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Giallo Corini, indagini chiuse la sorella accusata d’omicidio 

Giallo Corini, indagini chiuse la sorella accusata d’omicidio 

Si rafforza la teoria dell’accusa che punta il dito contro Marzia, anestesista Secondo gli inquirenti, avrebbe ucciso il fratello per assicurarsi l’eredità

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LA SPEZIA. «Non ci sorprende che abbiano confermato l’accusa di omicidio, ma aspettiamo di vedere gli atti, dato che il quadro accusatorio è leggermente mutato, e poi faremo le nostre valutazioni. Vorremmo capire con quali termini è stata decisa l’estromissione dell’infermiere Giannelli dall’imputazione. Come sta Marzia? Come vuole che stia, lasciamola un po’ in pace». Parole dell’avvocato Anna Francini, difensore di Marzia Corini, la donna accusata di aver ucciso il fratello Marco Valerio Corini, avvocato dei vip, attraverso una sedazione a base di Midazolam che gli sarebbe stata fatale.
Alla base del gesto, secondo la Procura di La Spezia che ha condotto le indagini sul caso negli ultimi quindici mesi, la paura di essere estromessa dal testamento del fratello in favore della giovane compagna dell’avvocato. Proprio ieri il pubblico ministero Luca Monteverde ha notificato alla sorella dell’avvocato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Si aggrava la posizione di Marzia Corini: oltre all’accusa di omicidio volontario, anche quella di furto, per aver sottratto il Mizadolam dal reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pisa dove aveva accesso libero per i suoi trascorsi professionali, mentre è caduta l’accusa iniziale di distruzione del testamento, quello redatto da Marco Corini nel luglio 2015 e che la escludeva dalla successione. Un reato, questo, attribuito dalla procura alla sola Giuliana Feliciani, avvocato ed ex compagna dello studio legale, accusata anche di circonvenzione di incapace e, in concorso proprio con la stessa Corini, di falso in testamento, per la correzione post-mortem delle ultime volont dell’avvocato. Si alleggerisce invece la posizione dell’altro indagato, l’infermiere di Pisa Fabio Gianelli, la cui posizione è stata stralciata: caduta l’accusa di concorso nel delitto, l’uomo è accusato solo di peculato per il gastroprotettore, il catetere e la flebo prelevati a Pisa e portati nella casa di Ameglia il giorno della morte dell’avvocato dei vip.
Un soprannome legato ai molti clienti illustri di Codini, tra cui il capitano della nazionale di calcio Gianluigi Buffon, che lo ha portato alla ribalta delle cronache e a una notorietà non indifferente in tutta la zona apuana, da Massa fino alla Lunigiana, arrivando fino a Pisa (dove il legale lavorava) e in altri territori toscani. Anche per questo il giallo che avvolge la sua morte ha colpito molte persone anche sul nostro territorio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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di Redazione Pisa