Sicurezza
La comunità aullese attende il bassorilievo
Giallo sull’opera in marmo rubata all’interno dell’abbazia di San Caprasio Fra ipotesi di recupero e dissequestro la chiesa ne resta ancora priva
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AULLA. «La favola continua» ironizza il parroco, don Giovanni Perini. Perché qualcuno, ad Aulla, si domanda che fine abbia fatto il bassorilievo in marmo che era stato sottratto dall’abbazia di San Caprasio a inizio maggio. La domanda è legittima, visto che nemmeno il parroco ne sa più nulla e il bassorilievo non è ancora tornato al suo posto, ovvero attaccato al leggio in legno della chiesa.
E questo nonostante poche settimane fa sia circolata la notizia del recupero dell’opera rubata dalla millenaria chiesa aullese. Anche perché i ladri che erano in due, un uomo che ha sollevato materialmente l’opera e una donna che faceva da palo all’esterno, sono stati ripresi dall’impianto di videosorveglianza dell’abbazia. L’uomo si era avvicinato all’altare e aveva staccato velocemente il bassorilievo dal leggio. Poi lo aveva preso sotto braccio, ma, essendo molto pesante, si era dovuto fermare più volte per appoggiarlo a terra.
A testimoniare l’episodio i filmati dell’impianto di videosorveglianza, che mostravano anche la donna a controllare la situazione fuori dalla chiesa. I ladri, poi, caricavano il marmo in macchina e partivano velocemente. E siccome pare proprio che l’opera sia stata recuperata, c’è chi afferma che si attenda soltanto il dissequestro di questa da parte della Procura della Repubblica di Massa.
Rimane il fatto che il ritorno del bassorilievo non è ancora avvenuto e tanti fedeli attendono di poterlo festeggiare assieme al parroco, don Giovanni Perini.
L’opera trafugata - lo ricordiamo - è alta 94 centimetri, misura alla base 54 centimetri e raffigura la Madonna con bambino che fa baciare la corona del rosario ad un cappuccino con bisaccia, inginocchiato, che, a sua volta, porge alla Madonna un cuore. È la terza volta che l’abbazia di San Caprasio subisce in pieno giorno un furto sacrilego: anni fa erano state asportate le sette spade d’argento della Madonna Addolorata, mentre lo scorso anno fu rubata un’acquasantiera che era utilizzata come fonte battesimale.
Gianluca Uberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
E questo nonostante poche settimane fa sia circolata la notizia del recupero dell’opera rubata dalla millenaria chiesa aullese. Anche perché i ladri che erano in due, un uomo che ha sollevato materialmente l’opera e una donna che faceva da palo all’esterno, sono stati ripresi dall’impianto di videosorveglianza dell’abbazia. L’uomo si era avvicinato all’altare e aveva staccato velocemente il bassorilievo dal leggio. Poi lo aveva preso sotto braccio, ma, essendo molto pesante, si era dovuto fermare più volte per appoggiarlo a terra.
A testimoniare l’episodio i filmati dell’impianto di videosorveglianza, che mostravano anche la donna a controllare la situazione fuori dalla chiesa. I ladri, poi, caricavano il marmo in macchina e partivano velocemente. E siccome pare proprio che l’opera sia stata recuperata, c’è chi afferma che si attenda soltanto il dissequestro di questa da parte della Procura della Repubblica di Massa.
Rimane il fatto che il ritorno del bassorilievo non è ancora avvenuto e tanti fedeli attendono di poterlo festeggiare assieme al parroco, don Giovanni Perini.
L’opera trafugata - lo ricordiamo - è alta 94 centimetri, misura alla base 54 centimetri e raffigura la Madonna con bambino che fa baciare la corona del rosario ad un cappuccino con bisaccia, inginocchiato, che, a sua volta, porge alla Madonna un cuore. È la terza volta che l’abbazia di San Caprasio subisce in pieno giorno un furto sacrilego: anni fa erano state asportate le sette spade d’argento della Madonna Addolorata, mentre lo scorso anno fu rubata un’acquasantiera che era utilizzata come fonte battesimale.
Gianluca Uberti
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