Il Tirreno

inchiesta sui carabinieri 

Scelgono il silenzio tre militari sentiti di fronte al gip a Massa

di Libero Red Dolce
Scelgono il silenzio tre militari sentiti di fronte al gip a Massa

AULLA. «Si avvale della facoltà di non rispondere». Per tre volte durante l’interrogatorio di garanzia ieri al tribunale di Massa i carabinieri lunigianesi Luca Varone, Gianluca Granata e Ian Nobile...

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AULLA. «Si avvale della facoltà di non rispondere». Per tre volte durante l’interrogatorio di garanzia ieri al tribunale di Massa i carabinieri lunigianesi Luca Varone, Gianluca Granata e Ian Nobile hanno risposto così al giudice. Confermata dunque la strategia difensiva dell’avvocato Giampaolo Carabelli, dello studio legale del sindaco Roberto Valettini, con la decisione che si ripeterà oggi con gli altri imputati Emiliano Crielesi, Andrea Tellini, Daniele Bacchieri e Simone Angelo Del Polito. Per loro era stata disposto l’allontanamento dalla provincia di Massa Carrara per impedire l’inquinamento probatorio.

Ovviamente rimangono per tutti gli indagati le misure predisposte: chi è in carcere vi rimarrà, così come per i carabinieri ai domiciliari.

Quando era stato sentito il brigadiere Alessandro Fiorentino, quello con la situazione più pesante e che si trova in carcere. Il giudice De Mattia che lo ha interrogato sulle accuse più gravi. Tra cui alcuni pestaggi - così li definisce la procura nella sua richiesta di custodia -, episodi di lesioni a stranieri durante attività antidroga o controllo di documenti. Il militare ha respinto ogni accusa e avrebbe spiegato che si tratta di fatti avvenuti tutti in un contesto operativo, come il ritrovamento di quantità di droga a persone controllate, interventi di ordine pubblico, attività contro l’immigrazione clandestina.

E ha anche negato di aver minacciato un’avvocatessa, che difende un extracomunitario, perché a suo dire sarebbe stato frainteso in alcune frasi pronunciate senza intento malevolo, per via del livello di cordialità raggiunto in anni di conoscenza professionale: per l’accusa l’avrebbe minacciata di toglierle la patente automobilistica. Le cimici posizionate nella auto dei carabinieri però tratteggiano un quadro inquietante: frasi come «siamo come la mafia», «negro di m....» o episodi torture e umiliazioni come l’aver fatto spogliare con degli abusi un extracomunitario in caserma durante un controllo mettono in seria discussione la credibilità del lavoro svolto dai militari.

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