Sicurezza
«Mi voleva ammazzare, mi colpiva pure a terra»
Giuseppe Ragaglini, 78 anni, è finito al pronto soccorso con 21 punti di sutura Era arrivato da Ortonovo per risolvere l’alterco tra il nipote e due affittuari
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MASSA. Mentre aspetta fuori dal pronto soccorso del Noa, il capo fasciato fino al collo e il sangue secco sulla camicia, Giuseppe Ragaglini appare più minuto di quanto non sia realmente. Ha preso un colpo di machete in testa, altri su braccia e ginocchio sinistro e nonostante i suoi 78 anni, e i 21 punti, si regge in piedi senza fatica. È solo un po’ stordito e viste le circostanze la cosa non può stupire.
Parla con calma, quasi non avesse rancore verso l’uomo, suo nipote, che due ore prima ha cercato di ucciderlo. Si siede un attimo per trovare conforto dal gran caldo e dallo choc della brutale aggressione. «Ha cercato di ammazzarmi, continuava a colpirmi dopo avermi aperto la testa. Ma si era alterato non appena sono arrivato davanti casa sua. Mi avevano chiamato questi due signori, gli affitto la casa da moltissimi anni. Li aveva visti arrivare il giorno primo con una macchina nuova e si era agitato, al solito suo. Poverini, ci sono finiti di mezzo anche loro. Due persone ottime».
La retina che sorregge la fasciatura a mò di papalina sul capo gli fa da cornice al viso. Gli occhi stupefatti che si affacciano dalle gote magre e arrossate si abbassano di continuo a fissare la macchia che parte da collo fino alla vita. Sangue misto a sudore. Non può credere a quello che vede. «Non abbiamo mai avuto un buon rapporto, è un uomo difficile. Violento, ha già picchiato la ex moglie e ha divorziato. Lui vive in via Baracchini e io lì affitto la casa a questi due poveri signori. Mi avevano chiamato ieri sera, erano spaventati. Dicevano che gli aveva rigato la macchina».
Così Ragaglini, che vive a Ortonovo, ha deciso di andare a risolvere la situazione. Ieri mattina si è tirato su dal letto di buon’ora, ha infilato maglietta grigia e i bermuda di jeans ed è andato, ancora una volta, a ragionare con il nipote.
«Abbiamo discusso duramente, diceva che lo accusavamo senza nessun motivo. Siamo entrati dal cancello e mi è caduto subito l’occhio su un secchio blu che aveva a due passi. Prima non era lì, lo aveva avvicinato. Dentro c’era una pistola, che io che è finta ma gli ha tolto il bollino rosso. Ha sempre avuto la passione per le armi. E poi questo machete».
Nemmeno il tempo di scorgerlo che se lo è trovato addosso, calato con un fendente. «Mi sono difeso, ma mi ha colpito subito, ero tramortito a terra. Ha colpito anche i due signori che cercavano di fermarlo. Mi ha riempito di ferite. Stavolta non mi fermerò qua. Farò i passi che devo. Mi ha conciato davvero male».
Libero Red Dolce
Parla con calma, quasi non avesse rancore verso l’uomo, suo nipote, che due ore prima ha cercato di ucciderlo. Si siede un attimo per trovare conforto dal gran caldo e dallo choc della brutale aggressione. «Ha cercato di ammazzarmi, continuava a colpirmi dopo avermi aperto la testa. Ma si era alterato non appena sono arrivato davanti casa sua. Mi avevano chiamato questi due signori, gli affitto la casa da moltissimi anni. Li aveva visti arrivare il giorno primo con una macchina nuova e si era agitato, al solito suo. Poverini, ci sono finiti di mezzo anche loro. Due persone ottime».
La retina che sorregge la fasciatura a mò di papalina sul capo gli fa da cornice al viso. Gli occhi stupefatti che si affacciano dalle gote magre e arrossate si abbassano di continuo a fissare la macchia che parte da collo fino alla vita. Sangue misto a sudore. Non può credere a quello che vede. «Non abbiamo mai avuto un buon rapporto, è un uomo difficile. Violento, ha già picchiato la ex moglie e ha divorziato. Lui vive in via Baracchini e io lì affitto la casa a questi due poveri signori. Mi avevano chiamato ieri sera, erano spaventati. Dicevano che gli aveva rigato la macchina».
Così Ragaglini, che vive a Ortonovo, ha deciso di andare a risolvere la situazione. Ieri mattina si è tirato su dal letto di buon’ora, ha infilato maglietta grigia e i bermuda di jeans ed è andato, ancora una volta, a ragionare con il nipote.
«Abbiamo discusso duramente, diceva che lo accusavamo senza nessun motivo. Siamo entrati dal cancello e mi è caduto subito l’occhio su un secchio blu che aveva a due passi. Prima non era lì, lo aveva avvicinato. Dentro c’era una pistola, che io che è finta ma gli ha tolto il bollino rosso. Ha sempre avuto la passione per le armi. E poi questo machete».
Nemmeno il tempo di scorgerlo che se lo è trovato addosso, calato con un fendente. «Mi sono difeso, ma mi ha colpito subito, ero tramortito a terra. Ha colpito anche i due signori che cercavano di fermarlo. Mi ha riempito di ferite. Stavolta non mi fermerò qua. Farò i passi che devo. Mi ha conciato davvero male».
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