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Esplosione a Tresana I periti dell’accusa spiegano le cause

Esplosione a Tresana I periti dell’accusa spiegano le cause

TRESANA. Parlano i periti dell’accusa nell’udienza del processo sull’esplosione del metanodotto di Tresana, avvenuta il 18 gennaio del 2012. Un compito difficile quello dei consulenti, come hanno...

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TRESANA. Parlano i periti dell’accusa nell’udienza del processo sull’esplosione del metanodotto di Tresana, avvenuta il 18 gennaio del 2012. Un compito difficile quello dei consulenti, come hanno rimarcato loro stessi rispondendo alle domande del giudice Giovanni Sgambati, perché hanno lavorato su uno scenario completamente devastato dalle fiamme e dal calore. Quindi non è così facile stabilire le cause con certezza. Ipotesi che dovranno essere trasformate in prove durante il dibattimento.

Alla sbarra tecnici e dirigenti Snam e due tecnici della ditta che stava eseguendo lavori presso la centralina del gasdotto. Si tratta di Massimiliano Battisti, 43 anni, di Pesaro, difeso dall’avvocato Giovanni Flora; Marco Luminari, 42 anni, di Grottaglie (Taranto), avvocato Lucio Monaco; Alfeo Goglio, 64 anni, di Melegnano, avvocato Fausto Giunta; Francesco Conedera, 54 anni, di Avellino, avvocato: Vito Nicola Cicchetti; Oreste Manna, 66 anni, di Eboli (Salerno), avvocato Cecchino Cacciatore; Daniele Gamba, 42 anni, nato Bergamo, avvocato Fausto Giunta; Luca Schieppati, 51 anni, nato a Milano, avvocato Fausto Giunta. Le accuse variano da omicidio colposo a lesioni colpose, passando per disastro colposo e incendio. Senza dimenticare l’ipotesi di violazione delle norme per la sicurezza su lavoro.

Pesante il bilancio dello scoppio: un morto, una decina di persone gravemente ustionate, una dozzina di case distrutte dall’esplosione o seriamente lesionate, auto e mezzi agricoli arsi alla vampata di fuoco, così come molti animali domestici e da allevamento presenti nella zona. Erano da poco trascorse le 14 del 18 gennaio e un gruppo di operai stava lavorando con un escavatore alla centralina del gasdotto che si trovava proprio nel mezzo del gruppo di case, da anni posizionata in quel punto.Prima un lampo, seguito dopo una frazione di secondo da un enorme boato avvertito in gran parte della Lunigiana. Poi le fiamme altissime, visibili da chilometri di distanza. Fiamme che hanno investito anche gli operai. Terribile la scena che si presentò ai soccorritori: un grande cratere dove c’era il cantiere. Uno dei feriti, il ventiduenne bulgaro Giorgio Dimitrov, morì circa un mese dopo all’ospedale Sant’Eugenio di Roma dove era stato ricoverato con gravissime ustioni.

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di Redazione web