Il Tirreno

«Sull’arma indagine seria e delicata Barani invece specula» 

«Sull’arma indagine seria e delicata Barani invece specula» 

Giubilaro risponde all’interrogazione del senatore di Ala «Inaccettabili lezioni da chi fece gesti sessisti al Senato»

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MASSA. Seduto dietro la sua scrivania, una polo sobria e gambe nascoste dal mobile. Il procuratore di Massa Aldo Giubilaro non pare concedere nulla alle presunte stravaganze di look che hanno animato la cronaca di questi giorni, dopo le accuse del senatore di Ala Lucio Barani di aver offeso il decoro della giustizia presentandosi senza calzini a una conferenza stampa.

Finora ha scelto il silenzio, ma ora, complice la grande attenzione che ha scatenato l’interrogazione del senatore, ha deciso di rispondere ad alcune domande. La curiosità per cosa si cela sotto il pantalone però è troppa.

Allora, procuratore Giubilaro, questi calzini li mette o non li mette? Stamattina li ha indossati?

Ride. «Ah, ah, ah. No».

Recidivo. Eppure sui suoi calzini è stata fatta un’interrogazione parlamentare, lo sa?

«Si, mi ha telefonato proprio lei. E proprio qui, vede, che sta il punto. Questa dei carabinieri della Lunigiana è una vicenda molto delicata, sotto il profilo umano, per gli indagati ed i loro familiari; per l’Arma dei carabinieri, preoccupata per i suoi militari sotto indagine e per le ripercussioni agli occhi dell’opinione pubblica; per la gente di Aulla, comprensibilmente in ansia per i riflessi sulla sicurezza. Non c’è da stupirsi perciò che se ne parli oppure che, chi ritenga di farlo, esprima una sua opinione, un suo punto di vista. Colpisce che a fronte di un caso del genere, che suscita apprensione per mille ragioni, c’è chi va a preoccuparsi dei calzini del procuratore. E ne faccia addirittura oggetto di una interrogazione parlamentare! ».

È il suo punto di vista…

«Mio e di molti altri, a partire dai commenti della stampa e di quelli postati sulle pagine Facebook, molti più che coloriti. Tutti concordi nel rilevare che c’è ben altro di più serio e di più importante oggi, nel nostro Paese, di cui occuparsi. Specialmente da parte di un rappresentante ai massimi livelli delle istituzioni».

«Senza calzini non ha dato una buona immagine dell’amministrazione della giustizia», è scritto nell’interrogazione.

«In compenso non sono una giacca ed una cravatta (spesso neppure di buon gusto) che possono darne e poi...»

«E poi? »

«… e poi sono del parere che chi durante i lavori parlamentari, nell’ottobre 2015, ha fatto quello spregevole gesto sessista all’indirizzo di una senatrice – ricorda? – infangando solennità e decoro di una istituzione come il parlamento, il luogo sacro e più alto della democrazia nel nostro Paese, è la persona meno adatta a parlare di immagine. Non lo dico solo io, lo dicono la condanna unanime avuta a suo tempo da chiunque si sia espresso sull’episodio ed il disgusto manifestato sui social. Perciò dico che è inappropriato per il firmatario dell’interrogazione ergersi a giudice di bon ton e buone maniere».

Attacco scomposto, ma isolato?

«Non direi. Benché di recente assolto, ad esempio, dall’accusa di aver riscosso dal Comune di Villafranca, quando ne era sindaco, rimborsi non dovuti, il tribunale ha dato atto che non dovevano essere effettuati, e tantomeno incassati, perché si trattava di spese personali che non dovevano essere addebitate all’amministrazione comunale. Sono parole della sentenza, che poche righe dopo dice ancora di una gestione con eccessiva disinvoltura e scarsa oculatezza delle risorse pubbliche di cui (il sindaco) aveva la disponibilità sì da addebitare alla collettività costi che avrebbe dovuto sopportare in proprio. Come vede, c’è poco da farsi depositario del verbo in fatto di correttezza».

Torniamo all’interrogazione. Ne è rimasto colpito?

«Come magistrato mi lascia indifferente. Una parentesi comica in una vicenda che di comico, purtroppo, ha veramente poco. Come cittadino mi dà un senso di tristezza. In un momento in cui le distanze tra noi, gente comune, e la classe politica è enorme iniziative ridicole come questa non fanno che aumentarla, a tutto danno della tenuta del nostro Paese. Ne sono la prova le feroci ironie dei social e dei suoi colleghi della stampa. Mi rattrista per un altro motivo, vedere un rappresentante di una delle più alte istituzioni strumentalizzare il dramma degli indagati e delle loro famiglie, l’ansia della gente comune e le giuste preoccupazioni dell’Arma dei carabinieri per attaccare il procuratore, colpevole solo di non avere timori riverenziali verso nessuno, neanche verso un senatore. È evidente che di tutta la vicenda della Lunigiana a Barani non importa assolutamente nulla, dal momento che suo unico personalissimo scopo è mettere in cattiva luce il procuratore, con la ridicola storia dei calzini e l’attribuirgli (lui, che non era presente alla conferenza stampa) un falso, inesistente atteggiamento sornione di soddisfazione. Perché questa dei carabinieri di Aulla è vicenda delicata e seria per prendersene gioco per ragioni personali».

Libero Red Dolce



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