Il Tirreno

il grig scrive a rossi 

«Rischio di distruggere il territorio» 

C’è una norma che consente di riportare in attività cave dismesse

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MASSA. Il parco naturale regionale delle Alpi Apuane è nato ormai da parecchi anni con l’obiettivo di salvaguardare natura, paesaggio, storia e cultura delle Alpi Apuane dalle estrazioni sempre più aggressive. «Nel 2015 la Regione Toscana ha approvato il proprio piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico, comprendente un vero e proprio “buco” rappresentato proprio dalle cave di marmo sulle Alpi Apuane». È il motivo per cui il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, insieme ad altre associazioni ambientaliste, l’ha contestato in varie sedi sul piano giuridico. Alberto Grossi, referente del Presidio GrIG Apuane, scrive in proposito una lettera aperta al presidente della regione Toscana Enrico Rossi.

«Come lei sa -scrive rivolgendosi a Rossi – non esiste il piano delle attività estrattive in area Parco per precisa volontà dei Concessionari e della Comunità di Parco; la Regione, di conseguenza, nel 2006 aveva deliberato di portare a termine il Piano del Parco sdoppiato. Nella proposta, oramai datata del 2002, era previsto che si chiudessero alcune aree estrattive, che altre venissero limitate per recuperarle all’ambiente, altre ancora che fossero assoggettate ad una produzione contingentata in base all’effettiva qualità del marmo. Eravamo convinti che, con l’istituzione del Parco, si potesse costruire un sistema economico che evitasse a questo territorio un declino ecologico tragico. Bene: siamo passati da una cinquantina di cave attive al momento dell’insediamento del Parco alle oltre settanta odierne».

Ed esterna preoccupazione per l’aggressione a parti di territorio per adesso sottratte allo sfruttamento. «Il Parco si appresta ad autorizzare l’apertura di nuove cave – spiega Grossi – proprio sulla base della infelice norma del Pit che concede di riportare in attività le cave dismesse con un quantitativo estraibile limitato al 30% dell’ultimo piano autorizzato. Quale 30% visto che la documentazione non esiste o è carente è sparita? Noi sappiamo che quelle cave sono state abbandonate perché non redditizie, ma oggi, nell’era del carbonato di calcio, lo possono diventare. Le rivolgiamo quindi, signor presidente, un accorato appello affinché sia riformulata la norma che consente ai concessionari di perpetrare la loro aggressione anche a quella parte di territorio che era completamente rinaturalizzato».

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