Il Tirreno

La Rai gira a Carrara un documentario sulla via Francigena 

La Rai gira a Carrara un documentario sulla via Francigena 

Viaggio nel mondo del marmo, tra tradizione, cultura e innovazione. Le interviste agli storici laboratori

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CARRARA. Viaggio nel mondo del marmo lungo la via Francigena, tra tradizione e innovazione, riprese ed interviste agli artigiani.

Si chiama “Sulle tracce della Via Francigena” il documentario realizzato dalla Rai, nei giorni scorsi, che è tornata a Carrara per vedere come, nel segno del marmo, arte ed economia si siano intrecciate da sempre sul territorio.

Carrara torna quindi a far parlare di sé sulla tv di Stato, attraverso immagini preziose, che entreranno negli archivi, e testimonianze di un mondo che fu, ma anche di un futuro fatto di tecnologie, idee e innovazione.

La troupe formata dagli operatori della tv nazionale e il giornalista Jacopo Cecconi, accompagnati dai professori Giuseppe Silvestri e Luisa Passeggia, ha effettuato riprese e interviste in alcuni laboratori della città, alla riscoperta di artigiani, artisti, aneddoti, ma anche saperi e capacità che, consolidati da una conoscenza secolare, hanno permesso di renderla unica al mondo. Dopo una tappa, effettuata nei laboratori di Franco Cervietti e Ulderigo Giannoni di Pietrasanta, la troupe si è spostata a Carrara per effettuare riprese e interviste nei laboratori della Pemart di Franco Petacchi, dove due grandi statue, raffiguranti un Mosè e un Ercole, stanno per essere collocate, al posto degli originali, al Giardino di Boboli a Firenze.

Nei laboratori Costa è stato possibile vedere come nasce una scultura attraverso l’uso del robot: una macchina che non intende, né mai potrebbe, sostituire la capacità e la sensibilità dello scultore, ma che certamente può favorire e agevolare le fasi di lavorazione che precedono l’intervento delle finiture a mano.

Quindi nel laboratorio Poletti e Ghio, dove l’amore per la tradizione e la lavorazione del marmo è trasmesso da padre in figlio: è qui che sono state passate in rassegna alcune sculture a tutto tondo come due teste di cherubini, copie fedeli degli “angeletti” che adornano ancora oggi l’altare maggiore della Chiesa delle Grazie a Carrara, opera del settecentesco scultore apuano Bartolomeo Cassarini.

Al gruppo si è aggiunto anche Andrea Balestri, della locale Associazione Industriale, che ha tratteggiato un profilo del settore lapideo e del territorio, e ha suggerito una serie di “segnaposto” per orientarsi alla scoperta di quel “grande museo a cielo aperto del marmo” che si estende sui lati della Via Francigena tra Carrara e Massa.

In un percorso che ha condotto la troupe televisiva dai monti al mare, tappa successiva è stata quella dove, all’ombra della Torre di Castruccio, la storica dell’arte Luisa Passeggia ha sottolineato quanto la Via Francigena sia stata un «asse di collegamento non solo per il pellegrinaggio da Canterbury a Roma, ma un efficace strumento commerciale per la diffusione della scultura apuana, salpando dal porto di “Lavenza” per i principali centri artistici italiani ed europei»

Una attività ed una storia in costante rapporto dialettico tra tradizione e innovazione, come ha ulteriormente confermato l’ultima tappa del viaggio con la visita al Laboratorio Pedrini dove, insieme a Roberto, uno dei titolari, è stato possibile vedere e riprendere all’opera il mitico scultore “Paietta”, famoso nel nostro territorio, per bravura e velocità, nell’eseguire opere in marmo di varia natura, che dalla tradizione giungono alla contemporaneità.



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