La protesta
Blue Whale e cyberbullismo visti con gli occhi dei bimbi
Lezione agli studenti delle quinte elementari: ecco come difendervi dai computer L’iniziativa contro questo sconvolgente fenomeno promossa da don Roberto Turini
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QUERCIA . Giocavano e si divertivano spensierati ieri mattina, nel borgo di Quercia di Aulla, i bambini delle classi quinte delle scuole elementari del circolo didattico. Però, le minacce per loro, per i più piccoli, sono dietro l’angolo e non sono soltanto nella vergognosa vigliaccheria di una bomba piazzata a un concerto, come è accaduto a Manchester, ma anche dietro lo schermo di un computer, di uno smartphone, di un tablet. Perché lo spaventoso gioco denominato Blue Whale, che incita a suicidarsi dopo 50 giorni e altrettante azioni che vengono praticamente imposte, può arrivare ovunque, magari tramite whatsapp. Ed è la triste realtà di una contemporaneità sempre più povera di rapporti umani ad avere suggerito al parroco di Quercia, don Roberto Turini, di incentrare sul tema di un mondo sempre più connesso ma che comunica sempre meno l’edizione 2017 della giornata in ricordo di Piero Amorfini, giovane che, nel 1982, venne stroncato da una gravissima e fulminea malattia in pochi giorni.
Prima con la borsa di studio a lui dedicata, poi con iniziative come quella di ieri mattina, in cui a essere protagonisti sono stati i più piccoli, i quali si sono dimostrati preparati su un tema delicato come quello che viene inscritto nella categoria cyberbullismo. Come quella bambina dagli occhi vivacissimi, che ha detto chiaramente che «c’è una parte buona e una cattiva in internet», non facendosi scrupoli nel definire l’inventore del Blue Whale «una persona pessima». A questa consapevolezza che conforta non poco, visti gli input a cui sono sottoposti i bambini in questi tempi di selfie estremi, hanno contribuito gli incontri delle settimane scorse con la polizia postale, che ha spiegato ai bambini come fare fronte alle minacce del web. Anche se un corso in tal senso andrebbe fatto, innanzitutto, a diversi genitori.
Intanto, però, ad insegnare a utilizzare il cervello ai bambini ci ha pensato l’insegnante Katia Godani, che ieri mattina ha proposto dei filmati sul cyberbullismo, invitando gli scolari a raccontare le loro esperienze e a esporre le loro opinioni. «Bisogna vedere che cosa ci danno e che cosa ci tolgono le nuove tecnologie in fatto di libertà e di comunicazione», ha commentato l’insegnante. E non c’erano soltanto le decine di bambini delle classi quinte delle elementari ieri mattina, ma anche alcuni ospiti del centro di socializzazione handicap di Quercia, gestito dalla Società della Salute della Lunigiana, che ha aderito all’iniziativa. Da sottolineare, in conclusione, che oggi la classe quinta B delle elementari di Aulla capoluogo si recherà a Firenze per ricevere un premio dalla Regione Toscana su un progetto sulla Resistenza al nazifascismo, progetto che è consistito in interviste fatte dai bambini ai più anziani, custodi della memoria storica di quegli anni.
Gianluca Uberti
Prima con la borsa di studio a lui dedicata, poi con iniziative come quella di ieri mattina, in cui a essere protagonisti sono stati i più piccoli, i quali si sono dimostrati preparati su un tema delicato come quello che viene inscritto nella categoria cyberbullismo. Come quella bambina dagli occhi vivacissimi, che ha detto chiaramente che «c’è una parte buona e una cattiva in internet», non facendosi scrupoli nel definire l’inventore del Blue Whale «una persona pessima». A questa consapevolezza che conforta non poco, visti gli input a cui sono sottoposti i bambini in questi tempi di selfie estremi, hanno contribuito gli incontri delle settimane scorse con la polizia postale, che ha spiegato ai bambini come fare fronte alle minacce del web. Anche se un corso in tal senso andrebbe fatto, innanzitutto, a diversi genitori.
Intanto, però, ad insegnare a utilizzare il cervello ai bambini ci ha pensato l’insegnante Katia Godani, che ieri mattina ha proposto dei filmati sul cyberbullismo, invitando gli scolari a raccontare le loro esperienze e a esporre le loro opinioni. «Bisogna vedere che cosa ci danno e che cosa ci tolgono le nuove tecnologie in fatto di libertà e di comunicazione», ha commentato l’insegnante. E non c’erano soltanto le decine di bambini delle classi quinte delle elementari ieri mattina, ma anche alcuni ospiti del centro di socializzazione handicap di Quercia, gestito dalla Società della Salute della Lunigiana, che ha aderito all’iniziativa. Da sottolineare, in conclusione, che oggi la classe quinta B delle elementari di Aulla capoluogo si recherà a Firenze per ricevere un premio dalla Regione Toscana su un progetto sulla Resistenza al nazifascismo, progetto che è consistito in interviste fatte dai bambini ai più anziani, custodi della memoria storica di quegli anni.
Gianluca Uberti
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