Gioco
L’abbandono urbano visto dall’archistar Beniamino Servino
Alla Franchi Umberto marmi focus su ambiente e paesaggio. Un contributo prezioso per la White Carrara Downtown
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CARRARA. L’architettura e il suo linguaggio tra ambiente e paesaggio. Queste le parole chiave alla base di “Vacua Forma”, il trattato di architettura dell’architetto casertano Beniamino Servino, edito da “Verbus editrice” con il diretto coinvolgimento di Roberta Busnelli, direttore della rivista “Iqd”, sponsorizzato da Antonio Lupi con “Mig” (Moderna industrie grafiche) e con la legatoria “Bf”. Il volume che va a completare una trilogia, gli altri due volumi sono “Monumental nedd” e “Obvius”, è stato presentato nello showroom della “Franchi Umberto Marmi” ad Avenza.
Una sorta di contributo personale a margine di “White Carrara downtown”, in corso fino a domenica. Il volume si compone di 386 pagine, è in doppia lingua (inglese e italiano) e dipinge la personale e visionaria interpretazione, spesso reinterpretazione che Servino da dell’architettura. A cominciare dalle opere abbandonate: palazzi, piattaforme, spesso costruzioni religiose. Forse le più amate dall’architetto casertano perché spiega: «a differenza di altri edifici vi si percepisce direttamente l’idea del vuoto». Cattedrali che spesso diventano espressione dell’uso della forma dopo la sua estinzione, come per esempio quelle realizzate su piattaforme dismesse nel bel mezzo dell’Adriatico. Insomma, la volontà di colmare il vuoto, talvolta l’abbandono urbano tipico dell’Italia. Scheletri architettonici trasformati in qualcosa d’altro grazie all’uso di tende e panneggi. Perché non dimentichiamocelo Beniamino Servino è senza dubbio uno dei più interessanti architetti della scena italiana degli ultimi 20 anni. Per questo le sue opere spesso rispecchiano la volontà di riscattare l’architettura come un bene comune, una lotta contro lo stato di abbandono che ha lasciato segni drammatici sul paesaggio. Non a caso fa una netta divisione tra ambiente e paesaggio. Il primo è quello che va salvaguardato, trattato con cura perché è dove si svolge la vita; il secondo è invece la rappresentazione della realtà e delle parti che la compongono, e cioè le case, le chiese, i monumenti. Perché spiega Servino: «in architettura le forme su cui si può lavorare sono quelle proprie dell’architettura, e non sulle forme degli oggetti». Questo trattato fatto di schizzi, progetti e opere reali tratta in particolare le periferie, del loro abbandono e di come l’arte, in questo caso l’architettura sia il più potente strumento per ritornare alla forma e alla dignità. Alla presentazione di “Vacua forma” è intervenuto anche l’architetto carrarese Michele Cazzani di “Archizero”. Suo è il progetto dello stabile della “Franchi Umberto marmi”. Un progetto legato all’acqua e alla natura, dove il marmo prende una nuova vita poetica grazie ad una lavorazione particolare del “cipollino”, in grado di evidenziarne le venature (e il caso della torre ristorante), o come nel piazzale interno dove le fontane d’acqua rievocano i filari. Alla presentazione hanno partecipato anche alcune delegazioni straniere ospiti della Imm.
Alessandra Poggi
Una sorta di contributo personale a margine di “White Carrara downtown”, in corso fino a domenica. Il volume si compone di 386 pagine, è in doppia lingua (inglese e italiano) e dipinge la personale e visionaria interpretazione, spesso reinterpretazione che Servino da dell’architettura. A cominciare dalle opere abbandonate: palazzi, piattaforme, spesso costruzioni religiose. Forse le più amate dall’architetto casertano perché spiega: «a differenza di altri edifici vi si percepisce direttamente l’idea del vuoto». Cattedrali che spesso diventano espressione dell’uso della forma dopo la sua estinzione, come per esempio quelle realizzate su piattaforme dismesse nel bel mezzo dell’Adriatico. Insomma, la volontà di colmare il vuoto, talvolta l’abbandono urbano tipico dell’Italia. Scheletri architettonici trasformati in qualcosa d’altro grazie all’uso di tende e panneggi. Perché non dimentichiamocelo Beniamino Servino è senza dubbio uno dei più interessanti architetti della scena italiana degli ultimi 20 anni. Per questo le sue opere spesso rispecchiano la volontà di riscattare l’architettura come un bene comune, una lotta contro lo stato di abbandono che ha lasciato segni drammatici sul paesaggio. Non a caso fa una netta divisione tra ambiente e paesaggio. Il primo è quello che va salvaguardato, trattato con cura perché è dove si svolge la vita; il secondo è invece la rappresentazione della realtà e delle parti che la compongono, e cioè le case, le chiese, i monumenti. Perché spiega Servino: «in architettura le forme su cui si può lavorare sono quelle proprie dell’architettura, e non sulle forme degli oggetti». Questo trattato fatto di schizzi, progetti e opere reali tratta in particolare le periferie, del loro abbandono e di come l’arte, in questo caso l’architettura sia il più potente strumento per ritornare alla forma e alla dignità. Alla presentazione di “Vacua forma” è intervenuto anche l’architetto carrarese Michele Cazzani di “Archizero”. Suo è il progetto dello stabile della “Franchi Umberto marmi”. Un progetto legato all’acqua e alla natura, dove il marmo prende una nuova vita poetica grazie ad una lavorazione particolare del “cipollino”, in grado di evidenziarne le venature (e il caso della torre ristorante), o come nel piazzale interno dove le fontane d’acqua rievocano i filari. Alla presentazione hanno partecipato anche alcune delegazioni straniere ospiti della Imm.
Alessandra Poggi
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