Attenzione
Lavoro
Carrara, la Porto Spa sbaracca a rischio 60 posti di lavoro
di Alessandra Vivoli
Due gru Gottwald hanno preso il largo per raggiungere lo scalo di Marghera. L’amministratore delegato: senza i dragaggi non possiamo più fare traffici
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CARRARA. Due gru Gottwald, che nell’immaginario sono da sempre i simboli del porto commerciale di Marina di Carrara, imbarcate nel mercantile BBC Fuji, ormeggiato in fondo alla banchina Taliercio. E già salpate alla volta di Marghera.
Così la Porto spa dell’armatore Enrico Bogazzi ieri ha, di fatto, cominciato l’opera di smantellamento dallo scalo dove ha lavorato per decine e decine di anni (con questa società dal 1992, ancora prima come Compagnia dei lavoratori portuali). L’addio, annunciato, a Marina di Carrara che fa scattare, immediatamente l’allarme per l’occupazione: la Porto spa dà lavoro a 150 dipendenti. Il piano concessorio ne prevede “solo” novanta: quindi potrebbero esserci in un immediato futuro sessanta posti di lavoro a rischio. Una vicenda che parte da lontano e che, con lo smantellamento delle due Gottwald, suona come un chiaro messaggio «a una classe politica – sottolinea l’amministratore delegato della Porto Paolo Dello Iacono – che sembra preoccuparsi di tutto fuorché di una società che ha investito e garantito occupazione in tutti questi anni». Ma, soprattutto, una vicenda dai grandi numeri: quelli, preoccupanti, dei posti di lavoro che potrebbero essere a rischio. E quelli dei costi legati all’operazione di smantellamento: le due gru hanno un valore (attuale, cioè comprate nuove) di oltre 5 milioni di euro. Il trasporto da Marina di Carrara a Marghera, dove da tempo la Porto spa opera su una parte dello scalo, è costato 185mila euro.
Dottor Dello Iacono perché la Porto Spa ha imbarcato le sue due gru per Marghera?
«La risposta è semplice. A Carrara i traffici non hanno possibilità di essere implementati. Non sono ancora stati fatti i dragaggi: eppure, da quel che ci risulta, i soldi sarebbero arrivati da tempo. Nonostante questo la situazione non è cambiata e così la Porto spa non può stipulare contratti e, senza la garanzia dei pescaggi, non può neppure impegnarsi per portare nuovi traffici sullo scalo di Marina di Carrara. Non possiamo accettare navi per i problemi dei pescaggi, a Venezia questo non succede. Perché dobbiamo allora tenere ferme due gru che, comunque, rappresentano un costo di gestione elevato? » «E i problemi riguardano anche la banchina Taliercio – continua l’ad Dello Iacono – come Porto spa ne abbiamo l’utilizzo fino al 31 dicembre del 2017: questo comporta un fattore di ulteriore incertezza e una limitazione». «Gli amministratori, vecchi e nuovi, non sembrano preoccuparsi della Porto spa ma più ai progetti di travel lift, del porto turistico e al water front: così facendo si finisce per non mettere più in condizioni noi di lavorare».
Con queste “grandi manovre” ci saranno rischi per l’occupazione?
«No comment».
Questa la dichiarazione dell’amministratore della Porto. Ma i numeri, quelli contenuti nell’atto concessorio rilasciato alla società presieduta dall’armatore Bogazzi, parlano chiaro. Per avere la concessione nello scalo di Marina di Carrara la Porto spa deve garantire 90 dipendenti. Ad oggi la società, con tutte le partecipate dirette, e di Carrara, impiega 150 lavoratori.
Così la Porto spa dell’armatore Enrico Bogazzi ieri ha, di fatto, cominciato l’opera di smantellamento dallo scalo dove ha lavorato per decine e decine di anni (con questa società dal 1992, ancora prima come Compagnia dei lavoratori portuali). L’addio, annunciato, a Marina di Carrara che fa scattare, immediatamente l’allarme per l’occupazione: la Porto spa dà lavoro a 150 dipendenti. Il piano concessorio ne prevede “solo” novanta: quindi potrebbero esserci in un immediato futuro sessanta posti di lavoro a rischio. Una vicenda che parte da lontano e che, con lo smantellamento delle due Gottwald, suona come un chiaro messaggio «a una classe politica – sottolinea l’amministratore delegato della Porto Paolo Dello Iacono – che sembra preoccuparsi di tutto fuorché di una società che ha investito e garantito occupazione in tutti questi anni». Ma, soprattutto, una vicenda dai grandi numeri: quelli, preoccupanti, dei posti di lavoro che potrebbero essere a rischio. E quelli dei costi legati all’operazione di smantellamento: le due gru hanno un valore (attuale, cioè comprate nuove) di oltre 5 milioni di euro. Il trasporto da Marina di Carrara a Marghera, dove da tempo la Porto spa opera su una parte dello scalo, è costato 185mila euro.
Dottor Dello Iacono perché la Porto Spa ha imbarcato le sue due gru per Marghera?
«La risposta è semplice. A Carrara i traffici non hanno possibilità di essere implementati. Non sono ancora stati fatti i dragaggi: eppure, da quel che ci risulta, i soldi sarebbero arrivati da tempo. Nonostante questo la situazione non è cambiata e così la Porto spa non può stipulare contratti e, senza la garanzia dei pescaggi, non può neppure impegnarsi per portare nuovi traffici sullo scalo di Marina di Carrara. Non possiamo accettare navi per i problemi dei pescaggi, a Venezia questo non succede. Perché dobbiamo allora tenere ferme due gru che, comunque, rappresentano un costo di gestione elevato? » «E i problemi riguardano anche la banchina Taliercio – continua l’ad Dello Iacono – come Porto spa ne abbiamo l’utilizzo fino al 31 dicembre del 2017: questo comporta un fattore di ulteriore incertezza e una limitazione». «Gli amministratori, vecchi e nuovi, non sembrano preoccuparsi della Porto spa ma più ai progetti di travel lift, del porto turistico e al water front: così facendo si finisce per non mettere più in condizioni noi di lavorare».
Con queste “grandi manovre” ci saranno rischi per l’occupazione?
«No comment».
Questa la dichiarazione dell’amministratore della Porto. Ma i numeri, quelli contenuti nell’atto concessorio rilasciato alla società presieduta dall’armatore Bogazzi, parlano chiaro. Per avere la concessione nello scalo di Marina di Carrara la Porto spa deve garantire 90 dipendenti. Ad oggi la società, con tutte le partecipate dirette, e di Carrara, impiega 150 lavoratori.
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