Sicurezza
Bandiere anarchiche e tante lacrime per Nicola Toscano
di Cinzia Chiappini
La proposta: una strada «piena di sole» intitolata al maestro I nipotini: eri tanto simpatico, ci suonavi sempre Bella ciao
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CARRARA
È stato un vero funerale da artista quello che si è tenuto ieri per l'ultimo addio a Nicola Toscano, maestro di chitarra, compositore e autore molto conosciuto e apprezzato, sopratutto in Italia e in Francia. Una cerimonia che aveva il sapore di una festa, con tantissimi amici, colleghi e conoscenti che si sono ritrovati in piazza D'Armi per dargli un caloroso saluto, tra ricordi, canzoni e brindisi. A fare da "padrone di casa" Oliviero Bertolaso, scultore e amico di Toscano, a cui è toccato il non semplice compito di introdurre i vari oratori: la bara appoggiata in mezzo al prato, una foto di Nicola alle prese con la sua inseparabile chitarra e una folla di persone. Ad aprire il corteo funebre, le bandiere a lutto degli anarchici che lo hanno accompagnato in piazza, intonando i canti della tradizione popolare. «È un giorno triste per noi e per l'arte» ha iniziato Bertolaso con voce rotta dalla commozione. La prima a parlare è stata Ilaria Distante, compagna del musicista dal 2009, che non l'ha mai lasciato solo anche e soprattutto nell'ultimo difficilissimo anno di malattia: «In questi mesi sei stato un eroe e ce l'avevi fatta. Pensavamo che il peggio fosse passato e invece te ne sei andato come ti piaceva fare con la musica, con uno stacco improvviso» ha detto commossa, ricordando i giorni felici «in quella casa in mezzo al bosco, a Fossola, teatro di tante feste» e lo straordinario amore che Toscano aveva per i suoi gatti. Non è un caso che gli amici, nel prepararlo per l'ultimo viaggio, insieme a spartiti, poesie e alla maglia dei Les Anarchistes, gli abbiamo messo vicino una fotografia di Povolone, il micetto a cui era più affezionato. Subito dopo la parola è passata ai nipotini, Giulio e Mario: loro ci hanno provato a leggere la lettera preparata per «zio Nic» ma complici i singhiozzi e l'emozione hanno dovuto cedere il microfono alla madre Martina Toscano, sorella di Nicola: «Caro zio Nic. Suonavi benissimo la chitarra. Ci suonavi sempre tante canzoni ma sopratutto "Bella ciao". Eri simpatico e ci facevi sbellicare dalle risate. Siamo tristi». A seguire gli interventi dei colleghi musicisti che hanno ricordato il suo genio, apprezzato in Italia da artisti come Guccini e Bollani, e anche all'estero, soprattutto in Francia, dove Toscano si era spesso esibito: «Ci lascia una stella, abbiamo perso un signore di vita e di musica» ha detto Alessandro Danelli una delle colonne portanti dei Les Anarchistes, di cui Toscano fu fondatore. Impossibile citare i tanti musicisti, artisti locali e non, personalità intervenute per l'ultimo addio al maestro: i musicisti Marco Cattani e Pietro Senigallia, e per la politica il consigliere regionale Giacomo Giannarelli, la candidata sindaco Claudia Bienaimè e l’ex segretaria Pd Maria Teresa Telara in corsa con Andrea Zanetti. Ma anche il mondo della scuola si è stretto attorno a Nicola Toscano che oltre a essere un artista era anche un insegnante molto apprezzato: «A scuola era amato e protetto da tutti, dagli studenti ai colleghi e perfino dal personale non docente. Era geniale non solo nella musica ma anche nella capacità di trascinare. Era anarchico e indisciplinato, nel senso migliore dei termini» ha ricordato Diana Marchini, dirigente della media Dazzi, quella dove Nicola Toscano insegnava chitarra. «Lui era nella musica quello che Pasolini è stato nella letteratura, un artista sempre schierato con i più deboli» ha aggiunto Pinuccia, amica della famiglia toscano. «Ha saputo farci ridere anche mentre era in ospedale, tra una riabilitazione e l'altra. E grazie a lui abbiamo capito che i veri eroi sono in sedia a rotelle: anzi la prima volta che ci è salito sopra, ha fatto le corna» ha ricordato l'altra sorella di Nicola Toscano, Silvia. E così in un susseguirsi di ricordi e testimonianze, durante la lunga e commovente cerimonia in piazza d'Armi, è stata ripercorsa la vita e la carriera di un artista appassionato e ironico, sregolato e imprevedibile, trascinante e impegnato. E poco prima che il feretro ripartisse, per il cimitero di Turigliano dove Nicola Toscano è stato sepolto, la proposta del cognato Paolo Giorgi che rivolgendosi ai tanti amici riuniti ha proposto: «Lanciamo un petizione per far sì che in tutte le città dove ha suonato, ci sia una strada intitolata a lui, una strada con tanto sole e tante piante. E dal prossimo anno organizzate un concerto dedicato a lui, per la ricorrenza di questa giornata, con tanta buona musica». Un progetto che ovviamente non può non partire da Carrara.
È stato un vero funerale da artista quello che si è tenuto ieri per l'ultimo addio a Nicola Toscano, maestro di chitarra, compositore e autore molto conosciuto e apprezzato, sopratutto in Italia e in Francia. Una cerimonia che aveva il sapore di una festa, con tantissimi amici, colleghi e conoscenti che si sono ritrovati in piazza D'Armi per dargli un caloroso saluto, tra ricordi, canzoni e brindisi. A fare da "padrone di casa" Oliviero Bertolaso, scultore e amico di Toscano, a cui è toccato il non semplice compito di introdurre i vari oratori: la bara appoggiata in mezzo al prato, una foto di Nicola alle prese con la sua inseparabile chitarra e una folla di persone. Ad aprire il corteo funebre, le bandiere a lutto degli anarchici che lo hanno accompagnato in piazza, intonando i canti della tradizione popolare. «È un giorno triste per noi e per l'arte» ha iniziato Bertolaso con voce rotta dalla commozione. La prima a parlare è stata Ilaria Distante, compagna del musicista dal 2009, che non l'ha mai lasciato solo anche e soprattutto nell'ultimo difficilissimo anno di malattia: «In questi mesi sei stato un eroe e ce l'avevi fatta. Pensavamo che il peggio fosse passato e invece te ne sei andato come ti piaceva fare con la musica, con uno stacco improvviso» ha detto commossa, ricordando i giorni felici «in quella casa in mezzo al bosco, a Fossola, teatro di tante feste» e lo straordinario amore che Toscano aveva per i suoi gatti. Non è un caso che gli amici, nel prepararlo per l'ultimo viaggio, insieme a spartiti, poesie e alla maglia dei Les Anarchistes, gli abbiamo messo vicino una fotografia di Povolone, il micetto a cui era più affezionato. Subito dopo la parola è passata ai nipotini, Giulio e Mario: loro ci hanno provato a leggere la lettera preparata per «zio Nic» ma complici i singhiozzi e l'emozione hanno dovuto cedere il microfono alla madre Martina Toscano, sorella di Nicola: «Caro zio Nic. Suonavi benissimo la chitarra. Ci suonavi sempre tante canzoni ma sopratutto "Bella ciao". Eri simpatico e ci facevi sbellicare dalle risate. Siamo tristi». A seguire gli interventi dei colleghi musicisti che hanno ricordato il suo genio, apprezzato in Italia da artisti come Guccini e Bollani, e anche all'estero, soprattutto in Francia, dove Toscano si era spesso esibito: «Ci lascia una stella, abbiamo perso un signore di vita e di musica» ha detto Alessandro Danelli una delle colonne portanti dei Les Anarchistes, di cui Toscano fu fondatore. Impossibile citare i tanti musicisti, artisti locali e non, personalità intervenute per l'ultimo addio al maestro: i musicisti Marco Cattani e Pietro Senigallia, e per la politica il consigliere regionale Giacomo Giannarelli, la candidata sindaco Claudia Bienaimè e l’ex segretaria Pd Maria Teresa Telara in corsa con Andrea Zanetti. Ma anche il mondo della scuola si è stretto attorno a Nicola Toscano che oltre a essere un artista era anche un insegnante molto apprezzato: «A scuola era amato e protetto da tutti, dagli studenti ai colleghi e perfino dal personale non docente. Era geniale non solo nella musica ma anche nella capacità di trascinare. Era anarchico e indisciplinato, nel senso migliore dei termini» ha ricordato Diana Marchini, dirigente della media Dazzi, quella dove Nicola Toscano insegnava chitarra. «Lui era nella musica quello che Pasolini è stato nella letteratura, un artista sempre schierato con i più deboli» ha aggiunto Pinuccia, amica della famiglia toscano. «Ha saputo farci ridere anche mentre era in ospedale, tra una riabilitazione e l'altra. E grazie a lui abbiamo capito che i veri eroi sono in sedia a rotelle: anzi la prima volta che ci è salito sopra, ha fatto le corna» ha ricordato l'altra sorella di Nicola Toscano, Silvia. E così in un susseguirsi di ricordi e testimonianze, durante la lunga e commovente cerimonia in piazza d'Armi, è stata ripercorsa la vita e la carriera di un artista appassionato e ironico, sregolato e imprevedibile, trascinante e impegnato. E poco prima che il feretro ripartisse, per il cimitero di Turigliano dove Nicola Toscano è stato sepolto, la proposta del cognato Paolo Giorgi che rivolgendosi ai tanti amici riuniti ha proposto: «Lanciamo un petizione per far sì che in tutte le città dove ha suonato, ci sia una strada intitolata a lui, una strada con tanto sole e tante piante. E dal prossimo anno organizzate un concerto dedicato a lui, per la ricorrenza di questa giornata, con tanta buona musica». Un progetto che ovviamente non può non partire da Carrara.
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