Sicurezza
Riaperta l’antica via dei Cavatori da Gragnana a Torano
Carrara, il Cai ha ripulito e messo in sicurezza il sentiero secolare «Da lì sono passate le gioie e i dolori di intere generazioni»
CARRARA. C’era una volta, più di un secolo fa, un sentiero impervio, che da Gragnana portava fino alle cave di Torano; i cavatori lo percorrevano ogni mattina, prima dell’alba, per raggiungere il loro posto di lavoro e lo stesso facevano, dal parmense, anche i pellegrini, che attraversavano le Apuane, preferendo i sentieri di mezza costa per arrivare a valle.
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La chiamavano la “via dei Cavatori”. Il sentiero non esisteva più da almeno dieci anni, coperto di rovi, sterpaglie, mai più battuto da quelle maestranze, inutilizzato e abbandonato, da quando furono costruite strade più grandi e accessibili, che più agilmente tutt’oggi portano alle cave di marmo.
Il Cai, sezione di Carrara, assieme all’associazione “Gragnana nostra”, ha riaperto l’antica via dei Cavatori e riportato al suo splendore un sentiero storico, da cui sono riaffiorati i vecchi muri a secco, che gli anziani costruirono su quei terreni accidentati e in forte pendenza, per facilitarne il passaggio e delinearne confini. «E’ stata un’immensa gioia- ha raccontato il presidente del Cai Luigi Vignale-; tutti i nostri volontari hanno contribuito alla riapertura dell’antico sentiero, che è stato ripulito e messo in sicurezza; un’operazione a costo zero per collettività, che ho definito storica, sociale e ambientale”.
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Per inaugurare la via dei Cavatori non poteva esserci di meglio che una passeggiata, partita ieri mattina, alla buon’ora, da viale Potrignano e arrivata fino al monte D’Arma. C’erano tanti cittadini appassionati, anche ultra ottantenni, che da quel sentiero c’erano passati da ragazzini. In località “Faual” si è svolta la cerimonia di inaugurazione, con l’intervento di rappresentanti delle istituzioni e associazioni e il taglio del nastro; è stata scoperta la targa marmorea commemorativa, che ricorderà a lungo questo storico sentiero, sono state recitate poesie ed è stato cantato l’inno di Mameli. Un po’ di storia e di curiosità: passare per questa strada significava tante cose, la attraversavano i cavatori con i loro pensieri pesanti nella testa, ma anche i ragazzini a cui veniva dato il compito di portare messaggi oltre il paese.
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«Quando partoriva la moglie di un cavatore, ad esempio- racconta il presidente del Cai- le donne inviavano il garzone del paese, oppure i giovani vicini di casa, alle cave per dare la buona notizia al neo papà. Allora, si racconta che i ragazzini correvano lungo il sentiero, sbucciandosi le ginocchia e arrivavano fino in cava urlando “è nato, è nato”; altre volte le notizie non erano così gaie, una morte improvvisa, o un incidente: qualunque cosa dal paese si volesse far sapere agli uomini, passava da questo sentiero che quindi, possiamo dire, ha trasportato le gioie e i dolori di intere generazioni di carraresi. E non ci fermeremo qui- conclude Vignale-; il nostro sogno è ricostruire la pedemontana che da Sorniano, con un percorso unico porti a Bergiola»
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