Gioco
Zanetti all’attacco: il segretario Leri ha remato contro
«Chiedo la cittadinanza di Bergiola, l’unica sezione dove abbiamo vinto. Adesso bisogna ricostruire il partito»
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CARRARA. Andrea Zanetti chiede la cittadinanza a Bergiola, «l’unica sezione dove abbiamo vinto», auspica per il suo Pd, «una vera e propria ricostruzione, perché la rigenerazione non basta più» e punta il dito contro chi, non solo in campagna elettorale ma ormai da anni, ha fatto di tutto per distruggerlo. E fa anche nomi e cognomi, l’ex candidato sindaco, in un affollato incontro post amministrative convocato non a caso a Cà Michele, una delle sedi storiche del Pd. «Cesare Leri, il segretario provinciale del mio partito, abbia il coraggio di dire quello che tutti sappiamo e cioè che al primo turno ha votato per Vannucci» ha attaccato, infervorato Zanetti, puntando il dito contro il fronte dei fuoriusciti da via Groppini e non solo per il comportamento tenuto in questa tornata elettorale. No perché Zanetti, dopo essersi assunto la responsabilità di una sconfitta «senza appello, perché siamo stati doppiati dai nostri avversari», parte da molto più lontano: «Per anni il Pd di Carrara è stato tenuto insieme solamente da logiche di potere. Era ingessato perché i vannucciani hanno gestito tutto nell’ottica di conservare il potere. E questo a discapito dell’amministrazione comunale e della città» ha accusato. La riprova, secondo l’ex candidato sindaco, è la battaglia in tribunale per il simbolo del Pd e la candidatura a primo cittadino: «Sono loro, con questi comportamenti, ad aver creato le condizioni per la situazione in cui ci troviamo oggi e danno anche lezioni di politica. È davvero incredibile». Il Pd di Carrara, a guida “vannucciana” si sarebbe così trasformato in una «macchina da preferenze personali, incapace di generare consenso vero perché – ha dichiarato Zanetti – così non si portano gli elettori a condividere il proprio progetto, ma li si tengono vincolati». Insomma secondo l’ex candidato sindaco, «il fardello enorme» che si è portato sulle spalle il Pd in questa campagna elettorale, sarebbe stato generato proprio da Vannucci e i suoi, non tanto e non solo con la lotta per il simbolo ma da molto prima, con una gestione “personalistica” del partito: «Con questa arroganza hanno giocato sulla pelle della città» ha tuonato Zanetti che, dal canto suo, ha ammesso di aver percepito ma di non essere riuscito a ricucire lo strappo tra la precedente amministrazione, i partiti che la sostenevano e i cittadini. Per farlo, secondo l’esponente del Pd, ci vorranno anni in uno scenario apocalittico per i democratici e i loro alleati, chiamati da a ripartire da zero: «Qui la rigenerazione non basta più serve una ricostruzione vera e propria. Dobbiamo metterla in pratica con il buon esempio. Io se dovessi decidere ora mi tirerei indietro ma su richiesta del partito resterò, almeno fino al Congresso di ottobre, ma solo ed esclusivamente per agevolare questa ricostruzione» ha dichiarato l’esponente del Pd confermando la propria disponibilità a sedersi, almeno temporaneamente, tra i banchi dell’opposizione. La sensazione è che dopo il Congresso di ottobre, Zanetti farà un passo indietro, magari non da solo, lasciando il seggio alle nuove leve del Pd, ovvero a quel gruppo di trentenni inseriti in lista ed esclusi dall’assise a seguito della sconfitta: Lara Benfatto, Jessica Sanna e Siro Genovesi tanto per citarne solo alcuni. In attesa di questo avvicendamento però, Zanetti e Vannucci si ritroveranno seduti fianco a fianco, questa volta non nell’assemblea di Via Groppini ma sui banchi della minoranza in consiglio comunale. Chissà se l’opposizione ai grillini riuscirà a farli riavvicinare o se le ferite di questa campagna elettorale saranno davvero insanabili.
Cinzia Chiappini
Cinzia Chiappini
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