Il Tirreno

il giudice davigo ospite a palazzo ducale 

«Un magistrato mai dovrebbe fare politica»

di David Chiappuella
«Un magistrato mai dovrebbe fare politica»

MASSA. «Dall’inchiesta Mani Pulite emerse chiaramente che tutti pagavano tutti. La corruzione riguardava ogni partito. Era così sia per le forze politiche che sedevano in maggioranza che per le...

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MASSA. «Dall’inchiesta Mani Pulite emerse chiaramente che tutti pagavano tutti. La corruzione riguardava ogni partito. Era così sia per le forze politiche che sedevano in maggioranza che per le principali tra quelle che stavano all’opposizione. Nel 1992 questo sistema illecito esisteva già da almeno 20 anni. Oggi sono più di 40 anni che va avanti, ma da parte di molti politici non c’è ancora la volontà di andare fino in fondo nel prendere le distanze da chi ruba. E ciò mi indigna profondamente». Questa l’analisi del giudice Piercamillo Davigo all’incontro “Democrazia, giustizia e libertà dell’Italia di oggi”, organizzato a Palazzo Ducale dall’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli. Davigo, pm nel pool di Milano all’epoca di Tangentopoli, già leader dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) ed attuale presidente della II sezione penale presso la Corte suprema di Cassazione, è intervenuto dopo i saluti dell’ex senatore della Dc Alcide Angeloni, tra i promotori della Scuola diocesana di formazione all’impegno socio-politico. A moderare l’incontro, svoltosi alla presenza di un folto pubblico, nel quale si riconoscevano le più alte autorità militari e giudiziarie del nostro territorio, tra cui il procuratore capo Aldo Giubilaro e il presidente del tribunale Maria Cristina Failla, è stato don Luca Franceschini. Il giudice Davigo ha ribadito con forza le sue convinzioni riguardo al rapporto tra politica e magistratura, ricordando che i giudici, a differenza dei politici, sono scelti sulla base dei concorsi e quindi unicamente in virtù della loro competenza tecnica. «Un magistrato -ha affermato Davigo- non dovrebbe mai fare politica, neanche quando va in pensione, perché non ne è capace». Secondo l’ex pm, infatti, si tratterebbe di due professioni troppo diverse tra loro. zIl magistrato -ha precisato Davigo- dà ordini e pronuncia sentenze, mentre il politico deve convincere. Il mestiere del giurista, alla fine, è quello di interpretare dei testi già codificati. Sotto questo aspetto il diritto è simile alla liturgia. Chi è stato obiettore di coscienza -ha aggiunto- non dovrebbe fare il giudice, perché un obiettore, essendo contrario all’uso della forza, non può ritrovarsi a disporre arresti e perquisizioni, perché si tratta di attività in cui essa è prevista». L’ex presidente dell’Anm ha poi criticato duramente quei politici che sostengono che prima di allontanare i disonesti «bisogna sempre aspettare le sentenze». «Per procedere contro le mele marce -ha suggerito Davigo- basterebbe solo applicare il buon senso. Io, ad esempio, non accetterei mai di sedermi accanto ad un collega che so essere disonesto, perché la gente, vedendomi al suo fianco, potrebbe pensare che sono come lui. Ma in politica queste semplici regole di buon senso sembrano non valere più». L’oratore ha poi riferito diversi aneddoti relativi alla sua vita professionale, ricordando di aver iniziato a lottare contro la corruzione nel 1979, in veste di giovane giudice istruttore al tribunale di Vigevano, appena un anno dopo essere entrato in magistratura. «Per contrastare in modo adeguato il regime di illegalità diffusa che affligge ancora oggi l’Italia -ha concluso Davigo- potrebbero risultare molto utili operazioni sotto copertura, condotte dalle forze dell’ordine. Esse vengono già svolte con successo in diversi paesi, ma qui da noi non c’è verso di realizzarle in maniera sistematica e continuativa, a causa dei troppi ostacoli opposti dal mondo politico».
David Chiappuella

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