Il Tirreno

Apre un nuovo bagno ed è polemica sui permessi 

di Libero Red Dolce
Apre un nuovo bagno ed è polemica sui permessi 

Benedetti attacca: «Attribuito senza un bando pubblico, lì c’è la spiaggia libera» Una delibera del 2014 concede parti di arenile ai privati, con l’impegno a pulire

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MASSA. Un nuovo stabilimento balneare accanto al pontile di Massa, il “Diego”. La concessione l’ha data il Comune, con un cambio rispetto alla precedente gestione affidata al limitrofo Bagno Nettuno e che quest’anno è passata invece ai titolari della pizzeria “O Vesuvio”, proprio accanto al pezzo di spiaggia in questione. E alcuni consiglieri comunali, Stefano Benedetti e Stefano Caruso, che lamentano l’affidamento ai nuovi titolari senza aver indetto un bando pubblico. Ma come vedremo la questione non è proprio andata così.

«Mancanza di trasparenza» tuona Benedetti, che in soldoni accusa l’amministrazione di concedere sempre più spazi pubblici ai privati per usi commerciali. In realtà gli schemi di convenzione furono approvati con una delibera di giunta nel 2011 dall’allora amministrazione Pucci. Il caso dell’area in questione, che passa sotto il pontile di Marina, ricade nella prima tipologia con la quale, citiamo da una successiva delibera del 2014, “vengono affidati i servizi di pulizia e sorveglianza con possibilità per i concessionari di posizionarvi attrezzatura mobile da spiaggia”.

Cosa succede in pratica: per alcuni tratti di arenile, spiagge libere per intenderci, il Comune dovrebbe garantire il servizio di pulizia e sorveglianza. Indire dunque un bando di gara con un onere per le casse massesi che nella delibera si calcola di «30.000 euro a lotto». Le aree sono nove e comprendono tra le altre quella di fronte alla ex Colonia Torino, l’area di fronte al parco pubblico di via Baracchini a Partaccia e la concessione demaniale di fronte alla Turimar. Per evitare di far fronte alla spesa si decide insomma alle attività contigue i tratti di spiaggia una parte della spiaggia libera, il 30%, per uso privato. Il restante 70% dovrà invece rimanere aperto al pubblico con la garanzia di pulizia e servizio di sorveglianza da parte delle strutture in questione.

E così è accaduto fino all’anno scorso nella zona del Pontile, dove il bagno Nettuno ha gestito la convenzione senza che nessuno denunciasse il problema. «Noi abbiamo fatto richiesta a dicembre del 2016 - spiega la proprietaria della pizzeria “O Vesuvio” Francesca D’Alessandro – facendo regolare richiesta al Comune. Ci hanno risposto a maggio dagli uffici concedendoci un tratto di arenile di 800 mq per le attrezzature mobili su una superficie totale di 3000. E sull’intera area chiaramente garantiamo pulizia e sorveglianza a nostre spese, facendo lavorare personale e garantendo l’accesso a un tratto di mare sicuro e pulito».

La convenzione parla di 88 ombrelloni come massimo ma il nuovo bagno Diego ne ha montati una quarantina. «Abbiamo voluto fare una cosa ordinata e pulita – aggiunge D’Alessandro – ma perfettamente in regola. Ci fanno la guerra da quando abbiamo aperto il locale lo scorso anno. Continui controlli, visite dei vigili, ma trovano sempre tutto in regola. Stiamo pensando di appendere le concessioni in bacheca, così che tutti possano vedere che non c’è niente che non va». E racconta di una visita dei vigili urbani di pochi giorni prima che chiedono un’autorizzazione per un concerto dentro lo stabilimento. «Era tutto in regola, mi chiedo: una telefonata agli uffici no? Perché perdere tempo così?».

E confermano che tutto è stato fatto secondo le regole sia dagli uffici comunali che l’assessore Giovanni Rutili. «Abbiamo seguito la precedente delibera, aggiornandola nel 2014. La precedente convenzione non è stata rinnovata perché non sussistevano le condizioni e quest’anno è andata alla ditta “O Vesuvio”. È chiaro che verranno fatti i controlli che tutte le prescrizioni vengano rispettate».

Ma intanto da “O Vesuvio” non nascono il fastidio. «Si è insinuato che non avessimo autorizzazioni per le docce, lo spogliatoio e altre cose. Ma è tutto in regola». E tira fuori il documento dell’Agenzia delle dogane. Lo lasciano al bagno e invitano tutti ad andare a controllare.

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