Il dolore
Abuso del 1948: ma le spese legali il Comune le paga oggi
di Manuela D’Angelo
Curioso caso di un immobile costruito senza permessi: chiesta la demolizione, ma il Tar dà ragione ai proprietari
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MASSA. L’abuso edilizio è del 1948, ma le spese legali, per aver perso al Tar contro i proprietari dell’immobile, il Comune le deve pagare oggi, prevedendo un debito fuori bilancio di 3.800 euro.
Sono passati quasi 70 anni, da quando il signor Ezio Ricci, chiese al Comune il permesso a costruire una casa di civile abitazione, su un terreno di sua proprietà, in via Carducci: era il 5 luglio 1948. Il terreno però, da piano regolatore, risultava destinato a sede stradale e per questo la domanda aveva ricevuto parere negativo dell’allora commissione edilizia. Due anni dopo, il 27 marzo del 1950, il sindaco di Massa, Gino Cecchieri della Dc, rilasciò un permesso ad ampliare l’immobile (finito di costruire nell’agosto del 48) e successivamente un nuovo certificato di abitabilità. Nessuna delle tavole relative all’abitazione è più stata presente in archivio, e il permesso del sindaco risulta essere stato accordato nonostante il parere contrario della commissione edilizia.
La casa, costruita su un terreno destinato a sede stradale, negli anni continua ad essere oggetto di ristrutturazioni e ampliamenti. E si arriva al 2013 quando l’appena insediata amministrazione di Alessandro Volpi si accorge che lì, in quel tratto di strada, una casa non ci potrebbe stare e, con determina dirigenziale 2907, il 5 agosto del 2013, chiede la demolizione delle opere abusive in via Carducci.
Le carte in mano del Comune sono: una autorizzazione negata della commissione edilizia del 1948, e tre permessi accordati successivamente dal sindaco, del 1950, 1952 e 1955. Tanto basta al Tar della Toscana, a cui i proprietari dell’immobile si sono rivolti, per accogliere il ricorso.
La sentenza con cui il Tar condanna il comune al pagamento delle spese legali, per 3000 euro più Iva, è stata depositata il 23 dicembre del 2014 e il 26 giugno del 2017, tre anni dopo dunque, la pratica per il pagamento di queste spese legali arriva in commissione Bilancio.
Un piccolo nodo che viene al pettine: quei soldi vanno pagati ed essendo già stato approvato il bilancio di previsione 2017 si tratta di inserire un debito fuori bilancio, di circa 3.800 euro.
Il caso dell’abuso edilizio del 1948, anno in cui entrò in vigore la Costituzione italiana, ha incuriosito non poco gli attuali consiglieri comunali, che ieri hanno provato a chiedere a dirigenti e responsabili del procedimento qualche chiarimento, senza ottenere nessun risultato: in commissione si presente l’attuale dirigente al controllo edilizio, Fernando Della Pina, che però porta con sé la sentenza del Tar, senza riuscire a fornire molte altri dettagli della storia.
I lavori nel 2013 in via Carducci riguardavano l’eliminazione del semaforo e la realizzazione di una nuova rotatoria: ma la casa dei signori Ricci stava, e sta, in mezzo all’incrocio, tant’è che tutt’oggi le auto girano sulla rotatoria attorno all’immobile. I signori Ricci, invece, non risultano più residenti in via Carducci, dove, comunque, per volere del Tar, l’immobile va lasciato così, come fu costruito nel 1948.
Sono passati quasi 70 anni, da quando il signor Ezio Ricci, chiese al Comune il permesso a costruire una casa di civile abitazione, su un terreno di sua proprietà, in via Carducci: era il 5 luglio 1948. Il terreno però, da piano regolatore, risultava destinato a sede stradale e per questo la domanda aveva ricevuto parere negativo dell’allora commissione edilizia. Due anni dopo, il 27 marzo del 1950, il sindaco di Massa, Gino Cecchieri della Dc, rilasciò un permesso ad ampliare l’immobile (finito di costruire nell’agosto del 48) e successivamente un nuovo certificato di abitabilità. Nessuna delle tavole relative all’abitazione è più stata presente in archivio, e il permesso del sindaco risulta essere stato accordato nonostante il parere contrario della commissione edilizia.
La casa, costruita su un terreno destinato a sede stradale, negli anni continua ad essere oggetto di ristrutturazioni e ampliamenti. E si arriva al 2013 quando l’appena insediata amministrazione di Alessandro Volpi si accorge che lì, in quel tratto di strada, una casa non ci potrebbe stare e, con determina dirigenziale 2907, il 5 agosto del 2013, chiede la demolizione delle opere abusive in via Carducci.
Le carte in mano del Comune sono: una autorizzazione negata della commissione edilizia del 1948, e tre permessi accordati successivamente dal sindaco, del 1950, 1952 e 1955. Tanto basta al Tar della Toscana, a cui i proprietari dell’immobile si sono rivolti, per accogliere il ricorso.
La sentenza con cui il Tar condanna il comune al pagamento delle spese legali, per 3000 euro più Iva, è stata depositata il 23 dicembre del 2014 e il 26 giugno del 2017, tre anni dopo dunque, la pratica per il pagamento di queste spese legali arriva in commissione Bilancio.
Un piccolo nodo che viene al pettine: quei soldi vanno pagati ed essendo già stato approvato il bilancio di previsione 2017 si tratta di inserire un debito fuori bilancio, di circa 3.800 euro.
Il caso dell’abuso edilizio del 1948, anno in cui entrò in vigore la Costituzione italiana, ha incuriosito non poco gli attuali consiglieri comunali, che ieri hanno provato a chiedere a dirigenti e responsabili del procedimento qualche chiarimento, senza ottenere nessun risultato: in commissione si presente l’attuale dirigente al controllo edilizio, Fernando Della Pina, che però porta con sé la sentenza del Tar, senza riuscire a fornire molte altri dettagli della storia.
I lavori nel 2013 in via Carducci riguardavano l’eliminazione del semaforo e la realizzazione di una nuova rotatoria: ma la casa dei signori Ricci stava, e sta, in mezzo all’incrocio, tant’è che tutt’oggi le auto girano sulla rotatoria attorno all’immobile. I signori Ricci, invece, non risultano più residenti in via Carducci, dove, comunque, per volere del Tar, l’immobile va lasciato così, come fu costruito nel 1948.
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