Il Tirreno

«O la presidenza o nulla» Scontri al primo consiglio 

«O la presidenza o nulla» Scontri al primo consiglio 

Il neo-sindaco Valettini accusato di essere stato appoggiato dal senatore Barani e di essere ancora l’avvocato difensore dei carabinieri indagati dalla Procura

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AULLA. Si è insediato martedì sera il nuovo consiglio comunale guidato dal neo sindaco di Aulla, Roberto Valettini. Un primo consiglio comunale in cui non sono mancate le scintille.

Infatti Valettini ha lanciato, metaforicamente, un ramoscello di ulivo alle opposizioni consiliari, ma questo non è stato raccolto, in particolare dal gruppo di “Idee in Comune”.

Prima dello scontro, che ha infiammato la serata, nella sala consiliare di palazzo comunale, c’è stato il primo intervento da sindaco di Valettini, che ha voluto ricordare il padre con una punta di emozione, per poi parlare dell’affetto che lo lega ad Aulla «dove, però- ha detto- c’è da frenare il degrado».

Valettini inizia un lungo elenco di emergenze: «Ad esempio, pensiamo alle aree ferroviarie in stato di abbandono- dice- alla viabilità, ai giardinetti, ad un centro storico che era brulicante, mentre ora il commercio langue; alle frazioni abbandonate. Aulla sta andando indietro- continua Valettini- e se Fivizzano e Pontremoli perdono 60 persone all'anno di residenti, l’ultimo dato su Aulla parla addirittura di 140 persone in meno».

Un dato che deve fare riflettere, un campanello d’allarme vero: Valettini ha definito il suo programma «concreto e ambizioso, basato sulle piccole cose, ma anche con una progettualità forte, pur essendo le finanze comunali non pingui. Di certo, una delle priorità è la sicurezza – ha aggiunto il sindaco – e per questo ho già scritto al Prefetto, per avere quattro guardie provinciali sul territorio e per potenziare il presidio dei Carabinieri, in modo che possa diventare una tenenza o un comando di compagnia. Poi ci sono le scuole e a luglio ci sarà finalmente il trasferimento delle elementari nel nuovo plesso. Inoltre, sono imminenti i collaudi del nuovo ponte a Stadano e dell’argine sul fiume Magra, il cui impatto è sicuramente devastante e va mitigato, visto che non vediamo più il fiume».

A questo punto, Valettini ha proposto che alle opposizioni, che assieme hanno più voti della maggioranza, venisse assegnata la vice presidenza del consiglio comunale, ma Maria Grazia Lombardi ha dato fuoco alle polveri: «O la presidenza- ha risposto- o nulla». Alla fine la maggioranza ha designato presidente dell’assise Silvia Amorfini e vice Katia Tomè.

Valettini ha poi elencato gli assessori della nuova giunta comunale, i consiglieri e alcuni esterni con delega (che riportiamo in un articolo a lato).

Spazio, quindi, alle polemiche: la ex sindaca Silvia Magnani ha subito posto l’opportunità ricorrere al Tar, come fece il Pd ai suoi tempi, per le deleghe assegnate a chi sta fuori dalla giunta comunale.

Ma è stata Maria Grazia Lombardi a gettare benzina sul fuoco, con un intervento durissimo in cui ha ricordato il ruolo di Valettini come presidente del Comitato Rinascita, nato a seguito dell’alluvione del 25 ottobre 2011: «Era più opportuno restare con i cittadini- ha chiesto- o difendere gli accusati?».

La Lombardi ha ricordato anche il presunto appoggio del parlamentare Lucio Barani alla lista di Valettini durante la campagna elettorale e ancora il ruolo di Valettini come difensore di alcuni Carabinieri coinvolti nell’inchiesta su presunti pestaggi verso cittadini extracomunitari: «O si dimetta da sindaco- dichiara- o faccia l’avvocato».

La replica di Valettini è stata immediata: «Ho perso molto a causa dell’alluvione e presiedere il comitato mi è costato tantissimo, ma ho ottenuto modifiche di ordinanze per il risarcimento danni. Inoltre, difendo Barani nel processo sull’alluvione perché ritengo che i responsabili di quanto accaduto possano essere altri. E poi, appurato che i processi non si fanno in quest’aula, per quanto concerne i Carabinieri ho assunto la loro difesa a febbraio, quindi prima di candidarmi a sindaco, e il mio consiglio di disciplina, composto da 8 mila avvocati, mi supporta in questa scelta, visto che se avessi dismesso il mandato, avrei provocato un sicuro nocumento agli uomini dell’Arma».

Gianluca Uberti

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