Toscana
«Otto militari fuorilegge, noi dovevamo fermarli»
Il procuratore capo Giubilaro ottiene dal gip le ordinanze di custodia cautelare «Era diventato un modus operandi. Il primo esposto è di un cittadino italiano»
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MASSA CARRARA. Il gip Ermanno De Mattia, nel concedere le misure cautelari nei confronti di otto militari, in alcuni passi dell’ordinanza ha sottolineato più volte come l’accusa più che degli indizi abbia portato delle vere e proprie prove. Un fascicolo processuale di diciottomila pagine, come aveva spiegato il procuratore capo Aldo Giubilaro rispondendo alle invettive del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri, che si è schierato a spada tratta con le forze dell’ordine. Ed è lo stesso Giubilaro a spiegare questo passo in avanti dell’indagine sui carabinieri della Lunigiana. «L’Arma non viene intaccata da questa vicenda. I militari che lavorano in Lunigiana sono un centinaio, i provvedimenti riguardano soltanto otto di loro. Una minima parte. Questo non può però nascondere un comportamento illecito che non poteva essere coperto, anche perché per quanto mi riguarda quella scritta che vedete nelle aule di tribunale per me è oro colato. La legge è uguale per tutti, sia che si indossi una divisa oppure no».
Comunque otto carabinieri accusati di andare contro la legge non sono un numero trascurabile, perché si è arrivati a tanto?
«Da quello che emerge dalle carte che abbiamo raccolto insieme al sostituto procuratore Alessia Iacopini per alcuni di loro quel comportamento era diventato un vero e proprio modus operandi. Quando fermavano qualcuno commettevano i reati che abbiamo accertato e contestato. Non soltanto contro extracomunitari, ma anche nei confronti di italiani. Una storia che risale al 2015 e che ci è stata segnalata alla fine del 2016».
Da quello che si è detto siete partiti dalla denuncia di un extracomunitario...
«In realtà è una notizia non fondata. Il senatore Gasparri ha preso per oro colato quello che scrivono i giornali. Bastava che si leggesse le diciottomila pagine del fascicolo processuale».
E...
«E avrebbe scoperto che è stato un cittadino italiano il primo a presentare un esposto, lamentando delle violenze che aveva subito. Io e la collega Iacopini siamo partiti da lì e con la polizia giudiziaria abbiamo cercato i riscontri a quella denuncia. Uno di questi riscontri ce lo ha fornito un extracomunitario, anche lui vittima di un trattamento che non aveva niente a che fare con la legge. Tutto qui. La mia replica al deputato è stata proprio su questo punto, non volevo che passasse l’idea che il mio ufficio fosse pervaso dall’imbecillità. Siamo magistrati e ci comportiamo da tali».
I rapporti con l’Arma non sono stati semplici in queste settimane...
«Si sbaglia, sono stati ottimi e per questo ho voluto al mio fianco il colonnello Giovanni Fichera (dello stato maggiore del comando legione carabinieri Toscana) e il tenente colonnello Valerio Liberatori (comandante provinciale dei Cc di Massa Carrara). Si tratta di pochi elementi, otto su cento. Dovevamo procedere perché sono stati commessi dei reati, non siamo degli assistenti sociali o dei preti che dobbiamo capire e perdonare. Capisco che queste persone abbiamo delle famiglie ma le avevano anche prima, non può essere una scusa semmai deve essere un monito per evitare che succedano cose del genere. Bisogna mettersi in testa che la non indagabilità non è un principio come sembra credere qualcuno. Dispiace dal punto di vista umano e capisco che queste persone avranno delle conseguenze, ma noi non potevamo fermarci. Abbiamo applicato la legge».
Danilo D’Anna
ALTRO SERVIZIO A PAGINA 5
Comunque otto carabinieri accusati di andare contro la legge non sono un numero trascurabile, perché si è arrivati a tanto?
«Da quello che emerge dalle carte che abbiamo raccolto insieme al sostituto procuratore Alessia Iacopini per alcuni di loro quel comportamento era diventato un vero e proprio modus operandi. Quando fermavano qualcuno commettevano i reati che abbiamo accertato e contestato. Non soltanto contro extracomunitari, ma anche nei confronti di italiani. Una storia che risale al 2015 e che ci è stata segnalata alla fine del 2016».
Da quello che si è detto siete partiti dalla denuncia di un extracomunitario...
«In realtà è una notizia non fondata. Il senatore Gasparri ha preso per oro colato quello che scrivono i giornali. Bastava che si leggesse le diciottomila pagine del fascicolo processuale».
E...
«E avrebbe scoperto che è stato un cittadino italiano il primo a presentare un esposto, lamentando delle violenze che aveva subito. Io e la collega Iacopini siamo partiti da lì e con la polizia giudiziaria abbiamo cercato i riscontri a quella denuncia. Uno di questi riscontri ce lo ha fornito un extracomunitario, anche lui vittima di un trattamento che non aveva niente a che fare con la legge. Tutto qui. La mia replica al deputato è stata proprio su questo punto, non volevo che passasse l’idea che il mio ufficio fosse pervaso dall’imbecillità. Siamo magistrati e ci comportiamo da tali».
I rapporti con l’Arma non sono stati semplici in queste settimane...
«Si sbaglia, sono stati ottimi e per questo ho voluto al mio fianco il colonnello Giovanni Fichera (dello stato maggiore del comando legione carabinieri Toscana) e il tenente colonnello Valerio Liberatori (comandante provinciale dei Cc di Massa Carrara). Si tratta di pochi elementi, otto su cento. Dovevamo procedere perché sono stati commessi dei reati, non siamo degli assistenti sociali o dei preti che dobbiamo capire e perdonare. Capisco che queste persone abbiamo delle famiglie ma le avevano anche prima, non può essere una scusa semmai deve essere un monito per evitare che succedano cose del genere. Bisogna mettersi in testa che la non indagabilità non è un principio come sembra credere qualcuno. Dispiace dal punto di vista umano e capisco che queste persone avranno delle conseguenze, ma noi non potevamo fermarci. Abbiamo applicato la legge».
Danilo D’Anna
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