Il Tirreno

«Finalmente si cambia»Ma c’è chi è perplesso 

di Alessandra Poggi
«Finalmente si cambia»Ma c’è chi è perplesso 

La mattina post elettorale il mercato è pieno, ma gli sconfitti non si sono visti C’è chi appoggia i 5 stelle e chi si è turato il naso «per fare perdere il solito Pd»

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CARRARA. Insolito lunedì mattina, quello appena trascorso in città. Nemmeno l’ombra di un volto noto del Partito democratico, ma nemmeno dei loro simpatizzanti. Dopo la sconfitta elettorale del Pd rappresentato in questa tornata elettorale da Andrea Zanetti, forse è mancata la voglia di uscire, di sentire i commenti, le proteste il “te l’avevo detto”.

Un po’ come quando perde la finale la squadra del cuore e oltre all’amarezza tocca sentire gli sberleffi. Questa è l’aria che si respirava nella brulicante Carrara nel giorno di mercato. Bar stracolmi, gente con le buste dello shopping o con quelle della spesa, ma nessun commento sul risultato negativo.

Una cosa è certa la sconfitta brucia. Non si spiega altrimenti l’assenteismo che ha caratterizzato il lunedì mattina appena trascorso. Anzi, no qualcuno in strada c’è andato e ha pure scherzato dicendo: “mannaggia dovevo comprare il pane. Chi me lo ha fatto fare”.

Parliamo di Raffaele Parrini, l’ex segretario del Pd carrarese (commissariato e schierato con il candidato Andrea Vannucci proprio perché non sosteneva la candidatura di Zanetti ) che aveva profetizzato questa sconfitta. Impossibile non chiedere il suo parere: «La responsabilità di questa sconfitta – dice – va attribuita al commissario Gianni Anselmi. Questo succede quando un partito vuole imporre una politica di orientamento lontana dai bisogni della città. L’avevo già detto a gennaio che il commissariamento avrebbe portato alla sconfitta. Mi aspetto una presa d’atto. Non hanno voluto accettare di dare un segnale forte di discontinuità con l’amministrazione uscente, e così oggi – conclude – il centrosinistra si ritrova all’opposizione».

In strada tanta gente, tutta quella che per un motivo o per un altro ha votato Francesco De Pasquale, il trionfatore di queste amministrative. Tra questi anche Gianfranco Antonietti: «Non sono un 5 stelle – dice – ma mi sono tappato il naso ed ho votato per loro. Era l’unica strada per toglierseli dalle scatole e sradicare il potere di questa monarchia rossa. Secondo me hanno votato 5 stelle anche all’interno dello stesso Pd. Se fossi in De Pasquale la prima cosa che farei da sindaco sarebbe di cambiare colore alla facciata di palazzo civico. Via quel rosso, un qualsiasi altro colore ma non quel rosso simbolo di un potere che ci ha ridotto in questo stato».

In giro tra i banchi del mercato nella centralissima via Roma anche Paola Galeotti, anche a lei chiediamo un commento: «Non sono contenta di aver votato per De Pasquale – dice – ma è giusto così. Non potevo fare altrimenti. In questo modo ha perso il Pd che conosciamo, quello che aveva trasformato gli uffici pubblici in uffici di collocamento. Non ha perso Andrea Zanetti, hanno perso i personaggi di cui si è circondato, le solite persone note che di nuovo non avevano proprio niente».

E poi c’è la maggioranza, quelli che i 5 stelle li hanno votati perché ci credono. Quelli che stanno ancora festeggiando la vittoria. È il caso di Angelo D’Alessandro: «Sono felicissimo – racconta tutto sorridente – finalmente il cambiamento è arrivato. Auguro un buon lavoro al nuovo sindaco, ai consiglieri comunali e a tutta la sua giunta. De Pasquale è una persona valida e non cittadini gli abbiamo dato la possibilità di cambiare la città».

Poi incontriamo lei, Mariana Ale, rumena che da 16 anni vive a Carrara. Una che di politica ci capisce: «Adesso c’è la speranza, la speranza del cambiamento. Ma anche noi cittadini dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare per riportare il nome di Carrara alto nel mondo. Fa male vedere come è stata ridotta. Fuori dall’Italia mi chiedono come è la nostra città, come sono le cave ed è triste rispondere che non c’è niente. Quando sedici anni fa mi sono trasferita qui la situazione era diversa – prosegue - c’era più gente in giro, i negozi aperti erano tanti, le strade erano più pulite. Adesso è un deserto. Basta pensare che la domenica pomeriggio è difficile trovare un bar aperto per prendere il caffè. Stessa cosa per i mezzi di trasporto – e se di domenica un turista volesse visitare le cave? Carrara ha tutte le potenzialità per vivere di turismo – conclude – proprio come la Versilia o la Liguria».

È mezzogiorno in città, nulla sembra cambiato a parte l’entusiasmo delle persone. È tangibile, si respira, lo senti nei commenti dei clienti seduti nei vari bar, nelle brevi frase sentite mentre passi, nei vari capannelli, persino mentre chiedi un caffè e il barista ti sorride dicendo: «Finalmente si cambia, la città è stata liberata».

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