Il Tirreno

Promette un lavoro e si fa dare 100mila euro Condannata per truffa 

Promette un lavoro e si fa dare 100mila euro Condannata per truffa 

Un anno e 4 mesi alla donna che aveva millantato di poter trovare un posto in Comune al figlio disabile di una conoscente

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CARRARA. “Fidati di me, ci penso io trovare un lavoro a tuo figlio, ho le conoscenze giuste...”. Ma quell’impiego per il figlio invalido non è mai arrivato, anche se per spingere e velocizzare le “misteriose” pratiche di assunzione, la madre aveva sborsato più di 100mila euro. È finita così in tribunale la vicenda di un posto di lavoro nel Comune di Carrara promesso e mai arrivato. Ed è finita con la condanna in primo grado a un anno e 4 mesi della donna che avrebbe architettato e gestito la truffa: Maria Bongiorni, dipendente della Prefettura di Massa Carrara. La sentenza di condanna nei confronti della donna è stata pronunciata ieri dalla giudice Alice Serra e prevede anche 79mila euro di provvisionale, cioè di acconto come risarcimento e un’ammenda di 5mila euro). La sentenza accoglie in pieno le richieste dell’accusa (il processo era stato “istruito”dal pm Vito Bertoni) e della parte civile, rappresentata dall’avvocato Andrea Milanta, ma ha riformulato il capo di imputazione da millantato credito al (più grave) reato di truffa. Secondo quanto emerso durante il dibattimento, la madre del ragazzo invalido (di cui non facciamo il nome per tutelare la privacy del figlio) aveva avuto dalla signora Bongiorni, che aveva conosciuto in quanto l’imputata era compagna di scuola della sorella, la promessa di un’assunzione in municipio per il figlio. In cambio però aveva chiesto ripetutamente somme di denaro. Tra il 2002 e il 2009 la “vittima” ha sborsato circa 100mila euro per ottenere quel posto. La donna si fidava, di quella amica che aveva un posto in prefettura, che diceva di essere in contatto con “chi conta” e che, pare, avesse mostrato anche delle lettere di assunzione falsificate. Un imbroglio alla fine scoperto e che è costato la condanna alla sua autrice.

«Aspettiamo le motivazioni e poi andremo in appello, di sicuro: anche perchè non potevamo immaginare che il giudice avrebbe riformulato il capo di imputazione, annuncia Lara Balderi avvocata difensore della Bongiorni. La legale aveva chiesto l’assoluzione della donna contestando la fondatezza della continuazione del reato e rilevando la «contraddittorietà delle testimonianze rese dalle testimoni dell’accusa i aula e la lacunosità delle risposte date alle domande del giudice».c.f.

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