Il Tirreno

Massa

Scrive il suo primo libro ad otto anni

di Manuela D'Angelo
Nicolò Barbato
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Nicolò Barbato

Nicolò Barbato racconta la storia della strega Magogna, il ricavato per i figli dei carcerati

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Massa. C’era una volta una strega, davvero cattiva, zia Megogna, con il naso bitorzoluto, che voleva veder scomparire tutte le persone buone del mondo e decise di teletrasportarsi nel passato, con la macchina del tempo, per compiere la sua missione. Si ritrovò, così, in un luogo fantastico, fatto di principi, dinosauri, pozioni, bastoncini di zucchero incantati e moderni poliziotti. Un collage infinito di personaggi, storie, colpi di scena e il lieto fine, quello che piace a tutti, perché il bene trionfa sempre.

Nicolò Barbato ha solo 8 anni e ha scritto il suo primo libro, edito da Memoranda, quando ancora non sapeva tenere la penna in mano: ha dettato le frasi di ogni personaggio, i suoni emessi da ogni mostro e gli incantesimi della strega, ai suoi genitori, Claudio Barbato e Tamara Bianchi, riempendo le pagine di un quaderno con disegni coloratissimi, frutto di una eccezionale fantasia. Oggi Nicolò sa scrivere e ha riunito disegni e storia nel suo primo libro “Le avventure di zia Megogna”, che ha voluto regalare alla redazione del Tirreno, con tanto di dedica e autografo. «Il personaggio della zia Magogna– racconta Nicolò– mi è venuto in mente per caso, alla festa di una mia cuginetta. Mi sono messo un fazzoletto in testa e ho preso una scopa».

Entrare nel mondo magico di un bambino prevede voli pindarici che sforzano la mente degli adulti a trovare la chiave della felicità altrui: si passa dagli zombi, ai velociraptor nel giro di una pagina, si scoprono personaggi folli, come Stranobis, con mezza faccia e senza bocca, o donne che hanno gambe al posto delle braccia e quindi camminano con la faccia quasi per terra; un fantasma goloso di cocomero, un orco, un indiano dispettoso, e torte giganti alle crema, che hanno bisogno della magia della strega per essere trasportate e mangiate; ma ci sono anche poliziotti, con la divisa blu, come quelli che Nicolò ha probabilmente visto per strada tante volte e galletti che fanno le uova. Non manca neppure la pseudo storia d’amore, perché zia Magogna, che invece di un cane ha un pipistrello domestico, è costretta a trasformarsi in una splendida giovane principessa per sedurre il principe che combatte la malvagità. Un intrigo niente male per un bambino di otto anni.

Nicolò però l’arte ce l’ha nel sangue, non solo scrittore, ma anche attore nella compagnia dialettale “Teatro città di Massa” e cantante. Sa fare praticamente tutto: «Non ho paura di esibirmi– racconta– mi piace recitare davanti a tantissima gente; a febbraio sarò Umbertin, un bambino che visse ai tempi del tornado che colpì Massa (nel 1977 ndr) e che aiuta i pompieri nei momenti più difficili. Insomma, un piccole eroe».

A dicembre, poi, ci sarà la partecipazione al noto festival locale “Lasciatemi cantare”, dove vengono presentate canzoni famose, in chiave dialettale. Niccolò si sta preparando all’evento e, neanche a dirlo, porterà il tormentone dell’anno di Francesco Gabbani, “Occidentali’s Karma”, stravolta in “Accidenti alla Carla”. Tutta da ascoltare. È simpatico, estroverso, pieno di vita e sa che il suo libro sta aiutando bambini meno fortunati di lui: con il supporto del Telefono Azzurro, infatti, il ricavato delle vendite andrà alla ludoteca del carcere di Massa, dove giocano i figli dei detenuti, nell’attesa di incontrare i papà.

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