Il Tirreno

l’intervista a lucchetti (confindustria) 

«Siamo pronti a collaborare con la nuova amministrazione»

«Siamo pronti a collaborare con la nuova amministrazione»

CARRARA. Le ultime amministrative hanno portato una vera rivoluzione politica a Palazzo Civico. Ne parliamo con Erich Lucchetti, vicepresidente vicario di Confindustria. Da cittadino, che effetto le...

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CARRARA. Le ultime amministrative hanno portato una vera rivoluzione politica a Palazzo Civico. Ne parliamo con Erich Lucchetti, vicepresidente vicario di Confindustria.

Da cittadino, che effetto le fa la vittoria del Movimento 5 Stelle?

«C’è una buona dose di curiosità per il nuovo e ci sono aspetti di cui non riesco a comprendere le ragioni: perché, per esempio, nello scenario politico di queste elezioni, Carrara ancora una volta ha scelto di andare controcorrente rispetto al resto d’Italia? Fa piacere che l’età media di chi ci amministrerà si è abbassata e che i profili professionali sono meno “politici”. Ma ci sono anche variabili meno rassicuranti. Vedremo. Come esponente di una associazione di imprese che tra i suoi valori costitutivi ha il libero mercato e la meritocrazia, il fatto che le amministrazioni siano contendibili e che ci sia alternanza non può che essere positivo».

Da vicepresidente vicario di Assindustria quali sono le sue speranze e i suoi timori riguardo il rapporto con la nuova amministrazione?

«L’Associazione è pronta a collaborare con la nuova amministrazione alla quale chiede occasioni di confronto scevre da pregiudizi, falsi teoremi e facili proclami. Le esperienze di colleghi imprenditori di altre città guidate da 5 stelle sono diverse; inevitabilmente sono gli uomini, più che le ideologie, che incidono nelle guida di una città, e questo vale in modo particolare per un caso problematico come il nostro».

Durante la campagna elettorale ha tastato il polso dei suoi associati su un’eventuale vittoria dei 5 Stelle?

«Gli imprenditori sono cittadini come gli altri che vivono immersi nella città e nei suoi problemi; una parte di loro avrebbe preferito un esito diverso; altri non hanno nascosto che preferivano un cambio di direzione rispetto al passato. Non saprei dire, però, se questo atteggiamento riflette di più una censura nei confronti delle precedenti amministrazioni o se è vera adesione ai progetti del Movimento dei 5 stelle. Sono portato a pensare che abbia pesato più la prima».

Dal punto di vista della vostra associazione, quali sono i punti di forza e i punti deboli del programma del Movimento?

«Visti in filigrana, i programmi elettorali dei due schieramenti presentavano numerose sovrapposizioni. Temi come il degrado, i progetti incompiuti, le sacche di disagio, il verde, le piste ciclabili, la rivitalizzazione del centro, la sicurezza del territorio e gli eventi culturali ricorrevano nei manifesti dei due contendenti. Forse il Movimento 5 Stelle, per il vento di novità che lo circonda, è apparso più in grado di mettere in atto le promesse. A mio avviso, è stata una campagna un po’ “strabica” che ha guardato in negativo di più ai problemi che in positivo alle molte virtù di cui anche la nostra città certamente non difetta. Alcune affermazioni sulla portualità e l’economia del mare o sulla riorganizzazione del marmo destano preoccupazioni ma voglio davvero sperare che almeno nel metodo prevalgano il buon senso e l’ancoraggio ai fatti, a partire dal gap di 5 punti in termini di reddito pro capite e di tasso di occupazione rispetto ai valori medi della Toscana».

Marmo e beni estimati cosa pensa delle proposte del Movimento 5 Stelle?

«Credo che per questo settore sono state fatte promesse frettolose, come succede spesso nelle campagne elettorali. I nuovi amministratori, finiti i festeggiamenti, dovranno rimettere bene a fuoco le fotografie del pianeta marmo. Per quanto riguarda le ricadute delle attività estrattive, per esempio, non si dovrebbe sottovalutare che le due maggiori voci di costi per le imprese sono le retribuzioni dei dipendenti e i canoni pagati al Comune e, quanto alla trasformazione, che la quota di blocchi lavorati nel distretto supera o è comunque vicinissima al 50%. Invece di colpevolizzare gli operatori va creato un contesto favorevole agli investimenti. Molte imprese, vorrebbero continuare ad investire aumentando le occasioni di lavoro: ma per questo occorrono aree che non ci sono, una burocrazia leggera e rapida nei tempi di risposta e certezza giuridica: le crociate per la regressione dei beni estimati vanno esattamente in direzione opposta».

Cinzia Chiappini

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