Il Tirreno

Quell’interrogazione senza risposta 

Fu presentata da Riccardo Canesi, si parlava del clan Musumeci e della Magliana

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Sul caso Dazzi esiste anche un’interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata ai ministeri della Giustizia e dell’Interno il 19 luglio 1995 da Riccardo Canesi, all’epoca deputato dei Verdi. Secondo quanto conferma lo stesso Canesi, oggi docente di geografia all’Istituto di istruzione superiore “Domenico Zaccagna”, non vi sarebbe mai stata alcuna risposta alla sua interrogazione. Eppure si tratta di un documento estremamente interessante che, citando anche le dichiarazioni rilasciate dagli inquirenti ai giornali dell’epoca, ci fa comprendere come l’omicidio Dazzi potrebbe invece essere riconducibile alla grande organizzazione malavitosa di importazione, presente sulla costa apuo-versiliese. «Sono sempre stato convinto -dichiarava il 17 maggio 1991 l’allora procuratore capo di Massa Duino Ceschi, come fra l’altro ricordano anche gli anarchici nel documento di cui parliamo sopra - che la mafia sarebbe arrivata anche in queste zone e adesso mi sembra che non ci siano più dubbi. Penso che la pista mafiosa sia la più probabile, evidentemente il Dazzi, che aveva interessi anche fuori da questa zona, ha pestato i piedi a qualcuno. Uccidendolo, si è voluto colpire lui e soltanto lui. E si è voluto farlo in un momento in cui i primi sospetti si sarebbero per forza appuntati sugli anarchici. Non credo che ci saranno altri omicidi, perché probabilmente chi doveva capire ha capito. Di certo la malavita non uccide chi deve pagare, perché altrimenti non può più riscuotere. Ma una persona che gli è vicina».
Il 24 maggio 1991 anche Claudio Lo Curto, magistrato del Tribunale di Firenze, affermava: «L’attentato a Dazzi è un episodio estremamente simbolico dell’esistenza di propaggini mafiose in Toscana, che vivono e prosperano con estorsioni, taglieggiamenti». «L’altissima professionalità degli attentatori, -scriveva Canesi- unitamente al tipo di esplosivi usato, la stessa miscela esplosiva già utilizzata in un attentato a Catania, fanno pensare proprio alla criminalità organizzata; il comprensorio apuo-versiliese, -proseguiva l’allora deputato- negli ultimi anni, è stato sottoposto ad una crescente infiltrazione della criminalità organizzata». Per sostenere questa tesi Canesi ricordava «i processi in corso al clan Musumeci e alla banda della Magliana per i diversi omicidi ed attentati verificatisi» sul nostro territorio, dove, «ha alloggiato tranquillamente Piddu Madonia, nell’estate successiva alle stragi di Capaci e di Via d’Amelio». Si faceva anche riferimento a ciò che avvenne nei 5 anni (1987-1992) in cui la più grande azienda mondiale di marmo, finì nelle mani della famiglia siciliana dei Buscemi, dopo che l’imprenditore ravennate Raul Gardini comprò con la Calcestruzzi Spa (impresa capofila del gruppo Ferruzzi) la Sam-Imeg, due società che controllavano il 65% delle cave e della lavorazione del marmo di Carrara. «Secondo le dichiarazioni rilasciate dai due pentiti Domenico e Vincenzo Morabito al magistrato romano Otello Lupacchini, -concludeva il suo intervento Canesi- l’omicidio (Dazzi, ndc) è da imputarsi alla banda della Magliana che avrebbe fatto un piacere ai colleghi della banda Musumeci (…) ma non risulta agli interroganti che dopo queste affermazioni il caso sia stato riaperto».
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web