Il Tirreno

Ferisce tre persone col machete 

di Libero Red Dolce
Ferisce tre persone col machete 

La rabbia per una discussione futile. All’ospedale lo zio e due anziani

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MASSA. Il machete mette fine alla discussione. La lunga lama dritta squarcia l’aria ferma e salmastra di via Baracchini e atterra sulla testa di Giuseppe Ragaglini. Poi sono solo urla. Impasto di muscoli, sabbia e sudore. E fendenti, fendenti, fendenti.

Non hanno resistito che qualche minuto i nervi di Livio Romano, 55 anni di Massa. Quando lo zio gli ha bussato al cancello di casa insieme ai due insopportabili affittuari suoi amici, con i quali litigava dalla sera prima, aveva già perso la pazienza. Lo accusavano di avergli rigato la macchina nuova che avevano parcheggiato appena arrivati. Ed ecco a dargli manforte lo zio Ragaglini. Di nuovo a discutere, di nuovo ad accusarlo. Il machete ha fatto economia di parole.

L’aggressione è partita dopo un’istante e per fortuna di tutti non ha avuto conseguenze più gravi. Romano è stato arrestato dalla polizia per tentato omicidio nei confronti di suo zio e per lesioni aggravate verso la coppia di villeggianti. 60 anni lei, sulla settantina lui. Tutti portati al Noa, con ferite serie. Per Ramaglini 21 punti di sutura tra testa, gambe e ginocchio sinistro. Altrettanti giorni di prognosi. Per l’uomo della coppia una ferita al torace, guaribile in 15 giorni e altrettanti per la sua signora.

Spiega così il vicequestore Antonio Corcione i fatti. «Tra i due c’erano degli screzi precedenti, che risalivano in là nel tempo. È arrivata una segnalazione al 113 per un’aggressione in corso alla Partaccia, in via Baracchini. Le auto di pattuglia si sono mosse subito in zona, ma l’uomo era già fuggito. Insieme agli uomini dei carabinieri abbiamo perimetrato l’area, avevamo una segnalazione di una fuga a piedi in spiaggia. E lo abbiamo ritrovato in zona Torre Fiat. Abbiamo atteso il migliore momento, quando si trovava lontano dalle persone e dai bagnanti, per fermarlo e arrestarlo. Lui è incensurato e si trova in carcere».

«Una nota di merito – aggiunge Corcione – va ad alcune persone sul posto che sono intervenute nell’immediatezza dei fatti, scongiurando un epilogo ben peggiore».

Ritorniamo un attimo indietro, al primo colpo di machete. Il nipote butta a terra lo zio e gli si fionda addosso. È brutale, pare quasi che lo voglia ammazzare. Ragaglini da terra si para con gambe e braccia, ma è in balia di Romano. Che a un certo punto si sente afferrare dalla spalla. È l’anziano amico dello zio. Quello che lo accusa di avergli graffiato la macchina. Il machete è pronto anche per lui.

Non sarà risparmiata nemmeno la signora, che prova a difendere il marito. Le urla a quel punto hanno attirato l’attenzione di due persone. Fortuna vuole che siano due esperti di arti marziali. I maestri di Wing Chun Gabriel Kanah e Isaia Antonacci. Fanno pratica con i loro piccoli allievi poco più in là, di fronte al campeggio Italia. E capiscono che c’è bisogno di aiuto.

Intervengono, insieme all’ex maresciallo dei carabinieri Mario Albanese. Uno dei maestri divide l’aggressore dalle sue vittime, l’altro lo disarma. Albanese invece allontana Romano e lo riporta dentro il cancello, per evitare danni peggiori. A quel punto qualcuno chiama la polizia che interviene subito.

Romano sembra calmarsi, ma poi sente le sirene e scappa. Si toglie la canottiera verde e va veloce sulla battigia. Stringe a sé uno zaino. Dentro, tre coltelli a serramanico.

I venti uomini delle forze dell’ordine si sparpagliano. Chiudono tutti gli accessi dal mare alla strada, altri lo seguono a piedi sulla spiaggia. E si passa la voce ai bagnini: «C’è un uomo a petto nudo, costume arancione. Armato».

Fa in tempo giusto ad arrivare alla colonia Fiat. Lì lo vedono per primi due bagnini, Cristian Bianchi e Marco Macchiarella. Anche loro sono esperti di arti marziali. Lo tengono sott’occhio, Bianchi ci fa due chiacchiere per prendere tempo.

Ed ecco che gli uomini delle forze dell’ordine, chiusa ogni via di fuga e dopo aver prudentemente atteso che si fosse allontanato dai bagnanti, lo accerchiano e lo bloccano. Romano non oppone resistenza. Si lascia prendere. Il machete lo ha lasciato più in là. Gli agenti lo troveranno dopo.

Ormai perduto, l’aggressore si lascia andare a un gesto emblematico. Due agenti lo scortano alla volante, lui vede l’obiettivo del fotografo. Lo sfida spavaldo con lo sguardo. E tende il braccio: un saluto romano.

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