Gioco
Altri nove posti a rischio nell’indotto del Pignone
di Libero Red Dolce
La cooperativa che gestisce le portinerie, la Sao, ha aperto la mobilità Dimezzati i turni orari e chiusa una sede. Ma è scontro interno tra i lavoratori
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MASSA. Altri nove esuberi annunciati e pare proprio che non ci sia pace per i lavoratori impiegati nell’indotto del Nuovo Pignone. La situazione si fa difficile anche per gli impiegati nel servizio di custodia e sorveglianza alle portinerie delle varie sedi del Pignone. E purtroppo, dietro al rischio dei licenziamenti, si agita anche una spaccatura tra i lavoratori.
Il problema sul tavolo è una riduzione dell’impegno, che Pignone aveva già annunciato qualche tempo fa, dopo la chiusura di alcune commesse. La cooperativa che gestisce i lavoratori, la Sao, ha dunque annunciato una procedura di mobilità per nove persone, dovuta al fatto che alcuni servizi sono stati notevolmente ridotti. Saranno chiuse infatti alcune portinerie e verranno eliminati i doppi turni. Dunque meno ore di lavoro e contestualmente meno posti da presidiare. E a quel punto la via per mantenere gli attuali livelli di occupazione intatti passa da una trattativa tra sindacati e cooperativa per trovare delle soluzioni. Insomma, poco da dire, c’è bisogno di passare per gli ammortizzatori sociali. Un tributo collettivo che dovrebbe consentire di evitare il sacrificio totale di una parte dei lavoratori.
Le trattative sono partite da alcuni giorni e Sebastiano Salaro di Filcams Cgil spiega che «è una strada stretta, anche se l’azienda pare dimostrare una certa disponibilità per un percorso che porti alla salvaguardia di tutti i posti di lavoro». In realtà, allo stato attuale delle cose, la trattativa è in una secca e si è andati verso un mancato accordo sindacale. Questo significa che gli incontri si spostano in Regione, in attesa anche di capire che intenzioni ci siano tra i lavoratori.
Non pare infatti che il gruppo di dipendenti della Sao sia arrivato compatto alla trattativa. Un gruppo di loro, che si firma “Portineria Nuovo Pignone”, e che sembra essere formato dai lavoratori di lunga data della cooperativa, ha scritto una lettera di accusa alla cooperativa.
«La Sao ha pensato bene di assumere a tempo indeterminato almeno una decina di persone – scrivono – pur sapendo che la durata di questo cantiere sarebbe stata limitata nel tempo, per soddisfare una commessa importante in circa sei anni». Il punto di partenza è il 2011. Sao avrebbe assunto per «percepire una quota sociale di 1550 euro per ogni socio», cosa che non avrebbe potuto fare con lavoratori atempo determinato.
La richiesta all’azienda però è di quelle che aprono un solco: «Il contratto di solidarietà venga imposto nella sede dove avviene l’esubero e quindi solo ai soci di Avenza, i quali non sarebbero neanche essere dovuti assunti a tempo indeterminato». La crisi la paghino i nuovi arrivati, insomma. Qualcosa che non somiglia molto all’idea di solidarietà che dovrebbe stare a fondamento dell’idea stessa di cooperazione. Le rappresentanze sindacali unitarie di Cgil, Cisl e Uil sperano «che si possa raggiungere un accordo, ma bisogna passare da una mediazione che preveda degli ammortizzatori sociali. Altrimenti c’è il rischio che nove lavoratori vengano messi alla porta».
Il problema sul tavolo è una riduzione dell’impegno, che Pignone aveva già annunciato qualche tempo fa, dopo la chiusura di alcune commesse. La cooperativa che gestisce i lavoratori, la Sao, ha dunque annunciato una procedura di mobilità per nove persone, dovuta al fatto che alcuni servizi sono stati notevolmente ridotti. Saranno chiuse infatti alcune portinerie e verranno eliminati i doppi turni. Dunque meno ore di lavoro e contestualmente meno posti da presidiare. E a quel punto la via per mantenere gli attuali livelli di occupazione intatti passa da una trattativa tra sindacati e cooperativa per trovare delle soluzioni. Insomma, poco da dire, c’è bisogno di passare per gli ammortizzatori sociali. Un tributo collettivo che dovrebbe consentire di evitare il sacrificio totale di una parte dei lavoratori.
Le trattative sono partite da alcuni giorni e Sebastiano Salaro di Filcams Cgil spiega che «è una strada stretta, anche se l’azienda pare dimostrare una certa disponibilità per un percorso che porti alla salvaguardia di tutti i posti di lavoro». In realtà, allo stato attuale delle cose, la trattativa è in una secca e si è andati verso un mancato accordo sindacale. Questo significa che gli incontri si spostano in Regione, in attesa anche di capire che intenzioni ci siano tra i lavoratori.
Non pare infatti che il gruppo di dipendenti della Sao sia arrivato compatto alla trattativa. Un gruppo di loro, che si firma “Portineria Nuovo Pignone”, e che sembra essere formato dai lavoratori di lunga data della cooperativa, ha scritto una lettera di accusa alla cooperativa.
«La Sao ha pensato bene di assumere a tempo indeterminato almeno una decina di persone – scrivono – pur sapendo che la durata di questo cantiere sarebbe stata limitata nel tempo, per soddisfare una commessa importante in circa sei anni». Il punto di partenza è il 2011. Sao avrebbe assunto per «percepire una quota sociale di 1550 euro per ogni socio», cosa che non avrebbe potuto fare con lavoratori atempo determinato.
La richiesta all’azienda però è di quelle che aprono un solco: «Il contratto di solidarietà venga imposto nella sede dove avviene l’esubero e quindi solo ai soci di Avenza, i quali non sarebbero neanche essere dovuti assunti a tempo indeterminato». La crisi la paghino i nuovi arrivati, insomma. Qualcosa che non somiglia molto all’idea di solidarietà che dovrebbe stare a fondamento dell’idea stessa di cooperazione. Le rappresentanze sindacali unitarie di Cgil, Cisl e Uil sperano «che si possa raggiungere un accordo, ma bisogna passare da una mediazione che preveda degli ammortizzatori sociali. Altrimenti c’è il rischio che nove lavoratori vengano messi alla porta».
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