Il Tirreno

Botte e minacce alla ex moglie «Tornava a casa piena di lividi» 

Botte e minacce alla ex moglie «Tornava a casa piena di lividi» 

Il racconto dei genitori della vittima testimoni nel processo in corso davanti al tribunale di Massa L’uomo faceva anche 200 telefonate minatorie al giorno e una sera spaccò a calci la porta d’ingresso

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VILLAFRANCA. Una storia come, purtroppo, ne accadono tante: l’ex marito (o compagno) che non accetta la separazione e cerca in ogni modo di tenere stretta a sè la ex moglie (o compagna). Con la volenza e la prevaricazione. Storie che, troppe volte si trasformano in drammi e tragedie. È la storia rievocata in tribunale a Massa davanti al giudice Giovanni Sgambati, dove è in corso il processo contro un uomo di Villafranca, accusato di persecuzioni e violenze nei confronti della giovane ex moglie. La donna ha subito a lungo le pressioni del suo ex, sopportando e tacendo. Ma alla fine ha deciso di reagire: al termine di un ennesimo episodio di stalking, ha chiamato i carabinieri e ha denunciato tutto.

Così, dopo il rapporto dei militari alla procura, è partito il processo penale a carico del presunto “persecutore”. Ieri, in aula, chiamati come testimoni dell’accusa, sono sfilati un carabiniere della stazione di Aulla e i genitori della donna. L’episodio culminate, quello che ha fatto scattare la querela e, quindi, l’inchiesta, risale, da quanto emerso dalle deposizioni in aula, al 30 agosto del 2013, quando, finalmente, viene chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. È un maresciallo dei Cc di Aulla a ricordare quel giorno, riferendo, tra l’altro che dal telefonino dell’imputato fra le 12,20 del 29 agosto e le 16 del giorno successivo, partirono circa 200 fra telefonate e messaggi indirizzati al numero della ex moglie. Probabilmente un record.

Drammatica, ma anche con tanti non ricordo, la testimonianza della madre della vittima. Dopo la separazione, ha raccontato, li la seguiva ovunque, la controllava, la aspettava fuori di casa. E non solo: «Mia figlia aveva spesso segni sul corpo sul volto. Che segni? Di botte: lividi, occhi neri, tumefazioni...».

L’imputato – è emerso anche questo nel corso dell’udienza di ieri – , aveva avuto dalla questura di Massa un ammonizione: un’inibizione ad avvicinarsi alla donna in seguito a una precedente denuncia per atti persecutori. Un provvedimento servito a poco. Una sera, nell’aprile del 2012, sempre secondo la ricostruzione dei testimoni dell’accusa, il marito “focoso” si presenta a casa della ex, Deciso a entrare ad ogni costo, sfonda a calci il cancello di ingresso. Il padre e il fratello della donna intervengono per fermarlo.

Testimonia anche il padre della ragazza. E parla dei silenzi della figlia, dei turbamenti evidenti ad ogni telefonata. «Aveva paura, appena suonava il cellulare cambiava espressione, ma non raccontava nulla... Poi si è sciolta, ha cominciato a raccontarci delle violenze fisiche e morali che doveva affrontare. E poi quei lividi sulle braccia, sul viso...».

Il processo non è finito ma proseguirà al rallenty. La prossima udienza è fissata per il 25 febbraio del prossimo anno.c.f.

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