Il dolore
Paralisi per lo sciopero dei giudici onorari
Tribunale in difficoltà, saltate decine di udienze. Riescono ad essere smaltiti solo i procedimenti più importanti
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MASSA-CARRARA. Settimana nera per il tribunale apuano: i processi saltano come birilli e le uniche udienze che si svolgono regolarmente sono quelle più importanti, comprese le convalide e le direttissime. Lo sciopero dei magistrati onorari (got, giudici onorari del tribunale e vpo, vice pretori onorari) è riuscito alla perfezione, anche perché tutti i togati sono stati solidali con la protesta di giudici e vice procuratori. Come avevano annunciato la settimana scorsa il procuratore capo Aldo Giubilaro e il presidente del tribunale Maria Cristina Failla.
I magistrati onorari a Massa-Carrara sono venti: nove ricoprono la carica di vpo e undici quella di got. Tantissimi, basti pensare che i giudici togati in servizio sono 15, mentre i procuratori della repubblica sono soltanto sei. Con questa pianta organica ridotta all’osso, senza loro la macchina giustizia rallenta fino a fermarsi; ed è stato dimostrato in questa settimana di astensione. Con l’aiuto degli onorari va avanti. «Si parla di magistratura onoraria ma in realtà si discute di tutta la giustizia. È una realtà indispensabile, sia in sede ricorrente che giudicante. La mole di lavoro che ogni giorno smaltiscono consente di svolgere con più tranquillità il suo ruolo alla magistratura ordinaria. Voglio ribadire il concetto: sono indispensabili. Persone preparate e serie, che con dedizione fanno il loro lavoro», aveva detto Giubilaro annunciando la solidarietà a chi rischia di vedersi ridurre il lavoro dalla riforma annunciata dal governo qualche mese fa.
L’astensione dal lavoro di vpo e got ha fatto saltare una quarantina di processi, tutti rinviati di mesi. Con proteste da parte di chi sta aspettando da tempo giustizia. Ci sono delle cause dove sono in ballo risarcimenti che erano arrivate al dunque, ma che sono slittate perché non c’era chi doveva sostenere l’accusa o chi doveva decidere la sentenza. A questa protesta si aggiunge quella dei giudici di pace che per un mese hanno sospeso tutte le attività giudiziarie, compreso il deposito di sentenze e decreti ingiuntivi. Insomma, la paralisi delle aule si tocca con mano. Ieri mattina c’era il deserto, anche i togati sono costretti a segnare il passo. E quando non lo fanno comunque creano disagio da un’altra parte. Perché la coperta è corta: i pubblici ministeri quando vanno in udienza non possono seguire i fascicoli che hanno sulle loro scrivanie. E quindi se da una parte non si fermano i processi dall’altra le indagini sui nuovi casi devono necessariamente segnare il passo.
Oggi ultimo giorno di astensione, poi si cercherà di capire se la protesta avrà avuto degli effetti: «La riforma così com’è non può essere accettata. Non possono toglierci il lavoro», spiegano i magistrati onorari. (d.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I magistrati onorari a Massa-Carrara sono venti: nove ricoprono la carica di vpo e undici quella di got. Tantissimi, basti pensare che i giudici togati in servizio sono 15, mentre i procuratori della repubblica sono soltanto sei. Con questa pianta organica ridotta all’osso, senza loro la macchina giustizia rallenta fino a fermarsi; ed è stato dimostrato in questa settimana di astensione. Con l’aiuto degli onorari va avanti. «Si parla di magistratura onoraria ma in realtà si discute di tutta la giustizia. È una realtà indispensabile, sia in sede ricorrente che giudicante. La mole di lavoro che ogni giorno smaltiscono consente di svolgere con più tranquillità il suo ruolo alla magistratura ordinaria. Voglio ribadire il concetto: sono indispensabili. Persone preparate e serie, che con dedizione fanno il loro lavoro», aveva detto Giubilaro annunciando la solidarietà a chi rischia di vedersi ridurre il lavoro dalla riforma annunciata dal governo qualche mese fa.
L’astensione dal lavoro di vpo e got ha fatto saltare una quarantina di processi, tutti rinviati di mesi. Con proteste da parte di chi sta aspettando da tempo giustizia. Ci sono delle cause dove sono in ballo risarcimenti che erano arrivate al dunque, ma che sono slittate perché non c’era chi doveva sostenere l’accusa o chi doveva decidere la sentenza. A questa protesta si aggiunge quella dei giudici di pace che per un mese hanno sospeso tutte le attività giudiziarie, compreso il deposito di sentenze e decreti ingiuntivi. Insomma, la paralisi delle aule si tocca con mano. Ieri mattina c’era il deserto, anche i togati sono costretti a segnare il passo. E quando non lo fanno comunque creano disagio da un’altra parte. Perché la coperta è corta: i pubblici ministeri quando vanno in udienza non possono seguire i fascicoli che hanno sulle loro scrivanie. E quindi se da una parte non si fermano i processi dall’altra le indagini sui nuovi casi devono necessariamente segnare il passo.
Oggi ultimo giorno di astensione, poi si cercherà di capire se la protesta avrà avuto degli effetti: «La riforma così com’è non può essere accettata. Non possono toglierci il lavoro», spiegano i magistrati onorari. (d.d.)
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