante da dove è avvenuto uno di questi episodi, ha sentito con le sue orecchie un nordafricano che diceva al militare che lo aveva fermato che avrebbe chiamato la procura. Non mi sento sicuro neppure come padre». L’ultima stoccata l’onorevole la riserva alle intercettazioni: «Quello che si dice al telefono oppure durante una chiacchierata in macchina va riportato fedelmente, facendo attenzione alle virgole. Proprio queste sono importanti per il senso della frase, non si possono far fare questi lavori così delicati a persone volenterose ma magari poco istruite. Dirò anche questo al ministro della Giustizia. Anche se adesso quello che mi preme di più è l’invio dell’esercito. In Lunigiana è tornata la paura. Prefetto, questore e comandante dell’Arma si rimbocchino le maniche». Barani partecipa alla raccolta di fondi per aiutare gli indagati a pagare le spese legali; questo il conto corrente per chi vuole imitarlo: IT87P0603069862000035753209, titolare Claudio Giorgi.
(d.d.)
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