Proteste
Aulla, licenziate e riassunte. Ma i diritti spariscono e diventano precarie
La difficile situazione di tre ex lavoratrici della Stella Azzurra. La Cisl attacca: una vergogna creata dal Comune di Aulla
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AULLA. Da 20 anni svolgono le pulizie presso la Biblioteca e il Comune di Aulla ma all’improvviso si sono ritrovate con un contratto di lavoro da tempo indeterminato a tempo determinato, andando ad alimentare “ l’esercito” dei Precari in Italia. Un caso di taglio netto dei diritti dei lavoratori che vede protagonisti (in negativo, a quanto pare) non un imprenditore privato ma una cooperativa e un ente pubblico, il Comune, che alla tutela dei suoi lavoratori dovrebbe badare doppiamente.
A denunciare il caso sono il segretario del presidio Fit Cisl di Massa Carrara Toscana Nord Luca Mannini e il responsabile Cisl Zona Lunigiana Mauro Uberti. Vittime della vicenda sono le lavoratrici della società cooperativa Stella Azzurra. Il fatto risale a poco più di un anno fa quando la Società Stella Azzurra è subentrata, mediante gara di appalto, alla Società Maris. «Le lavoratrici :– dicono Mannini e Uberti – anziché essere trasferite alla nuova società secondo le disposizioni di legge vigenti sul trasferimento di aziende sono state licenziate e riassunte. Ciò ha fatto perdere alle Lavoratrici tutti i diritti acquisiti, quali il Contratto nazionale delle Cooperative Sociali dal quale erano garantite, l’anzianità di servizio con relativi scatti, le ore di lavoro che sono state portate rispettivamente per le tre lavoratrici da 26 a 21 ore, da 20 a 15 ore e da 15 a 10 ore ma soprattutto da un contratto di lavoro a tempo indeterminato a uno a tempo determinato». Eppure il capitolato di Gara prevedeva “il mantenimento del contratto nazionale di lavoro delle Cooperative Sociali”, “la salvaguardia degli attuali livelli di occupazione” e la “ricollocazione degli operatori, già impiegati nella stessa attività e rimasti inoccupati, ai sensi delle disposizioni di legge vigenti sul trasferimento di aziende”.
«Non ci sembra che il Capitolato di gara sia stato rispettato. Tra l’altro non sappiamo darci una spiegazione su come sia possibile che il Comune non si sia accorto di queste violazioni al Capitolato. Evidentemente qualche Dirigente Comunale non ha fatto il proprio dovere di verifica e controllo sul rispetto del Capitolato», accusano i due sindacalisti dlella Cisl.
Le lavoratrici, probabilmente timorose di essere licenziate, hanno comunque accettato il nuovo contratto fino a quando, facendosi coraggio, si sono rivolte alla Cisl. «Siamo riusciti a riportare il Contratto da tempo determinato a indeterminato e a veder riconosciuto il contratto nazionale – dicono i delegati Cisl – A marzo, avevamo trovato con l’azienda anche l’intesa per recuperare una parte degli scatti persi con un piccolissimo aumento orario ma nonostante l’impegno preso dalla Maris non si è ancora visto nulla in busta paga. Anzi, nel frattempo l’orario di lavoro è ulteriormente diminuito di due ore per ciascuna lavoratrice. Nel merito l’azienda ha riferito di aver sbagliato distribuendo tra le lavoratrici più ore di quanto non prevedesse l’appalto. Una storia davvero triste questa, se si pensa che stiamo parlando di buste paga che vanno dai 350 ai 450 euro mensili. Una vergogna. Uno stipendio sotto il livello di sussistenza».
E secondo Mannini e Berti questa vergogna «è stata «creata dal Comune di Aulla che bisognoso di denaro ha pensato bene di risparmiare pochi euro sulle spalle di queste lavoratrici con un bando di gara in cui erano previsti gli stessi metri quadri da pulire ma con un notevole numero di ore inferiore». La domanda sorge spontanea, concludono: « Anziché risparmiare pochi spiccioli su tre stipendi da 450 euro, non si poteva anzi risparmiare sullo stipendio dei dirigenti comunali che hanno lasciato in difficoltà tre famiglie?»
A denunciare il caso sono il segretario del presidio Fit Cisl di Massa Carrara Toscana Nord Luca Mannini e il responsabile Cisl Zona Lunigiana Mauro Uberti. Vittime della vicenda sono le lavoratrici della società cooperativa Stella Azzurra. Il fatto risale a poco più di un anno fa quando la Società Stella Azzurra è subentrata, mediante gara di appalto, alla Società Maris. «Le lavoratrici :– dicono Mannini e Uberti – anziché essere trasferite alla nuova società secondo le disposizioni di legge vigenti sul trasferimento di aziende sono state licenziate e riassunte. Ciò ha fatto perdere alle Lavoratrici tutti i diritti acquisiti, quali il Contratto nazionale delle Cooperative Sociali dal quale erano garantite, l’anzianità di servizio con relativi scatti, le ore di lavoro che sono state portate rispettivamente per le tre lavoratrici da 26 a 21 ore, da 20 a 15 ore e da 15 a 10 ore ma soprattutto da un contratto di lavoro a tempo indeterminato a uno a tempo determinato». Eppure il capitolato di Gara prevedeva “il mantenimento del contratto nazionale di lavoro delle Cooperative Sociali”, “la salvaguardia degli attuali livelli di occupazione” e la “ricollocazione degli operatori, già impiegati nella stessa attività e rimasti inoccupati, ai sensi delle disposizioni di legge vigenti sul trasferimento di aziende”.
«Non ci sembra che il Capitolato di gara sia stato rispettato. Tra l’altro non sappiamo darci una spiegazione su come sia possibile che il Comune non si sia accorto di queste violazioni al Capitolato. Evidentemente qualche Dirigente Comunale non ha fatto il proprio dovere di verifica e controllo sul rispetto del Capitolato», accusano i due sindacalisti dlella Cisl.
Le lavoratrici, probabilmente timorose di essere licenziate, hanno comunque accettato il nuovo contratto fino a quando, facendosi coraggio, si sono rivolte alla Cisl. «Siamo riusciti a riportare il Contratto da tempo determinato a indeterminato e a veder riconosciuto il contratto nazionale – dicono i delegati Cisl – A marzo, avevamo trovato con l’azienda anche l’intesa per recuperare una parte degli scatti persi con un piccolissimo aumento orario ma nonostante l’impegno preso dalla Maris non si è ancora visto nulla in busta paga. Anzi, nel frattempo l’orario di lavoro è ulteriormente diminuito di due ore per ciascuna lavoratrice. Nel merito l’azienda ha riferito di aver sbagliato distribuendo tra le lavoratrici più ore di quanto non prevedesse l’appalto. Una storia davvero triste questa, se si pensa che stiamo parlando di buste paga che vanno dai 350 ai 450 euro mensili. Una vergogna. Uno stipendio sotto il livello di sussistenza».
E secondo Mannini e Berti questa vergogna «è stata «creata dal Comune di Aulla che bisognoso di denaro ha pensato bene di risparmiare pochi euro sulle spalle di queste lavoratrici con un bando di gara in cui erano previsti gli stessi metri quadri da pulire ma con un notevole numero di ore inferiore». La domanda sorge spontanea, concludono: « Anziché risparmiare pochi spiccioli su tre stipendi da 450 euro, non si poteva anzi risparmiare sullo stipendio dei dirigenti comunali che hanno lasciato in difficoltà tre famiglie?»
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