Il Tirreno

«San Cafasso ci sia d’esempio  si spese per deboli e poveri» 

«San Cafasso ci sia d’esempio  si spese per deboli e poveri» 

Massa, festeggiato il patrono dei carcerati, il saluto all’ultimo cappellano. Il sottosegretario Ferri: «Il sacerdote per i detenuti è figura di riferimento» 

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MASSA. Si è svolta ieri mattina, presso la cappella della casa circondariale di Massa, la festa in ricordo di San Giuseppe Cafasso, patrono di tutti i carcerati.

Alla solenne messa, celebrata dal Vescovo Monsignor Giovanni Santucci, erano presenti la direttrice del carcere Maria Martone, la presidente del Tribunale di Massa Maria Cristiana Failla, il prefetto di Massa-Carrara Enrico Ricci, il sottosegretario alla giustizia Cosimo Maria Ferri, l’onorevole Martina Nardi, il consigliere regionale Giacomo Bugliani, l’assessore del comune di Massa Giovanni Rutili e l’assessore di Montignoso Giorgia Podestà.

«Oggi è la festa di San Giuseppe Cafasso e del sacratissimo cuore di Gesù – dichiara il Vescovo Giovanni Santucci – dall’uno dobbiamo imparare l’umiltà e dall’altro la disponibilità a donarci senza limite. Don Cafasso è morto giovane, non aveva neanche 50 anni e si è speso per i più deboli, i poveri, i carcerati e i condannati a morte per tutta la sua esistenza. Le parole del vangelo di oggi, sull’esempio di San Cafasso, sono un invito a cambiare vita, lasciandoci alle spalle il passato, per guardare verso il futuro con speranza e serenità».

«Oggi per noi è un giorno di festa – sostiene la direttrice Maria Martone –, ma avvertiamo anche un po’di malinconia per la conclusione del servizio del nostro cappellano don Giuseppe Cipollini: un uomo semplice, giusto, presente, vera colonna portante, punto di riferimento per molti che vivono dentro queste mura».

Ed è proprio Don Cipollini che ha voluto ricordare la figura del santo protettore dei detenuti durante la cerimonia in carcere: «Questo Santo fu proclamato Patrono dei Cappellani e dei Carcerati da Papa pio XII. Fece parte del clero della Chiesa di Torino che in quel periodo ha espresso altre figure, come don Bosco, Il Cottolengo, Giuseppe Alemanno. Il Cafasso oltre ad altri impegni pastorali, seguiva i carcerati delle prigioni torinesi, specie i condannati a morte» .

Un messaggio chiaro è passato per tutti, lo ha detto il Vescovo santucci, e lo hanno ribadito altri ospiti: la figura del cappellano rappresenta una vera e propria risorsa, oltre alla speranza di fede che egli porta con sé, per tutti i carcerati che spesso si affidano a lui nei momenti più difficili.

Lo ha voluto sottolineare anche il sottosegretario alla giustizia Cosimo Maria Ferri ha voluto sottolineare: «Nei prossimi giorni a Roma ci sarà un convegno per tutti gli ecclesiastici delle carceri, sempre più sono convinto che il sacerdote per i detenuti sia una figura di riferimento. Un vero educatore capace di coagulare attorno a progetti di recupero.

Il governo ha varato una riforma sulla normativa penitenziaria, a breve attendiamo i decreti attuativi per rendere concreta la riforma».

«È stato emozionante vedere insieme religiosi, istituzioni, detenuti e cittadini – conclude il consigliere regionale Giacomo Bugliani – tutti stretti attorno a don Giuseppe nel giorno del suo fine mandato. Il mio pensiero va soprattutto a lui, a cui tutta la nostra comunità deve un sincero ringraziamento».

Ferri, al termine della cerimonia, ha voluto ringraziare don Cipollini per il lavoro costante, ricco di umanità, di ascolto e di vicinanza a tutti, per aver trasmesso, a chi si trova in difficoltà, amicizia e affetto e per aver aiutato queste persone a ritrovare se stessi, a ripartire.

Ha poi aggiunto: «sono contento di aver potuto partecipare a questo momento di festa, è importante valorizzare le ricorrenze, che anche per i detenuti diventano un segno di presenza della società civile»

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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