La protesta
Forno crematorio un altro passo verso la diffida
di Francesca Vatteroni
I cittadini del Comitato si sono incontrati con un legale «Insistiamo: dovrà essere solo per i deceduti carraresi»
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CARRARA. Non si ferma il Comitato Tutela Salute, costituitosi nell’aprile 2015 da cittadini: sono 1180 ad oggi, e chiedono a gran voce che il nuovo tempio crematorio di Turigliano sia usato solo per cremare salme di cittadini carraresi e che non si trasformi in business, contemplando la possibilità di cremare salme anche di non cittadini provenienti da altri Comuni, come aveva in più occasioni sostenuto come indispensabile il sindaco Zubbani per ammortizzare le spese della sua costruzione. Il comitato è più determinato che mai ad ottenere dall’Amministrazione l’impegno a restare fedeli al progetto e alla decisione della Giunta 362/2015 che lo deliberava e che lo destinava all’uso esclusivo dei carraresi. Per questo motivo il Comitato ha raccolto le firme dei cittadini, per ora un’ottantina, con cui ha incaricato l’avvocato e docente di diritto amministrativo presso l’Università degli studi di Genova Daniele Granara, di intimare l’Amministrazione, tramite diffida, a mantenere fede al progetto del tempio crematorio e alla delibera di Giunta n 362 del 2015: «Facciamo diffida al Comune-ha sostenuto con piglio deciso l’avvocato- affinché il forno crematorio costruito solo per i cittadini carraresi, rimanga con questa destinazione e non si estenda a tutti: altrimenti il forno sarebbe illegittimo dal punto di vista urbanistico, funzionale e procedimentale. Non possono trasformarlo in un progetto commerciale-ha specificato risoluto il professore- e hanno 30 giorni di tempo dalla notifica della diffida per rispondere: se non rispondono o rispondono di no, si va davanti al Tar a Firenze». Il giorno 7 giugno quindi l’avvocato porterà, in riunione con il Comitato, copia della diffida ai sottoscrittori e dopodiché questa verrà notificata. La determinazione del Comitato nasce dalla preoccupazione per la salute dei cittadini, confortata sia dalla Convenzione internazionale di Stoccolma del 2004 sugli inquinanti organici persistenti, sia dalla risposta del sottosegretario del Ministero della Salute a un’interrogazione parlamentare, i quali inquadrano i forni crematori nella categoria di inceneritori di rifiuti speciali, sia da numerosi studi medici che testimoniano come l’incenerimento della salma, generi diverse sostanze tossiche, in particolare materiale particolato ultrafine, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti inorganici del cloro e del fluoro, metalli pesanti, mercurio e diossine. Il Comitato comunque sta effettuando un giro di consultazioni presso i diversi candidati sindaci per appurare la loro posizione. «Tutti hanno asserito di non essere stati a conoscenza fino ad oggi della pericolosità del forno crematorio, dando la piena adesione alla nostra battaglia-ha affermato Paolo Dell’Amico, uno dei cittadini portavoce del comitato-sia Vannucci che ha asserito di supportarci, addirittura ventilando la possibilità di chiudere del tutto il forno, sia la Bienaimé che nel suo programma fin dall’inizio ha inserito la scelta del forno crematorio solo per i cittadini, sia Spediacci che aggiungerà presto al suo programma il punto della destinazione solo per i cittadini». A giorni l’incontro con gli altri candidati: Lorenzoni e Zanetti: «Mentre vorremmo incontrare nuovamente De Pasquale, perché durante il nostro incontro, avvenuto per primo e un po’ di tempo fa ormai, aveva usato un’argomentazione molto interlocutoria e vorremmo capire meglio la loro posizione». Il prossimo appuntamento è previsto dunque il 7 giugno per far partire la diffida.
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