Gioco
Subì violenza dal marito le istituzioni la lasciano sola
Parla una madre coraggio, impotente davanti alle umiliazioni subite dalla figlia La denuncia: non riesce a trovare una casa e un lavoro, le fanno solo l’elemosina
MASSA. Mamma coraggio, colpita e umiliata tanto quanto sua figlia, una giovane che ha subìto violenza fisica e psicologia dal marito, decide di raccontare il dramma di due vite, da un particolare punto di vista.
Una storia che per motivi di privacy riporteremo evitando riferimenti che possano far risalire alla vittima delle violenze, ma di cui possediamo tutta la documentazione, anche di stampo legale, oltre alla testimonianza diretta della madre, che ci aspetta in un bar, con gli occhi di chi piange spesso, e la voglia di dirci immediatamente «grazie».
«Rappresento tutte quelle madri – inizia– che hanno visto le proprie figlie subire violenza domestica, e che continuano a vederle umiliate, abbandonate dalle istituzioni, sole. Mia figlia ha subìto violenza fisica e psicologica, e oggi – dice la donna– continua a subire violenza dalle istituzioni. Io mi sento impotente, frustrata: vorrei darle il mio lavoro, vorrei comprarle una casa sua, se avessi i soldi per farlo, vorrei che non dovesse più aver a che fare con i Servizi sociali, con gli uffici dell’edilizia pubblica, con il suo ex marito, con i tribunali. Nessuno può capire come si possa sentire una madre incapace di aiutare sua figlia».
motivi per cui la donna decide di rivolgersi alla stampa risalgono agli ultimi episodi che hanno visto la figlia inciampare nella burocrazia degli enti pubblici, nel momento in cui cercava, più di ogni altra volta, di rifarsi una vita. «L’ho accompagnata io in Comune, dovevamo chiedere il permesso di affittare un fondo, di quelli a disposizione degli enti pubblici, per conservare un po’ di mobili, oggetti e ricordi personali, che mia figlia non ha più potuto tenere con sé, non avendo una casa sua, ma essendo mia ospite. Ci hanno risposto di no. Un no secco, non giustificato, da cui traspariva la paura di concedere un aiuto a persone che, forse, non avrebbero potuto mantenere gli impegni presi». «Quando è uscita da quella stanza, dopo il colloquio con quella persona – continua la donna– l’ho vista affranta, indifesa, impaurita, come quando mi confidava che suo marito la maltrattava; la vidi subire violenza, ancora una volta, e ancora una volta da un uomo e io, come allora, non potevo far nulla per lei».
La storia della donna segue purtroppo un cliché fin troppo noto, di violenza psicologica e fisica: «Vedi tua figlia cambiare, di giorno in giorno– racconta la madre – svuotarsi di ciò che era, di ciò che le avevi insegnato; lui aveva iniziato a umiliarla fin da poco dopo il matrimonio; la spintonava, le dava gomitate per farle rovesciare il caffè mentre beveva, le ha messo il figlio contro, facendo apparire lei cattiva; a volte la colpiva, fingendo di farlo involontariamente, anche in mia presenza, come per dimostrare la sua superiorità nei nostri confronti; poi, alla fine arrivarono anche le coltellate, da cui ci siamo salvate per miracolo; con fatica mia figlia è riuscita a staccarsi da quell’uomo e ha intrapreso i percorsi rosa, che sono tutt’ora una benedizione.
Ma non bastano. Era senza lavoro, senza casa, con un figlio che andava ancora cresciuto e le assistenti sociali che non volevano fossero ospitati a casa mia, perché non era giusto per il bambino; iniziò l’umiliazione di una donna che chiede aiuto, per l’ennesima volta, alle istituzioni, vedendosi sempre chiudere le porte in faccia». «Non siamo un centro per l’impiego, le dicevano, faccia domanda per una casa popolare, se ci rientra, le consigliavano; le possiamo pagare qualche bolletta, le promettevano. Sembrava andasse a chiedere la carità.
Un’elemosina continua, che la sottometteva al giudizio degli altri, impedendole tutt’ora di liberarsi dal ricordo della violenza subita. Queste donne non sono creature normali, non possono essere lasciate sole dalle istituzioni; i centri anti violenza arrivano fino ad un certo punto, ma se la società continua a violentarle, non reagiranno mai. Sono solo una mamma che sta denunciando l’indifferenza di tanti. E non mi fermerò»
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